Grazie per la cioccolata - Film (2000)

Grazie per la cioccolata
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 27/02/10 DAL BENEMERITO STEFANIA
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Stefania 27/02/10 15:34 - 1599 commenti

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Giochiamo: se Segreti e bugie fosse ambientato a Losanna, se la famiglia in questione fosse ricca, se invece di volersi bene insultandosi si odiassero senza mai alzare la voce, se invece di Leigh lo dirigesse Chabrol... allora sarebbe "Grazie per la cioccolata"! Questo per dire: sempre di ricongiungimenti familiari si tratta, ma qui c'è l'alta borghesia, la sua perfidia oziosa e nevrotica, i suoi letali sussurri, la sua feccia, il suo oro, il suo incenso, il suo incanto... la sua cioccolata! Chabrol avvelena, felpato e lucido, malinconico e freddo.
MEMORABILE: Isabelle Huppert, in qualunque inquadratura. Le foto in salotto.

Galbo 1/03/10 06:55 - 12465 commenti

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La fredda analisi di una famiglia apparentemente perfetta in cui un componente (insospettabile all'esterno) opera una fredda decomposizione. Il film è uno spietato spaccato sulla natura umana e la freddezza dei rapporti nel contesto di una famiglia "perbene" che per di più ha a che fare con un dolce e sublime alimento come la cioccolata. Accusato di essere un film di sola eleganza formale, quello di Chabrol è invece un'analisi quasi antropologica di personaggi umanamente molto ben caratterizzati. Da vedere.

Ghostship 16/06/10 16:33 - 394 commenti

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Algido film di uno Chabrol sempre ispirato che tratteggia i rapporti di una famiglia borghese apparentemente tranquilla e felice, apparenza che nasconde crimini e misfatti. Splendido l'ambiguo personaggio della Huppert che incarna perfettamente e con sinistra dedizione lo stereotipo della "vedova nera".

Daniela 4/04/11 10:28 - 12808 commenti

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E'un film elegante e cattivo questo di Chabrol, a somiglianza della sua protagonista, quella Isabelle Huppert, attrice mimetica e multiforme, che tuttavia proprio sotto la sua direzione sembra trovare la sua ideale veste attoriale degli anni della maturità: un volto marmoreo, una gestualità trattenuta, un'anima nera. Ancora un ritratto al vetriolo della famiglia borghese, da sempre tema caro al regista, con il limite di non riservare reali sorprese... si osservano i personaggi come dietro un acquario, senza sentirsi toccati dalle loro vicende.

Mickes2 27/05/13 19:03 - 1672 commenti

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Ritratto decadente votato al nero (dell’anima, delle falsità pregresse), sottilmente inquietante e silenziosamente perverso della famiglia borghese in (perfido) riferimento svizzero. Male quotidiano che entra sottopelle nella continua intenzione di distruggere la vita delle persone che ci circondano dando così sfogo alla propria macabra e possessiva personalità. Thriller psicologico che monta di sottrazione attraverso una sceneggiatura incalzante che descrive e rivela una malattia, ma soprattutto una fobia: quella di non essere amati. Gelido.
MEMORABILE: I primi piani alienati, apparentemente persi nel vuoto, della metodica Isabelle Huppert.

Belfagor 31/03/16 11:33 - 2693 commenti

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Cioccolata calda, film glaciale. Se dietro la mdp comanda Chabrol, con la sua disamina al microscopio dei segreti e delle falsità della borghesia, l'obbiettivo è tutto per la Huppert che, con una recitazione misurata e un incessante gioco di sguardi, fa emergere lentamente il ritratto di un'avvelenatrice dai modi impeccabili, capace di possedere o di distruggere ma non di amare, pur commerciando l'alimento più sensuale di tutti. Solo apparentemente formalista, è in realtà una delle pellicole più profonde e complete del regista.
MEMORABILE: "Invece di amare dico 'ti amo' e mi si crede"; La marcia funebre e l'inquadratura fissa nel finale.

Paulaster 24/03/17 10:58 - 4540 commenti

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Ipotetico scambio di culle per insinuare misteri e dubbi esistenziali. Pregio di Chabrol è di instillare piccole particelle che inquinano le situazioni e di non soffermarsi troppo a scavare. Niente tragicità ma algido calcolo e distacco e la Huppert ha le mosse e i sorrisini di una pazza omicida. La musica classica accompagna le relazioni, non a caso con marce funebri non troppo marcate.
MEMORABILE: L'agilità della Mouglalis.

Il ferrini 20/01/23 22:44 - 2438 commenti

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Ancora una volta un ritratto freddo e spietato della borghesia, ma stavolta con il riflettore puntato su un personaggio, quello della Huppert, particolarmente indecifrabile. Invidiosa del talento altrui ma non solo, sostanzialmente una sociopatica, insospettabile nella sua quotidianità, e che si rivela solo negli ultimi secondi. Si osserva il film come lo si farebbe con un dipinto, cogliendone man mano i tratti più spaventosi. Hitchcockiano nei meccanismi, spesso polanskiano nell'estetica.

Deepred89 28/03/23 21:41 - 3742 commenti

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Un'idea di base potente per una pellicola molto raffinata a livello psicologico, che mette sulla scacchiera una manciata di pedine pronte per un possibile gioco al massacro. Quando, sapientemente, si adotta la villa come unica location, il film sembra riecheggiare con classe certi thriller complottistici anni '60 francesi e nostrani, ma in seguito proprio sul più bello la progressione si arresta e il film si chiude senza raggiungere le vette lasciate sperare da un'attesa tanto sapientemente creata, peraltro con un personaggio (Patou) che rimane praticamente in sospeso. Cast notevole.

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