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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Da un paesino siciliano a Torino, fratello (Gino Milli) e sorella (Simonetta Stefanelli) partono in cerca di fortuna, stimolati dalle parole di un signore del luogo che a tutti promette soldi e bella vita a chi accetterà di lavorare nella metropoli. Ma la realtà è diversa: Vincenzo si mette subito al servizio dell'uomo (che gli insegnerà il difficile mestiere del recupero crediti), Annunziata comincerà a lavorare in fabbrica. Il soggetto è di Rodolfo Sonego, che ci mostra come prima scena i due protagonisti distesi senza vita sul letto di casa, vittime di un probabile suicidio. Sulle orme di VIALE DEL TRAMONTO la loro storia viene ricostruita attraverso un unico lungo flashback,...Leggi tutto che arriverà a ricongiungersi all'incipit nella scena finale. Sonego inventa una vicenda forse un po' scontata ma molto genuina e la scelta dei due protagonisti si rivela vincente fin da subito: una recitazione spontanea, sofferta, che dà al film la giusta dimensione. Fulvio Marcolin non è certo regista di fama, eppure ha un tocco felice nella direzione del cast. E’ poi invece un po' confuso quando si tratta di lasciare l’impronta sul suo lavoro, asservendo una sceneggiatura (da egli stesso co-scritta) abbastanza modesta, che non sa valorizzare al meglio il buon lavoro di Sonego. Tuttavia le belle musiche di Egisto Macchi e una buona capacità nella scelta dei luoghi delle riprese danno al film un tono di tutto rispetto. Peccato per l’approssimazione nel raccontare, con troppe situazioni che vengono risolte con eccessiva rapidità facendone perdere il significato. I personaggi compaiono e scompaiono senza un vero motivo e si intuisce che il regista pecca di inesperienza nel manovrare il materiale a disposizione. Pochi picchi per un film piuttosto piatto cui però, come detto, la naturalezza espressiva di Milli e della Stefanelli rende un ottimo servizio.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
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Marcolino1 10/02/17 19:53 - 506 commenti

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Il rapporto tra un Milli geloso e siculo e la sorella, estremizzato in incesto, si mescola col mafia-movie e il dramma sociale sull'emigrazione meridionale. La sceneggiatura è discontinua, incostante e ci sono cadute nel grottesco e nel ridicolo. Ma i palazzoni-alveari abitati dai lavoratori del Sud, frutto di speculazione, sfruttamento e usura e con i torinesi acconsenzienti (le colpe van divise a metà e non vanno date solo a chi dal sud introduce l'illegalità), hanno il loro fondo di verità, nonostante i luoghi comuni, gli eccessi e il low budget.
MEMORABILE: Le strage mafiosa con lo sfondo dei canti di protesta dei manifestanti comunisti: "fascisti, carogne...", "il Piave mormorava..." e "Bella ciao".

Guru 28/05/11 21:40 - 348 commenti

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Il racket del pizzo in una Torino impotente di fronte all'arrivo di un signorotto siciliano! Tra gli intrecci politico-economici, il boom edilizio e la malavita, si insinua anche "l'avvocato" che finisce per candidarsi alle elezioni garantendo così una maggiore infiltrazione. Il ritratto indiscreto e incisivo della città operaia succube della malavita è rappresentato con coerenza e fierezza. Pino Caruso arricchisce la scena dei luoghi (Sicilia) nei quali ha origine la tormentosa vicenda. Non male la Stefanelli.

Daidae 29/06/13 00:36 - 2749 commenti

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Mediocrità assoluta. Non si capisce bene dove voglia andare a parare: denuncia sociale? Politica? Mafia? Gli attori non sono assolutamente male, eppure la pochezza della regia, la sceneggiatura e alcune scene e situazioni particolarmente ridicole gli fanno perdere diversi punti. Consigliato solo a collezionisti e nostalgici dei begli anni 70 (almeno sotto il profilo cinematografico).
MEMORABILE: Un uomo uccide quattro strozzini con una pistola, poi torna in auto, prende un fucile e gli spara di nuovo!

Homesick 10/11/14 16:47 - 5737 commenti

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Il soggetto di Sonego perviene ad un epilogo da tragedia greca intriso di romanticismo "proibito", dopo essersi addentrato nel triste microcosmo degli immigrati meridionali a Torino in balia della malavita sfruttatrice. Alla sua unica regia, Marcolin lo traduce accuratamente in immagini dalle connotazioni neorealistiche - di impetuosa concretezza lo squallore e la fatiscenza delle case di ringhiera - servendosi altresì di autentici volti popolani per affiancare attori più noti: il capoccia Caruso, i fratelli perduti Milli e Stefanelli, l'intrigante Petit. Rispettabile.
MEMORABILE: Il comizio di Caruso nel paese siciliano; la vendetta del taglieggiato; la Stefanelli che provoca Milli al bar.

Fauno 15/01/15 11:51 - 1929 commenti

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Un film al veleno e non in senso ironico, poichè la sostanza tossica è gratuita e insita in tutti i personaggi del film, protagonisti o no, soprattutto in fratello e sorella che nel ribellarsi goffamente alla mafia arrivano perfino all'incesto; ma non son da meno un avvocato che fa la morale dopo essersi creato un impero edilizio schiacciando come sassi gli avversari e il suo scagnozzo, laidissimo allettatore. A parte le spiagge sicule per arrivare al paesino sperduto e la periferia torinese coi palazzoni per gli immigrati, da salvare c'è ben poco...
MEMORABILE: Simpatica la ex-squillo che coi proventi di quel ruolo si fa una profumeria!

Pessoa 15/08/17 23:55 - 1183 commenti

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Ibrido tipico degli anni '70 con una trama che salta di palo in frasca, alternando gangster movie, cinema sociale (quello alla Rosi o alla Damiani, per intenderci) e melodramma sentimentale. La sceneggiatura non offre momenti memorabili ma rimane comunque sopra il livello di guardia. I due protagonisti, che hanno la faccia giusta e poco altro, non aiutano a elevare il livello della pellicola, complice un budget risicato che si vede tutto. Finale discutibile. Un prodotto di genere non particolarmente brillante, per nostalgici e completisti.
MEMORABILE: Pino Caruso che fa il "cattivo".

Reeves 17/10/20 13:30 - 162 commenti

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Sorprendente mafia movie tutto girato a Torino, con una puntata in Francia e un finale siciliano. E' la storia di due fratelli per certi versi simili a quelli dell'Amelio di Così ridevano, ma la storia è molto diversa. Sorprendente la lucidità con la quale è tratteggiato il nesso tra la malavita del ricatto e la politica. Un po' fuori luogo le donne, troppo sexy (ma saranno state scritturate per questo), bravi invece gli attori maschi. Si vede con piacere.
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