Cacciatore di teste

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Titolo originale: Le couperet
Anno: 2005
Genere: drammatico (colore)
Note: Soggetto dal romanzo "The Ax" dello scrittore statunitense Donald E. Westlake.
Numero commenti presenti: 9

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I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 15/03/07 DAL BENEMERITO GALBO
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Galbo 16/03/07 06:57 - 11416 commenti

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Bruno Davert, dirigente licenziato dall'azienda, si ritrova a cercare lavoro inutilmente per alcuni anni, fino a quando non decide di cambiare strategia. Ottimo esempio di cinema che combina la denuncia sociale al thriller come già in altre opere di Costa-Gravas (Missing). Il film descrive abilmente la metamorfosi di un uomo che da onesto lavoratore e padre di famiglia diventa un criminale incallito cercando di mantenere un'apparente, ma sempre più faticosa, normalità. Ottimo l'interprete J. Garcia.

Daniela 15/12/08 10:14 - 9502 commenti

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Bel film del vecchio Costa-Gavras, un tempo specializzato in opere di cosiddetto "impegno sociale" (quelle cui spesso seguiva dibattito, per intenderci). Anche questo è il ritratto di una situazione sociale ben precisa, quella della disoccupazione manageniale, però è affrontata in modo brillante, con tocchi di humor nero, per cui l'omicidio diventa un'alternativa non più crudele di altre assunte a tavolino, all'insegna del motto "il fine giustifica i mezzi". Buona parte della riuscita si deve a Garcia, ottimo protagonista.
MEMORABILE: Il dialogo nel camerino del negozio di abbigliamento.

Caesars 13/07/09 08:57 - 2719 commenti

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Costa-Gavras porta su grande schermo un bel romanzo di Westlake (del quale consiglio caldamente la lettura) rispettandone integralmente lo spirito. Un dirigente di azienda, specializzato nella produzione della carta, viene licenziato a causa della fusione e riorganizzazione aziendale. Dopo un paio d'anni, essendo ancora senza lavoro, escogita un modo per cercare di rientrare nel mondo del lavoro: eliminare i potenziali concorrenti. Pur con toni leggeri, il film tocca temi molto importanti ed estremamente attuali. Da vedere.

Cotola 20/10/09 23:56 - 7553 commenti

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Gavras affronta il problema della perdita del posto di lavoro ad una certa età e lo fa col suo solito sguardo sardonico e con la sua consueta ironia tagliente e beffarda (vedi il finale). Il risultato è un film interessante che però funziona solo a tratti e finisce poi col ripetersi fino ad arrivare ad una coda “suggerita” che non giunge certo inaspettata. In ogni caso discreto ma da un regista così è lecito attendersi di più.

Belfagor 20/05/12 11:32 - 2624 commenti

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Non riuscendo a trovare lavoro dopo essere stato licenziato, il manager Bruno decide di far fuori la concorrenza in senso letterale. Costa-Gavras firma questa deliziosa unione fra dramma e humour nero, descrivendo l'omicidio come un'alternativa degna di nota nel mondo aziendale e, in generale, nella società odierna. Ottima la prova di Garcia protagonista, un uomo intraprendente che ricorre alla soluzione estrema da tutti condannata ma che, come mostra il finale beffardo, non è tanto diversa da altre prassi manageriali.

Coyote 28/05/12 22:06 - 185 commenti

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L'ho trovato poco coinvolgente: nei primi minuti espone una teoria chiara (la società attuale spinge l'uomo alla frustrazione e alla ferocia) e poi, al posto di sviluppare il concetto, non fa che riproporlo nelle restanti due ore. Insomma, un film con una tesi ben precisa, forse troppo: ogni volta che viene inquadrato un cartellone pubblicitario compaiono richiami a una sessualità patinata, tanto per ribadire una volta di più l'antifona consumismo = desiderio frustrante. Meglio riguardarsi Un borghese piccolo piccolo.

Roger 12/10/12 18:26 - 143 commenti

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La scelta di far parlare il protagonista con una voce interiore, meditativa, rende bene il disagio paranoico di chi, perdendo il lavoro, si trova solo a combattere il nemico invisibile del mercato globalizzato. In questo caso egli sceglie coscentemente un nemico con cui prendersela e il regista, con un thriller alla Hitchcock, ci porta a parteggiare per lui, ad essere complici di un assassino. Perchè dietro bisogna difendere la posizione sociale, la famiglia, a tutti i costi...

Saintgifts 22/10/15 18:09 - 4098 commenti

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Il signor Davert (Josè Garcia) non ha un'azienda, anzi è stato licenziato da quella in cui lavorava; incurante del fatto si mette a fare l'headhunter; ma non per trovare il manager più adatto, bensì per fare ciò che lo strumento del titolo originale suggerisce. Tensione è ciò che il film principalmente procura, ma lo scopo non è quello; solo verso la fine si capisce che ciò che più vuole evidenziare è il problema sociale alla base della trasformazione del protagonista. Si capisce anche perché i crimini (impuniti o puniti?) siano così facili da compiere.

Marione 27/03/17 21:07 - 103 commenti

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Si può tifare per un pluriomicida? Certo, se è un povero disoccupato e padre di famiglia premuroso. Da un'idea non banale, uccidere la concorrenza per riottenere il lavoro, un film che fa sorridere amaro e riflettere, specie in tempi come questi dove, a botte di delocalizzazioni e ristrutturazioni aziendali, il lavoro spesso non dura più tutta la vita. Il finale, poi, è un autentico colpo di genio: sarà proprio Bruno il prossimo? Buona la prova del cast, soprattutto il simpatico protagonista.
MEMORABILE: Le uccisioni senza rimorso; I poliziotti imbambolati davanti alla ragazzina in slip; I colloqui di lavoro; Lo sfogo del collega nel negozio di abiti.
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