Diario di un ladro - Film (1959)

Diario di un ladro

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 2/07/07 DAL BENEMERITO RENATO
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Renato 2/07/07 14:33 - 1648 commenti

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Uno dei vertici nella filmografia di Bresson. La storia di Michel, giovane ragazzo di Parigi che diventa (per gioco? per necessità?) un borsaiolo, un "pickpocket" appunto. Un film algido e complesso, con pochissimi dialoghi pronunciati nel tipico stile atono dei suoi film. Sottraendo elementi, il regista riesce a portare la comunicazione ad un altro livello, e stupiscono ancora dopo quasi 50 anni la grande libertà espressiva, la maestria nel montaggio, specialmente nelle sequenze di borseggio. Bresson richiede attenzione, è vero, ma regala emozioni di cinema puro.

Cotola 24/07/08 22:35 - 8507 commenti

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Uno dei film francesi più belli di sempre caratterizzato da una storia semplicissima, ispirata non poco a Delitto e Castigo di Dostoevskij (come si vede nello splendido finale) e da una regia stupefacente per tecnica e rigore visivo che conferma Bresson, visivamente parlando, come uno dei cineasti più "etici" della settima arte. Coinvolge ed emoziona notevolmente fino ad arrivare alla bellissima sequenza finale; omaggiato poi da Schroeder in American Gigolò.
MEMORABILE: Le scene dei furti in metropolitana (un vero e proprio saggio di tecnica cinematografica). La scena finale con la definitiva "conversione".

Capannelle 9/12/08 09:32 - 4131 commenti

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Un film interessante anche se trattandosi di Bresson conviene abituarsi alle atmosfere silenziose e alle inquadrature statiche che in questa pellicola si alternano alle famose (ma anche sopravvalutate, non è che ci volesse del genio...) sequenze dei borseggi. Il protagonista e il suo eterno musone sembrerebbero ravvivarsi con l'apparire di Jeanne, la molla che potrebbe redimere lo sfigato, e... non voglio sciupare il buon finale che denota anche una certa originalità.

Matalo! 10/12/08 10:35 - 1372 commenti

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Celeberrimo film del grande regista francese, ispirato al Dostoevskji di "Delitto e Castigo"; quello che non si riesce a digerire, in mezzo a straordinarie e vorticose sequenze di borseggio, sono le facce da pianto degli attori, una negativa costante dei film di questo algido autore, che all'attivo ha il rigore espressivo e la chiarezza. Sentori di nouvelle vague durante le peregrinazioni del protagonista.

Saintgifts 17/08/10 22:00 - 4098 commenti

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È un mondo diverso quello di Bresson, un mondo diverso dentro quello che noi conosciamo. Eppure le cose e i personaggi che lui descrive e anche le storie, sono di questo mondo. La differenza sta nel come sono raccontate. I personaggi potrebbero indossare maschere del teatro greco, non farebbe nessuna differenza, sempre una sola espressione rimarrebbe. Le parole di tutta la storia si possono contare senza fatica. Nessun gesticolare alla francese. Le immagini invece sono speciali, come a dire l'occhio vuole la sua parte. Grande esempio di cinema.

Mickes2 26/04/12 12:23 - 1669 commenti

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Rigoroso, minimale, asettico. Con sublime e tecnicamente stupefacente attenzione per i particolari, il Maestro Bresson compone con i suoi tratti distintivi un'opera glaciale perennemente addosso alla psicologia del protagonista - ladro per necessità, diletto, lavoro (?) - rievocandone le programmatiche gesta con l'ausilio di un diario. La drammaticità delle azioni - e conseguenti reazioni - è tratteggiata attraverso un crescendo ineluttabile della tragedia, riflettendo così sui comportamenti della società e l'importanza dei sentimenti. Capolavoro.

Deepred89 6/09/12 01:02 - 3550 commenti

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Il più famoso film di Bresson è tecnicamente il classico film di Bresson: regia fredda e oggettiva, rigorosa, con un'attenzione quasi morbosa verso il dettaglio. Elemento però più che mai funzionale alla narrazione, in quanto tale poetica non potrebbe sposarsi meglio che con una storia di furti e borseggiatori. La voce narrante e la vicenda sentimentale ammorbidiscono tale imperturbabilità, conferendo al film un'anima vagamente sognante e romantica insolita per il regista. Attori anonimi, come di consueto. Bello e originale.

Daniela 17/03/15 09:19 - 11836 commenti

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Il protagonista non ruba per soddisfare desideri materiali, come testimonia la misera casa e la vita d'asceta, in continue ristrettezze. La sua è piuttosto una necessità etica: affermare la propria superiorità intellettuale ed il proprio rifiuto delle regole del vivere civile, attraverso il furto come Raskol'nikov attraverso l'omicidio. Ancora una volta nella forma del diario e con il suo caratteristico stile asciutto, Bresson ne racconta la parabola fino all'incontro con la grazia sotto forma di fanciulla angelica, che avviene nel bellissimo epilogo. Cinema etico, rigoroso.  
MEMORABILE: La lunga sequenza muta ambientata in stazione e poi in treno, con le varie tecniche di borseggio

Kinodrop 22/10/20 20:11 - 2429 commenti

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Michel, in una Parigi indaffarata, cerca di mettere a segno, giorno dopo giorno, colpi sempre più raffinati e difficoltosi, presentandosi come teorico/pratico della funzione culturale e sociale della sua attività. Con uno stile distaccato, Bresson ci fa osservare la realtà che circonda il protagonista con la sua stessa febbrile circospezione e chirurgica attenzione ai particolari, in un b/n perfetto nella sua "oggettività". Un parco di attori poco conosciuti ma efficaci nel rendere il senso di anonimato e la sfuggevolezza dell'ambiente in cui operano. Di alto livello.
MEMORABILE: La circolarità dell'inizio e della fine; I dettagli dei fulminei furti a tre; L'incontro con Jeanne; Il finale.

Giufox 9/12/21 23:24 - 303 commenti

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Bresson scruta ogni minimo dettaglio di questo moto perpetuo che attraversa una capitale anonima e piccolo-borghese, quasi quanto i principi che abitano il protagonista Michel. Una danza tra falangi allenate, banconote e soprabiti che trasforma il più vile dei gesti in opera d'arte. Michel è ladro atipico: in lui è l'ispirazione e non la disperazione a spingerlo verso il reato, per compensare la sua solitudine e crearsi una sorta di "missione sociale". Come altri protagonisti del cinema bressoniano rimane incastrato nel proprio orgoglio sacrificandosi.
MEMORABILE: Il montaggio nella sequenza della Gare de Lyon; L'allenamento nel bistrot; Tutti i dettagli sulle mani.

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Jandileida 3/10/22 23:01 - 1437 commenti

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Bresson fa Bresson, ed è subito grandeur in mineur. Atmosfere gelate e taglio documentaristico, attori pescati dalla strada, un sotteso che qui richiama direttamente il vecchio Fëdor, regia scarna ma al tempo stesso tutta incentrata sul dettaglio (le mani). Sono ancora lontani i tempi in cui i borseggiatori diventeranno divertenti hipsters con i risvolti; qui si battagliava con l'eticità, l'amore risanatore, la morale comune e quella del genio che la supera infrangendola, il tutto rivoltandosi tra ippodromi, camere senza mobili e giacche troppo larghe. Difficile ma gratificante.
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