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TITOLO INSERITO IL GIORNO 9/06/11 DAL BENEMERITO REBIS
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Rebis 9/06/11 21:45 - 2088 commenti

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Dalla Svizzera alla più remota provincia calabrese, Marta, 13 anni, dovrà sopravvivere all'adolescenza, alla famiglia, al catechismo insipiente. Provocatorio esordio di Alice Rohrwacher che sul modulo consolidato della percezione infantile spiana la strada ad una visione tanto ironica quanto sgradevole della piccola ecclesia, dove il quotidiano amorfo si commuta in apocalisse coscienziale. Persuasiva la spontaneità degli interpreti (vigorosa Pasqualina Scuncia; intensa, siderale Yle Vianello) cui il racconto conferisce verità e spessore. Troppo scoperto, forse, il simbolismo finale.

Pigro 16/06/11 09:32 - 7735 commenti

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La cresima: per la piccola protagonista è un rito di passaggio e crescita attorno a cui ne gravitano altri: il trasloco in una squallida Reggio Calabria, le prime mestruazioni, gli scontri con la sorella e gli altri. La luce vitale della ragazzina (una straordinaria Vianello in un cast eccellente) è un grido di sensibilità e intelligenza in una realtà che trasuda desolazione nei paesaggi disfatti, nel catechismo ridotto a quiz, nella religione supporter dei politicanti... Ottimo debutto di Rohrwacher con un occhio ai Dardenne e a Verheyde.

Galbo 18/10/11 05:51 - 11346 commenti

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La società degradata descritta dalla Rohrwacher è parallela alla tetra e poco spirituale comunità ecclesiastica, interessata molto alla politica e assai poco all'ultraterreno e che mutua i propri comportamenti dai modelli televisivi.Al suo primo film, la giovane regista dimostra una buona padronanza del mezzo e un'ottima capacità di dirigere attori spesso non professionisti (com'è il caso della brava giovane protagonista). Questa attitudine non è tuttavia supportata da una sceneggiatura assai povera che rende il film fin troppo minimalista.

Saintgifts 21/05/14 19:06 - 4098 commenti

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Il meridione, un certo meridione, la chiesa, una certa chiesa, scoperti da Marta che la benda non solo non la vuole sugli occhi ma nemmeno sulla fronte. C'è degrado, discariche in ogni dove, ma il degrado più grande è quello umano, consapevole o inconsapevole che sia. Alice Rohrwacher esordisce con le migliori intenzioni di filmare (complice un'altra donna, Hélène Louvart alla fotografia) una realtà ormai invisibile, anzi creduta l'unica, per chi ci vive dentro. Il film ha tutte le caratteristiche dell'opera prima autoriale, ma nel senso buono.

Enzus79 28/05/14 16:34 - 1762 commenti

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Un giudizio alquanto negativo sulla società meridionale (e italiana in generale) e tutto ciò che le ruota attorno, Chiesa compresa. Agli occhi di una bambina, che deve affrontare la cresima, è questo ciò che appare, insieme alle incomprensioni con la sorella. Buon film, senza troppe ambizioni ma che poteva avere un finale migliore.

Homesick 29/05/14 13:48 - 5737 commenti

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La prima regia di Alice Rohrwacher suona come un invito all’autocoscienza attraverso la triste vicenda di una tredicenne alle prese con una chiesa deviata che pare adorare Mammona invece che Dio: insegna catechismo a furia di quiz, balletti e ridicole canzoni, flirta con la politica, uccide dei poveri mici, si prodiga nell’apparenza e trascura lo spirito. Lo stile richiama il neorealismo nell’ambientazione calabrese (le fiumare) e nei non-attori protagonisti, tra i quali emergono la Vianello nel suo opportuno disorientamento e la Scuncia, nella sua odiosità di catechista invasata e balorda.
MEMORABILE: Le lezioni di catechismo; il balletto stile veline delle cresimande; il pretastro a caccia di voti; il vescovo e il suo arrogante tirapiedi.

Gigi66 15/11/14 14:11 - 12 commenti

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Ottimo esordio, sentito, forse ancora un po' acerbo sul piano della messinscena ma ben scritto e orchestrato. Il solito sud da cinema d'autore post-garroniano è attraversato - per fortuna - da una vena sardonico-surreale leggera e da lampi visionari. Un po' sottotono la Caprioli, in una parte più ovvia, mentre è straordinaria la protagonista.

Capannelle 31/01/15 00:02 - 3702 commenti

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Però, mica male come denuncia del retrivo sud e dell'ipocrisia della gente che utilizza Cristo per educare i propri figli (anziché farlo loro) o per fare politica. In questo senso la Rohrwacher ne ha per tutti e, anche se qualcosa appare poco credibile nelle abitudini di Marta, la storia colpisce. Grazie alla prova dei protagonisti, ai primi piani, ai dettagli decadenti e lo fa senza ricorrere al dramma esplicito ma a gesti ordinari che non possiamo ignorare. Lo stile è diverso e un tantino lento, ma Garrone apprezzerebbe.
MEMORABILE: La terribile battuta sui pesci dell'Atlantico migliori di quelli del Mediterraneo che si cibano di clandestini; Il catechismo dove nessuno ragiona.

Deepred89 31/10/16 20:51 - 3272 commenti

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Il meridione come anticamera dell'inferno, preadolescenza incompresa tra corpo che cambia (con piccolo contentino per i fan di Eva Ionesco), simbologie spicciole e mestruazioni incombenti, la religione come farsa nauseante e irrazionale. Insomma: niente di nuovo sotto il sole che non c'è di una Calabria mai così livida. Peccato che a mancare sia pure una vera trama e non resta così che aggrapparsi ai ritratti critici e grotteschi di un mondo dove tutto è brutto e ignorante, ben resi attraverso una regia corretta e a un'efficace fotografia.
MEMORABILE: Lo sguardo della brava protagonista dopo lo schiaffo (simile a quello della Elmi killer di lucertole).

Daniela 21/05/18 10:33 - 9227 commenti

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Marta è sempre vissuta in Svizzera. Quando insieme alla madre torna nella natia Reggio Calabria, i primi contatti con il nuovo ambiente avvengono durante il corso di preparazione alla Cresima... La Chiesa come specchio di un mondo degradato, fra parroci galoppini per candidati "amici", vescovi di cartapecora, lezioni di catechismo trasformate in quiz tv, inni religiosi modellati sulle canzonette pop: uno squallore in cui si salvano solo i marginali (la bimba straniera in patria, il vecchio prete dimenticato). Pur con qualche eccesso didascalico, un esordio vigoroso nei toni, promettente.
MEMORABILE: La schiaffo simbolico; L'incontro con il vecchio prete e la domanda di Marta; La perdita del crocifisso

Bubobubo 26/12/18 13:54 - 1187 commenti

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Sull'asse svizzero-calabrese, la metamorfosi fisica e mentale della giovane Marta, in un mondo ostile che la tollera come straniera in casa, rifiutandone però l'alterità di costume e pensiero. Tra lampi neorealisti e pasoliniani, la prima regia di Alice Rohrwacher, a tratti impietosa nel disegno di uno spazio sociogeografico dominato dalla subalternità (sgradevolissimi, anche ciprimareschianamente, il prete Cantalupo e la perpetua catechista Scuncia), è efficace nell'esprimere metaforicamente il muto disagio di una bravissima Vianello.

Paulaster 3/07/19 10:03 - 2731 commenti

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Ragazzina tornerà a Reggio Calabria a preparare la cresima. La religione fa i conti con la modernizzazione e con le sue derive. Preti in carriera e maneggioni coi voti, telefonini e crocifissi al neon fan perdere il messaggio ecclesiastico di fondo: la protagonista è l’unica che capisce il degrado. Ambienti da Cinico TV ma a colori (saturi sul blu) con il piccolo ruolo di Carpentieri fondamentale, nel racconto. Chiusura simbolica ma fin troppo sottile e accenno alla pubertà non necessario.
MEMORABILE: La spinta alla signora in chiesa da parte della sorella; Il volo del crocifisso dalla macchina; La firma per il voto al candidato.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Galbo • 15/10/11 15:09
    Gran Burattinaio - 3745 interventi
    a nome di tutti i meridionali (e coloro che vivono in provincia di reggio calabria) ringrazio Rebis per la definizione di "gretta provincia calabrese"
    Ultima modifica: 15/10/11 15:10 da Galbo
  • Discussione Zender • 16/10/11 02:51
    Consigliere - 43414 interventi
    Beh, un attimo però. Esiste anche la gretta privincia milanese o bolognese, Galbo. La gretta provincia non direi proprio voglia essere offensivo nei confronti dei meridionali, è semplicemente una definizione di una parte della provincia, in questo caso calabrese solo perché il film è ambientato lì. Rebis non ha proprio niente ma niente e niente del razzista, se lo conosci.
  • Discussione Galbo • 16/10/11 09:43
    Gran Burattinaio - 3745 interventi
    Non metto in dubbio l'onestà della persona, ma l'espressione mi sembra comunque infelice
  • Discussione Zender • 16/10/11 10:43
    Consigliere - 43414 interventi
    Diciamo che forse può prestare il fianco a equivoci, ma il gretta non è riferito al fatto che sia calabrese quanto al fatto che sia un certo tipo di provincia che esiste ovunque. Il calabrese è una semplice constatazione del luogo. Sentiamo che dice Rebis.
  • Discussione Cotola • 16/10/11 11:26
    Consigliere avanzato - 3619 interventi
    Concordo con Zender. E' come quando si dice che
    Germi dipinge perfettamente l'ipocrita e bigotta provincia veneta (e speriamo che il Venerabile Davinotti non mi fulmini). Non ci
    vuole essere offesa verso tutti i veneti.
    D'altronde avendo conosciuto Rebis (seppure per
    poco tempo, purtroppo) metto la mano sul fuoco
    per lui. Chiunque lo conosca anche solo un pelo
    sa che non c'è persona più lontanda dal razzismo di lui.
  • Discussione Buiomega71 • 16/10/11 11:29
    Pianificazione e progetti - 21767 interventi
    Se Rebis è razzista io sono Charles Manson!
    Mai conosciuto persona sensibile, piacevole e amabile come Rebis.
    Quoto in toto Coty.
  • Discussione Pigro • 16/10/11 12:07
    Consigliere avanzato - 1480 interventi
    Fermo restando che ovviamente Rebis (sia per chi lo conosce personalmente sia per chi lo legge soltanto) non ha alcunché di razzista, posso capire l'annotazione di Galbo. Siamo infatti su un crinale piuttosto delicato, direi. D'altra parte io ho scritto nel mio commento "una squallida Reggio Calabria" e non intendo certo tacciare di squallore la città (che non conosco neanche).
    Il fatto è che sia Rebis che il sottoscritto abbiamo recepito l'indicazione di lettura che ci ha offerto la regista, la quale ci ha calato in un mondo totalmente privo di luce, per così dire, mostrando i soli lati gretti e squallidi di un territorio che certo non può essere limitato a questo: ma che nel film è limitato a questo.
    Ricordo ancora in modo molto forte la sensazione che mi hanno fatto le prime sequenze: un senso di freddo, di squallore, di abiezione morale e culturale che emanava non da singole persone, ma dall'intera comunità antropologico-urbanistica. Le panoramiche su certi palazzi di Reggio danno i brividi per la sensazione di profondo disagio, che si protrae per tutto il film, senza un'ancora di salvezza, e anzi sprofondando sempre più. Da un punto di vista puramente "promozionale" credo che sia uno dei ritratti più respingenti di una città che siano mai stati fatti (sarà contenta la film commission...).
    Ecco perché difendo l'espressione (sia pure equivocabile) di Rebis (e comunque non devo far qui certo il difensore): perché il gretto e lo squallido sono la cifra scelta da Alice Rohrwacher per descrivere quegli ambienti, quelle persone, quel territorio.
  • Discussione Galbo • 16/10/11 15:34
    Gran Burattinaio - 3745 interventi
    Pigro ebbe a dire:
    Fermo restando che ovviamente Rebis (sia per chi lo conosce personalmente sia per chi lo legge soltanto) non ha alcunché di razzista, posso capire l'annotazione di Galbo. Siamo infatti su un crinale piuttosto delicato, direi. D'altra parte io ho scritto nel mio commento "una squallida Reggio Calabria"

    TU QUOQUE

    A parte gli scherzi, forse non mi sono spiegato.
    Non mi sogno certo di dare del razzista a una persona che non conosco nemmeno e che non ho dubbi sia come viene descritto.
    Ritenevo e ritengo tuttora che la dizione sia piuttosto infelice e le cose possano essere dette in altro modo. Ma si tratta di una mia personalissima considerazione. Libero chiunque di non essere d'accordo ma vorrei rivendicare anche la libertà di pensarla così.
    Ultima modifica: 16/10/11 15:35 da Galbo
  • Discussione Rebis • 16/10/11 22:09
    Comunicazione esterna - 4289 interventi
    Beh, non saprei da dove cominciare... Intanto grazie a Zender, Cotola, Buio e Pigro (in rigoroso ordine di intervento!) per le loro parole, alle quali rimetto ogni spiegazione per l'equivoco che ho creato. Come dice Pigro credo sia la stessa regista ad aver espresso attraverso le immagini - e in modo piuttosto eloquente - quel tipo di giudizio. Chiaramente non è alla sola provincia calabrese che allude: quella che mette in campo è certo una riflessione che mira a una condizione più generale della nostra Italia degli orrori. Credo che Germi, come dice Cotola, non abbia fatto nulla di diverso con il Veneto (Signore e Signori) e la Sicilia (Sedotta e abbandonata, Divorzio all'Italiana). Non ti nascondo Galbo che quando ho scritto la breve recensione ho tentennato io stesso prima di usare quel termine, consapevole dell'ambiguità, poi ho letto un pò di recensioni in giro e ho visto che la definizione era perlopiù condivisa, per cui, pur indugiando, ho azzardato. Ora non starò certo qui a spiegarti perché e quanto mi è caro il nostro meridione, ma riscontrato che la definizione che ho usato può urtare qualche lettore provvederò a modificarla o cancellarla.
  • Discussione Galbo • 17/10/11 05:54
    Gran Burattinaio - 3745 interventi
    Grazie del tuo intervento, sei stato più che chiaro, non hai bisogno di cancellare nulla.