Colossus: Progetto Forbin - Film (1970)

Colossus: Progetto Forbin

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Commenti L'IMPRESSIONE DI MMJImpressione Davinotti

Ci si riallaccia al filone di STRANAMORE e A PROVA DI ERRORE, film in cui la Guerra Fredda tra le due superpotenze porta a disastri incontrollati causati da errori umani o informatici. Qui si lascia tuttavia molto più spazio al supercervellone di turno, un megacomputer chiamato appunto Colossus che, ideato dal professor Forbin (Braeden) per assolvere a tutti i compiti di difesa della Nazione, mostra fin da subito di comportarsi in modo inaspettato. Proprio il giorno dell'inaugurazione, ad esempio, rileva nel cyberspazio...Leggi tutto un altro sistema simile al suo; si tratta di un cervellone analogo chiamato The Guardian e costruito dai russi di cui nemmeno la CIA sa nulla. Predisposta una linea telefonica diretta tra le più alte cariche dei due blocchi, si capisce presto che i sofisticati elaboratori desiderano entrare in contatto tra loro. Li si lascia fare, dopo aver visto che non pare esserci altra via d'uscita praticabile, ma quasi subito i due faran partire un missile in direzione della reciproca potenza nemica: quello destinato a colpire la città americana viene annientato, quello puntato su una località della Siberia arriva invece a segno spazzandola via. La tensione si alza; molto meno quella del film che, differentemente rispetto agli analoghi titoli che hanno nobilitato il genere, s'impiglia tra le maglie di una fantascienza più compassata, appesantita prima ancora che da scenografie tecnologiche oggi ai confini del ridicolo (computer conciati come telescriventi, telecomandi dai tasti enormi...), da una verbosità eccessiva che penalizza soprattutto la prima parte, in cui in fondo la situazione poteva essere spiegata molto più sinteticamente. In questo "wargame" in cui il supercomputer comunica attraverso frasi sibilline su di un display e in cui l'organizzazione delle contromosse più che al Presidente (utile solo a comunicare col suo pari grado sulla "linea rossa") spetta al prof. Forbin, si fa strada un'improvvisa e inattesa sortita a Roma per un fugace incontro con emissari russi. Per variare un po' si escogiterà poi pure un espediente piuttosto bizzarro necessario a eludere la sorveglianza di Colossus (fusosi nel frattempo col cervellone ”nemico”), deciso a controllare Forbin in tutto e per tutto poiché considerato l'unico vero ostacolo alla dominazione totale sul mondo. Privo di nomi di rilievo nel cast, forse anche per questo dà l'impressione di non saper dare la giusta intensità alla storia, che risulta così anonima nel suo svolgimento, pronta a riprendersi sorprendentemente solo nel finale, straniante e azzeccato. Scontato e abusato il messaggio di un possibile futuro in mano alle macchine, ma la sensazione è quella di un'operazione condotta da vertici e scienziati americani con pressapochismo e superficialità: difficile insomma credere che se quanto raccontato accadesse realmente si reagirebbe come mostrato nel film. Sargent si ambienterà molto meglio in un'altra sala comandi computerizzata: quella di Matthau nel COLPO DELLA METROPOLITANA.

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 9/10/18 DAL DAVINOTTI
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Schramm 10/08/19 17:53 - 3495 commenti

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Kaczinsky non ci era andato troppo lontano: sarà impossibile disconnettere le macchine e farlo equivarrà a un suicidio. Sageant concretizza l'incubo e le ossessioni tecnofobiche di Unabomber facendo convergere giù per l'imbuto il Lumet del buon senso pre-infettato da Proteus dando il la a un torneo di scacchi dal futuro. Se l'assunto della creazione umana più superba dell'uomo stesso si aggiudica fascinazione, il film non sembra invece volersi emancipare dalla propria stasi e lascia tutto sulle sole spalle del Moloch artificiale, che stravolge le sorti dell'umanità ma non quelle del cinema.

Anthonyvm 8/12/23 02:10 - 5694 commenti

I gusti di Anthonyvm

Fantascienza molto più concettuale che effettistica, più dialogica che dinamica, ma non per questo difettiva in termini di suspense, nonché sempre più spaventosamente plausibile nell'era delle intelligenze artificiali (si ricorda l'esperimento dei bot "Alice" e "Bob" di Facebook). Sargent estrapola la tensione da pochi elementi strategicamente ben piazzati (gli attacchi missilistici sui monitor, le telecamere scrutatrici), dipingendo una "rivolta delle macchine" minimalista quanto efficacissima. Peccato per lo scarsissimo carisma di Eric Braeden, che inficia l'escalation drammatica.
MEMORABILE: I primi segni di rivolta di Colossus; L'appartamento di Braeden e le trattative "private" con Colossus; La voce del computer; Il finale pessimista.

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