Un affare di famiglia

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 15/09/18 DAL BENEMERITO LOU
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Myvincent 26/09/18 08:28 - 2526 commenti

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Una famiglia sui generis quella descritta qui, nella quale, mettendo progressivamente a fuoco, si scorgono legami non di sangue ma di altro tipo, tutti attorno a un focolare di in una misera casa immersa da enormi palazzi. Sempre in bilico fra buoni proponimenti e ambiguità concettuali, il regista propone un modello di relazioni forse migliore, ma sempre traballante, dove però di fronte alla parola amore ci si trova tutti in accordo. Poeticamente feroce.

Lou 15/09/18 23:43 - 943 commenti

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Nel solco delle sue precedenti opere, Koreeda prosegue nell'indagine sulla crisi della famiglia giapponese raccontando uno strano gruppo familiare non legato da vincoli di sangue, che vive di espedienti ai margini della società ma che a suo modo sa sviluppare sentimenti di umanità che non sempre si trovano nelle famiglie tradizionali. Dopo una prima parte molto lenta, nella seconda vengono chiarite le reali dinamiche con un messaggio provocatorio un po' forzato.

Leesa 16/09/18 22:14 - 3 commenti

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Qual è il significato di famiglia al giorno d'oggi? Chi è una madre e chi ha diritto di esserlo? Koreeda affronta con una grande prova corale di attori la tematica dell'essere uniti senza legami di sangue, realizzando il suo film migliore (Palma d'oro a Cannes). L'essere umano è imperfetto, così come lo sono gli affetti. Ma forse non sono solamente i soldi a generare l'amore e tenere in vita il bene che lega le persone.

Xamini 16/09/18 23:43 - 1000 commenti

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Patendo il doppiaggio tipico dei film orientali (in qualche modo, con il suono originale si perde parte del ritmo, gli spazi tra le parole sembrano sbagliati e legano meno con le immagini), Un affare di famiglia riporta alla memoria Viaggio a Tokyo, condividendone anche la lentezza. Dopodiché si sposta da quel che ha costruito e porta un messaggio chiaro in modi un po' sgraziati. Da capire.

Digital 19/09/18 08:24 - 1118 commenti

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Una disfunzionale famiglia che tira avanti con piccoli furtarelli inizia a prendersi cura di una bambina abbandonata, nonostante le esigue disponibilità economiche. Meravigliosa, toccante, divertente, strappalacrime pellicola che, sebbene mantenga un profilo basso (il ritmo è oltremodo lento), riesce fin da subito a catturare lo spettatore proiettandolo all'interno di questa particolare famiglia. Una regia maestosa, con attori uno più bravo dell’altro e una fotografia chirurgica. Si rasenta la perfezione. Meritato il premio a Cannes.

Cotola 2/10/18 19:25 - 7459 commenti

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Rarissimo caso di film che non spreca una sequenza che sia una: alla fine tutto, anche le cose che possono sembrare piccole o superflue, si rivelano perfettamente pregne e funzionali alla storia che racconta. Koreeda parla ancora una volta di rapporti familiari e si conferma un grande Maestro che sa parlare il linguaggio universale della semplicità e delle emozioni. Ci regala così una famiglia indimenticabile piena di personaggi, ciascuno con la sua umanità e le sue miserie, meravigliosamente cesellati. Coinvolge, ma c'è chi dirà che è lento, ed emoziona: ormai quasi non accade più al cinema!

Galbo 3/03/19 07:28 - 11346 commenti

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Un famiglia che non è tale, ma che affettivamente vale molto di più di un nucleo familiare tradizionale. Koreeda parla di sentimenti senza sbandierarli ma con estremo pudore, con un film incisivo che colpisce al cuore, con immagini di un quotidiano difficile in cui non mancano amore e sentimenti e si solidarizza al di là dei legami parentali. Notevole “composizione” delle immagini e un gruppo di attori che aderisce in modo ottimale ai personaggi. Da vedere.

Giùan 28/03/19 09:42 - 2936 commenti

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Koreeda prosegue il suo discorso sulla disfunzionalità familiare con un altro film prismatico e sfaccettato, in cui al tono imperturbabilmente smorzato del "filmato" fa da contrappunto disturbante un "narrato" turgido. Ne risulta, per lo spettatore, una necessità di dialogo e confronto, frustrante per le abitudini del fruitore contemporaneo ma appagante per gli amanti della "letteratura" cinematografica. Imprescindibile contributo dei totemici Lily Franky (snaturato padre ladruncolo) e Kirin Kiki (dall'ineffabile doppiezza). Originalmente bella la Ando.

Alf62 27/03/19 11:30 - 64 commenti

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Film che spazza via tutti i rigurgiti oscurantisti della nostra epoca. Costringe a ragionare sul significato più ampio delle relazioni umane e sociali che molte volte si contrappongono a quelle di sangue o peggio a quelle codificate dalle convenzioni (vedi femminicidi), senza mai dimenticare la nostra natura contraddittoria. Attori fantastici, delicatezza, ottimismo tutto sommato, perchè un altro mondo sia possibile.

Paulaster 5/04/19 10:20 - 2731 commenti

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Una famiglia che sembra normale darà rifugio a una bambina. Tutto meno che tradizionale, parlando di affetti in cui l'amore va oltre le regole imposte. Koreeda dà il messaggio e non nasconde comunque la verità (evitando clamori mediatici). Ultima parte che svela le relazioni tra i componenti sottolineando che essere madri non è solo un diritto acquisito. Finale meno potente, anche se ci sono in mezzo dei bambini.
MEMORABILE: La figlia al peep-show; Il furto delle canne da pesca; L'interrogatorio alla madre.

Kinodrop 12/10/19 20:48 - 1466 commenti

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In una abitazione-covo stretta tra i palazzoni di una grande città, sopravvive una sorta di famiglia costruita, in buona o cattiva fede, attraverso legami parentali artificiali ma con una loro progressiva stabilità e affettività. Una critica ai difetti e ai limiti della società legalmente stabilizzata, contrapposta al modello (un po'favolistico, tranne per il finale) delle virtù dei più deboli e degli emarginati, condotta con verità e poesia insieme e con una sensibilità particolare per il mondo infantile, così ben reso dai due "fratellini".
MEMORABILE: La nonna fulcro della "famiglia"; La tecnica dei furtarelli; La gita al mare; Il finale.

Jandileida 9/06/19 22:55 - 1247 commenti

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Koreeda continua caparbiamente a cercare di avvalorare il vecchio adagio che vuole che i figli siano di chi li cresce. Stavolta declina il termine famiglia incentrando la pellicola su una strana matassa umana in cui i legami di sangue vengono sostituiti da legami d'affetto, nonostante le difficoltà quotidiane. Film dal ritmo molto giapponese che non rifugge il dilungarsi su situazioni e dialoghi minori ma forse proprio per questo più emozionanti perché forti di una universalità che supera confini e lingue. Cast eccezionale.

Daniela 6/07/19 09:41 - 9227 commenti

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Fra Father and son e Nessuno lo sa: dal primo Koreeda riprende la critica alla famiglia tradizionalmente intesa, del secondo replica la capacità di far affezionare lo spettatore ai suoi personaggi per poi picchiare duro, lasciandolo affranto, senza ricorrere ai consueti stilemi del melodramma ma con la crudezza del verosimile che annienta l'utopia. Ancora una volta, lo sguardo è posto ad altezza di bambini, costretti ad essere più maturi rispetto a quanto la loro età imporrebbe. Storia originale e toccante, ben servita dagli interpreti e da una regia controllatissima: film bello e dolente.
MEMORABILE: La gita al mare

Deepred89 25/08/19 21:53 - 3272 commenti

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Ennesimo esemplare di postneorealismo orientale (ma attenzione: regia e fotografia di stampo classico e buonissima qualità) dal sapore festivaliero, storia di famiglia buona e povera col vizio del furtarello in cui gli elementi emozionalmente promettenti (la bambina, il cliente silenzioso) sono inseriti in sequenze troppo spesso tirate per le lunghe o a ridosso di non indispensabili passaggi descrittivi. L'ultima parte chiarifica le intenzioni dell'autore ma inficia su quella relativa leggerezza che costituiva forse l'elemento vincente del film.
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