Naked - Nudo

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Titolo originale: Naked
Anno: 1993
Genere: drammatico (colore)
Regia: Mike Leigh
Note: Premiato a Cannes per la regia e la migliore interpretazione maschile.
Numero commenti presenti: 9

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I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 2/03/10 DAL BENEMERITO FLAGRANZA
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Galbo 4/03/10 07:48 - 11388 commenti

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Mike Leigh è un cineasta sempre personale e dalla originale visione artistica e lo dimostra già nei suoi primi lavori come questo Naked, film davvero difficile da classificare. Il protagonista è uno strano personaggio che si aggira nei sobborghi londinesi, magnificamente interpretato da David Thewlis. Peculiare del film una sceneggiatura frammentata (apparentemente povera di fili conduttori) ma sorprendentemente efficace.

Stefania 10/05/10 05:40 - 1600 commenti

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Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo? Discetta di questioni metafisiche, cosmogoniche ed escatologiche (con linguaggio spesso scatologico), Johnny, antieroe marginale che rifiuta di integrarsi senza essere un ribelle: è immobile nel suo nichilismo. Eppur si muove, nella sua notte randagia, e le persone che incontra sono ombre sullo sfondo di una città che è un mostro addormentato, che forse le divorerà al risveglio: si nutre di perdenti. Mentre Johnny continuerà a fuggire, nudo di coraggio e di ideali, coperto appena dalla foglia di fico della sua scoppiettante, vetriolica dialettica.

Nando 11/05/10 15:52 - 3477 commenti

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Le peregrinazioni notturne di un animale metropolitano, che può apparire un filofoso o uno dei tanti disperati che vagano. Numerose le situazioni che si susseguendosi narrativamente portano il nostro antieroe ad affronatare persone ed eventi molto variegati fra loro ma tutti tendenti al drammatico lievemente sfiorati da un patina di cinica ironia. Nichilista na avvincente e particolare.

Capannelle 8/03/11 10:42 - 3723 commenti

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Sfighe e miserie di una Londra periferica dove il protagonista (un bravo Thewlis) fa sfoggio di eloquenza e strafottenza e si relaziona con donne con forti problemi di autostima. Mix abbastanza riuscito di dramma e sarcasmo, con derive modello Greenaway, ma decisamente tirato per le lunghe. Così anche i dialoghi, scritti con una certa cura, non fanno presa come dovrebbero.

Ariel 21/02/12 15:50 - 40 commenti

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Un film caratterizzato da tematiche, atmosfere e personaggi che continueranno a maturare nei successivi lavori del regista. Un personaggio picaresco si aggira per le strade della Londra notturna, fatta di vicoli e ombre e scandita dalle urla silenziose dei tanti che vivono ai margini della società. Si sviluppano dialoghi casuali e densi con personaggi di umile estrazione e impiego, ubriachi, matti e homeless, brevi e intense incursioni in microcosmi altrimenti celati che vengono sapientemente ricondotti a quel tutto di cui ognuno di noi si sente parte.

Mickes2 26/04/12 19:51 - 1668 commenti

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Predicatore filosofo tra i bassifondi di una Londra plumbea abbandonata a se stessa. Leigh si fa acuto antropologo di personaggi che risultano innocenti perdenti, anime vacue prive di sussulti, disilluse, tristi, incapaci di relazionarsi. Johnny lo sa e con accurata e partecipe strafottenza rigira il dito nella piaga. L’ironia e il sarcasmo nero pece, la cattiveria e la violenza si mescolano in una ballata verbosamente complessa e intelligente. La sceneggiatura segue i pazzi binari della vita del protagonista, cane randagio senza un fine.
MEMORABILE: Karin Cartlidge; L'intepretazione di Thewlis.

Schramm 13/06/15 11:49 - 2414 commenti

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Palla da bowling che butta giù tutti i birilli che trova, parà-incursore contro l’intero cosmo, re mida inverso che corrode tutto l’oro che il suo eloquio-bisturi sfiora, il mattatore di Leigh è il personaggio più cioraniano e beckettiano che il cinema abbia mai offerto. Thewlis ne indossa la sarcastica nequizia con eleganza da lord, in una one-man-stand attoriale da primatista. Leigh dà fondo alla botte del fiele, con un raffinato elogio del più raschiante, aggressivo e autodistruttivo disincanto verso ogni illusoria sovrastruttura umana. Dopo, il suo cinema non sarà mai più così feroce.

Rufus68 31/05/17 23:11 - 3090 commenti

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Non possiamo che divertirci nel seguire le elucubrazioni del protagonista, strafottente filosofo e adepto stretto del menefreghismo, attorno a cui gravita un'umanità fallita, isterica e sbilenca. Il film, coerentemente, non va da nessuna parte e non insegna morali limitandosi a consegnare tale picaresca fenomenologia urbana. Il gioco sulla lunga distanza si sfilaccia un poco e alcune notazioni psicologiche si derubricano a superficiale curiosità: Thewlis, comunque, regge egregiamente la scena sin alla fine.

Bubobubo 28/05/20 20:10 - 1199 commenti

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Johnny scappa da Manchester per evitare di prendersele e finisce a Londra... a prendersele. David Leopard Thewlis-Bloom in uno spazio urbano niente centro e tutta periferia, dove la miseria si raggruma nei tatuaggi e nella colla degli attacchini, nei ghigni malefici degli stupratori e nelle crisi nervose di giovani cameriere, nei corpi delle femme fatale da usare e gettare via e negli spazi vuoti, ma inabitabili, di uffici dechirichiani. Il presente non esiste: lo si pensa con la mente rivolta al futuro, mentre è già passato. Meraviglioso.
MEMORABILE: A colloquio con Brian (Wight); Johnny viene cacciato di casa dalla cameriera del bar; Il finale.
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