Loving Vincent

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Loving Vincent
Anno: 2017
Genere: animazione (colore)
Note: Film d'animazione sulla vita di Vincent Van Gogh girato come un normale film con attori. Successivamente, in fase di post-produzione, da ciascun fotogramma è stato ricavato un dipinto ad olio ad imitazione dello stile di Van Gogh. Alla creazione delle tele hanno contribuito 125 artisti di varia provenienza.
Numero commenti presenti: 5
Papiro: elettronico

LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Il primo film dipinto su tela, realizzato grazie al lavoro di 125 pittori professionisti che hanno provveduto - imitando le tecniche utilizzate da Van Gogh - ad animare le riprese con attori reali, pressoché irriconoscibili sotto il loro make-up virtuale. Ma non ci si è limitati a questo, perché anche per la storia ci si è avvicinati con grande rispetto a ciò che davvero accadde al grande artista (morto suicida, come ben noto) immaginando che il figlio (Booth) di quel postino con la folta barba che tutti riconosceranno come uno dei suoi più celebri ritratti, vada a Parigi per consegnare a Theo l'ultima lettera di suo fratello Vincent. Non trovandolo (è da poco morto pure lui), si dirigerà allora a Auvers-sur-Oise, la cittadina francese...Leggi tutto dove Van Gogh è stato trovato senza vita. Suicidio? Così ci insegna la storia, per l'appunto, ma c'è lo spazio per immaginare che forse non tutte le cose sono andate come sembra. Alla ricerca del medico che aveva ospitato negli ultimi tempi Van Gogh, il giovane verrà in contatto con molti di coloro che l'avevano conosciuto, sempre percorrendo luoghi facilmente riconducibili a note tele dell'artista in un continuo gioco di rimandi che è il vero punto di forza del film. Si parla di animazione, naturalmente, ma attraverso un uso innovativo del Rotoscope il risultato lascia sovente a bocca aperta, perché sembra davvero di entrare nei quadri, in cui le pennellate inconfondibili e i vivacissimi colori danno vita a immagini dall'impatto sensazionale. L'unicità del progetto è indubbia ed è solo un peccato che manchino all'appello molte delle opere più note, dal momento che è stata fatta una chiara selezione. Non del tutto centrata pare invece la scelta di mostrare i flashback con Van Gogh in vita - rievocati dall'immaginazione del protagonista o dai racconti di coloro che ascolta - in un bianco e nero che si differenzia anche nel disegno rispetto a ciò che si vede nel "presente". Uno stacco non così piacevole e che si amalgama piuttosto rozzamente, nonostante la qualità delle immagini resti comunque molto alta. L'apparizione di paesaggi e di personaggi "familiari" non solo agli esperti (parliamo pur sempre di un artista i cui lavori sono universalmente tra i più conosciuti) crea la ricercata complicità tra autore e spettatore e marca la straordinarietà di un film insolitamente girato in 1.33:1, cioè in un rapporto desueto al giorno d'oggi penalizzante per la visione su schermi anche domestici votati al 16/9 (per quanto sicuramente più avvicinabile alle dimensioni di un quadro). Non sempre la storia sa farsi coinvolgente, a dire il vero, e per quanto sia apprezzabile lo sforzo di averla ricavata dalle centinaia di lettere spedite da Vincent al fratello Theo, necessitava forse di una regia più tesa. E dire che ci sarebbe pure una sorta di "giallo" sulla morte, su cui indagare... Un certo distacco invece impedisce di godere anche narrativamente di un lavoro comunque rimarchevole.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 20/10/17 DAL BENEMERITO TARABAS POI DAVINOTTATO IL GIORNO 19/05/19
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Tarabas 20/10/17 12:43 - 1681 commenti

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Una lettera da consegnare è il trucco narrativo che innesca questo "giallo" sulla tragica morte di Vincent Van Gogh, una poetica ricostruzione degli ultimi mesi di vita del pittore ad Avers. Tecnicamente prodigiosa la realizzazione, complessa combinazione di attori, animazioni, set speciali e 65mila fotogrammi dipinti a olio, nello stile del genio olandese. Al di là della tecnica, il film è una commovente rievocazione della tormentata vita di uno dei massimi genii dell'arte, visivamente sorprendente, gioiello di scrittura, intelligenza e gusto.

Cotola 23/12/17 19:14 - 7406 commenti

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Tecnicamente ineccepibile, particolare e di sicuro e brillante impatto, non si avvale invece (a mio avviso) di una sceneggiatura altrettanto all'altezza. Non che sia brutta e che sia priva di momenti interessanti (specie le riflessioni molto delicate sulla vita e la solitudine del grande pittore), ma le manca un vero guizzo e più in generale una presa narrativa che generi vero coinvolgimento. Buon film certo, ma le attese (forse eccessive ma legate al tam tam mediatico e non) sono state in parte disattese.

Galbo 27/02/18 05:54 - 11314 commenti

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Una ricostruzione degli ultimi giorni di vita di Vincent Van Gogh effettuata qualche tempo dopo la morte e basata sulle testimonianze (spesso contraddittorie) di coloro che lo conobbero. La trama ha quasi l’andamento di un giallo ed è abbastanza intrigante; ciò che rende il film meritevole di visone è però la particolare combinazione di animazione e recitazione con la prima che utilizza lo stile grafico del celebre pittore. Ne deriva uno spettacolo affasciante di sfondi e colori che rende il film visivamente assai appagante. Originale.

Paulaster 27/08/18 16:02 - 2685 commenti

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Nel recapitare una lettera si investiga sulla morte di Van Gogh. Sceneggiatura come un cold case schematico e spezzettato che serve solo a mostrare gli ultimi luoghi dove ha vissuto il pittore. Tutta l'attenzione va ovviamente allo stile scelto per il film, composto interamente da dipinti, che ne descrive l'innovatività. Molto buoni i cromatismi e le parti in b/n. Si poteva prestare più attenzione alle musiche per farlo scorrere meglio.
MEMORABILE: Il dottor Gachet; L'ultima carrellata dei luoghi.

Deepred89 2/07/19 23:35 - 3259 commenti

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Operazione interessantissima ma risultato di una pesantezza unica, la cui idea poteva funzionare per metraggi ridotti da cinema sperimentale e invece si addentra verso i qui sterminati territori del lungometraggio biografico. Si avverte la mancanza di una sceneggiatura in grado di far scorrere un'animazione che, per quanto filologica e originalissima, di scorrevole ha ben poco, tra primi piani dall'apparenza scattosa e figure sullo sfondo che ricordano il dipinto nell'hotel di Il seme della follia. Tanto curato quanto soporifero.
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