Little Joe - Film (2019)

Little Joe
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Titolo originale: Little Joe
Anno: 2019
Genere: drammatico (colore)
Note: La protagonista Emily Beecham ha vinto il premio di miglior attrice protagonista al Cannes Film Festival 2019.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 1/09/20 DAL BENEMERITO PAULASTER
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Paulaster 1/09/20 10:10 - 4343 commenti

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In un laboratorio botanico viene creata una pianta che può migliorare l’umore. Storia di fantascienza che potrebbe ma non approfitta del clima di tensione per portarsi in derive horror o zombesche, e che mantiene un’attesa costante nella confusione di una brava Beecham. Stile registico che strizza l’occhio a movimenti di mdp di Haneke; i colori lucidi confezionano il clima artificiale che serve. I dialoghi in famiglia a tratti sembrano troppo evoluti per l’età del figlio e il messaggio di fondo del film non risulta chiaro (sempre che sia l’accettazione).
MEMORABILE: La serra ordinata dei fiori; I fiori rossi che si schiudono simultaneamente; Le interviste sul gradimento.

Cotola 23/09/20 22:20 - 8971 commenti

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Fantascientifico austriaco che fa della freddezza programmatica la sua cifra stilistica, la stessa che la Hausner aveva già mostrato in altre pellicole. I più scafati vedranno nella storia rimandi ad altri film. Anche lo svolgimento non è certo sorprendente. Ma il tema principale, che potrebbe essere quello della "dittatura" della felicità, è comunque interessante e ben trattato, anche se avrebbe potuto essere rivitalizzato almeno un po'. Bravi gli attori. L'aspetto visivo è buono e piacevole, così come globalmente il film.

Daniela 10/12/20 22:04 - 12569 commenti

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In un laboratorio botanico viene creata una nuova pianta in grado, attraverso il suo profumo, di infondere benessere stimolando la produzione di ossitocina.  Ma la pianta, nominata Little Joe in omaggio al figlio della creatrice, non si limita a questo... Variante fitogenetica in tema dl controllo mentale, affascina e respinge allo stesso tempo per la messa in scena curatissima in cromie e ambientazioni ma gelida e scostante: difficile empatizzare con una protagonista che, oltre ad essere tanto poco professionale, somiglia alla sua creazione per il colore dei capelli e degli abiti.

Capannelle 16/12/20 20:23 - 4388 commenti

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In un'atmosfera da science fiction si dipana un thriller esistenziale molto controllato che mette in sequenza tutta una serie di personaggi e situazioni enigmatiche. La sua caratteristica è di arrivare fino a un certo punto e poi fermarsi, lasciando quel filo di tensione e incertezza che avvolge chi guarda. Un esercizio difficile ma gestito bene dalla regista austriaca, con interpretazioni valide e personaggi mossi da sentimenti di lettura non immediata. Ci si muove in ambienti caratterizzati da vive gamme cromatiche e con un sottofondo sonoro particolare e inquietante.

Bubobubo 8/01/21 17:35 - 1847 commenti

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Tema centrale della prosa dell'Huxley distopico è il raggiungimento chimico di una felicità irreale al cui altare sacrificare ciò che di penoso e travagliato contiene la nostra realtà. Hausner deve essersi diligentemente appuntata qualche suo passaggio nella scrittura di questo algido metahorror che, senza lo spargimento di una sola goccia di sangue, mette in scena due contrapposte lotte per la sopravvivenza: quella di un'umanità bisognosa di ossitocina e quella di un innaturale organismo da laboratorio che ricorre al parassitismo filogenetico. Originale, con un'ottima O.S.T.
MEMORABILE: Bella nella serra.

Pigro 25/01/21 09:30 - 9600 commenti

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È l’invasione degli ultrafiori, che col profumo anestetizzano i problemi lasciando le persone in un atarissico stato di pseudo-benessere permanente. Il plot in sé è sciocchino e con buchi logici, da b-movie fanta-horror americano anni 50, tra antiche metafore sull’omologazione e tematiche contemporanee (gli ogm). Vero punto di forza è l’eccellente capacità di reinvenzione del linguaggio di quei vecchi film dal punto di vista formale: ritmo rarefatto, fotografia mirabile, ricerca della composizione visiva e cromatica, musica orientale. Fascinoso.

Giùan 18/02/21 16:48 - 4504 commenti

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Resta in mente (e nell'iride) soprattutto per un apparato visivo-cromatico da ambiguo pop sperimentale con tanto di accompagnamento sonoro coerente e congruente (gli accordi cacofonici di Teiji Ito). Per il resto invece, innanzitutto sul piano strutturale e narrativo, le precise intenzioni "astrattive" della Hausner rischiano di essere ridotte a scheletro plasticamente manifesto con livelli di lettura piuttosto anodini (i personaggi narcotizzati, l'affettività neutra o spenta). Un film con cui (come con le piante) parlare risulta complicato, unilaterale e frustrante. Pollice nero?

Anthonyvm 10/04/22 01:50 - 5559 commenti

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Stilosa e linda rilettura de L'invasione degli ultracorpi, che rimpiazza i vecchi baccelloni con deliziosi fiori scarlatti in grado di controllare la mente dei loro "annusatori". La dimensione femminea e materna della storia (protagonista è l'incauta biologa che ha creato i piccoli mostri giocando con la genetica) e il sottile umorismo satirico di fondo (la felicità parassitaria e omologante) passano quasi in secondo piano di fronte alla bizzarra estetica delle inquadrature, con surreali concentrazioni di verdi, rossi e gialli in un mondo cromaticamente insaturo. Lento ma avvolgente.
MEMORABILE: L'eccellente OST; Il marito che non riconosce più la moglie perché troppo gentile; I due ragazzini nella stanza dei fiori; I cambiamenti dei colleghi.

Lupus73 13/08/22 13:04 - 1473 commenti

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Coltivazione in laboratorio di un fiore geneticamente modificato per non riprodursi, ma il il fiore attiverà un meccanismo per salvaguardare la specie fino al controllo della mente umana. Confezione curatissima, soprattutto nell'immagine e nelle ambientazioni, molto asettiche in cui prevale il bianco che contrasta con alcuni toni accessi (soprattutto rosso); buono il soggetto che viene sviluppato in una sceneggiatura piuttosto dilatata, forse troppo per quello che poteva essere un soggetto per corto-medio metraggio, e alla fine dei conti rimangono il concetto e l'estetica.

Schramm 26/12/22 22:12 - 3484 commenti

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L'ammutinamento carpenteriano del bios floreale alla superbia della perversione genetica, ed è subito tutto un fantasticare che regalia avrebbe enucleato Cronenberg da un plot dove mindsnatching e (metafora della) coming of age si arrotolano oziosi tra le lenzuola. La Hausner restringe invece tutto a un proto-Kurosawa à la Charisma brit-pop sundancero, che si impone più per la bigbabolosa e metallizzata fotografia al limite del fluorescente che per radiazione narrativa capace di lascito psichico-emotivo. Si lascia oltrepassare, non senza totalizzare tutta la gamma dello sbadiglio.

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Magerehein 25/03/23 10:53 - 961 commenti

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Scienziata carrierista e neppure troppo simpatica gioca a fare l'Hammond della situazione, ma con i fiori. Idea buona ma storia che rispetta tutti i cliché di genere: dall'animale/spia d'allarme a cui nessuno bada, ai colleghi scettici, a idee prese più per ambizione che per acume; in un laboratorio "serio" i dipendenti (almeno all'inizio, visto che poi...) agirebbero mai così? La prevedibilità è dunque servita. Ritmo lento, OST minimale ma calzante. Si solleva dalla mediocrità per via del velato alone d'inquietudine che riesce a emanare, e per un'estetica asettica e allarmante.

Kinodrop 20/06/23 19:34 - 2881 commenti

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Creato come supporto per un'aromaterapia avanzata, lo scarlatto fiore mostra ben presto un potere che va ben oltre quello progettato dalla biologa e dalla sua équipe, che sembra agire sul sistema ormonale e fornire una sorta di felicità asettica e deprivata delle sue motivazioni. Tutto giocato a livello estetico tra algide e ultratecnologiche serre e il contrasto tra asetticità dell'ambiente e il cromatismo dei fiori, un enigmatico film che attinge a un certo gusto anni '50, dall'impianto ideologico piuttosto inconsistenze e forse volutamente lasciato troppo nel limbo del dubbio.
MEMORABILE: Le geometriche carrellate tra le serre; La suggestione orientaleggiante della bella colonna sonora di Teiji Ito.
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