La regola del gioco

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Titolo originale: La règle du jeu
Anno: 1939
Genere: drammatico (bianco e nero)
Note: Distribuito in Italia negli anni '70.
Numero commenti presenti: 14

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I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 11/12/08 DAL BENEMERITO DANIELA
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Daniela 11/12/08 10:38 - 9657 commenti

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Un ricco marchese invita nella sua tenuta di campagna amici, amanti e rivali in amore. Tresche ed equivoci, in cui i servi duplicano le schermaglie amorose dei padroni, con conseguenze tragiche. Ma le regole del gioco, che sono quelle di classe, alla fine prevalgono e la storia si conclude con l'allontanamento dei due fuoricasta perturbatori: il bracconiere Marceau ed il tenero fallito Octave, interpretato dallo stesso regista. Definito "divertissement" nella didascalia iniziale, è il ritratto spietato di una società sull'orlo del baratro.
MEMORABILE: La scena di caccia, in cui la strage di selvaggina anticipa quella imminente sui campi di battaglia.

Belfagor 14/01/09 22:11 - 2627 commenti

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Straordinario sotto tutti i punti di vista. Renoir dipinge un ritratto solo in apparenza frivolo e teatrale di una società cinica e spietata, le cui regole, se infrante, scatenano tragiche conseguenze. Ogni volta che si rivede si possono scoprire nuove significati nascosti. E la voglia di rivederlo non si esaurisce, grazie alla sottile ironia che unisce il tutto e rende l'opera scorrevole come poche.
MEMORABILE: La battuta di caccia.

Stefania 8/02/10 01:40 - 1600 commenti

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Lo scandalo della spontaneità e della passione sconvolge l'unica regola vigente nel gioco mondano: la finzione. In una riunione di società che tanto assomiglia al teatrino meccanico, orgoglio del Marchese de la Chesnaye, un provvidenziale equivoco e uno sparo nel buio ripristinano lo status quo, e suggellano una beffarda tragedia. Film di incredibile complessità e raffinatezza, sardonica operetta morale di esattezza mozartiana.
MEMORABILE: La recita col balletto tirolese e la danza degli scheletri.

Saintgifts 12/02/10 22:16 - 4098 commenti

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Classico che si può vedere e interpretare almeno in due modi. Come commedia e come dramma, ma in effetti è tutte e due le cose. Ciò che unisce i due ceti della società presenti (i servitori e i padroni nobili, l'eroe aviatore e Octave metteteli dove volete voi) è la passione, il possesso, non l'amore, che va e viene con una velocità capricciosa e nessuno vuole soffrire. Il più simpatico è il bracconiere donnaiolo che vuole rimanere fuori da complicazioni, anche se fanno di tutto per coinvolgerlo. Renoir gestisce bene i tempi e le scene.
MEMORABILE: Mentono tutti: la radio, i mariti, le mogli, i politici, gli amanti (la televisione non era ancora diffusa). Niente di nuovo sotto il sole.

Cotola 18/08/10 23:45 - 7630 commenti

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Poche volte il termine capolavoro non è abusato. Questo è uno di quei rarissimi casi. Geniale film di Renoir in cui nulla è lasciato al caso così come accadeva solo nelle italiche opere letterarie del 1300. Tutto è dominato da un rigore geometrico e da una perfezione che è impossibile, data l'estrema complessità del film (sotto questo punto di vista uno dei più difficili della storia del cinema), comprendere tutto ad una prima visione. Straordinaria rappresentazione di una certa condizione umana che conquista, stupisce e delizia ad ogni occasione. Pietra miliare.
MEMORABILE: Il tragico della vita è che tutti hanno le loro ragioni.

Capannelle 31/08/10 11:06 - 3746 commenti

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Film universalmente acclamato per lo stile graffiante mimetizzato dietro una storia di ipocrisie e tradimenti amorosi, che balla costantemente tra farsa e melodramma. Sicuramente anticipatore (siamo solo nel 1939) e dinamico nello sviluppo (più sotto trame scorrono in parallelo) ma personalmente anche troppo caotico e teatrale per gustarmelo appieno.

Pigro 16/02/11 09:34 - 7922 commenti

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Le regole del gioco in un gioco senza regole: l'amore, inteso come cartina di tornasole o addirittura allegoria delle relazioni umane e delle ipocrisie che le sottendono. Come in una commedia francese del 700, Renoir imbastisce un carosello sentimentale di intricati intrecci sul doppio livello dei nobili e dei servi, nel ritiro di campagna tra feste teatrali, battute di caccia (foriere di presagi luttuosi) e tanti corteggiamenti e gelosie. Una giostra come quelle collezionate dal galante padrone di casa, tanto futile quanto ambigua. Sottile.

Luchi78 25/08/11 17:44 - 1521 commenti

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Sicuramente all'avanguardia per l'epoca in cui uscì e altrettanto rappresentativo della vita e dei costumi della borghesia del tempo, ma adesso rimane solo la poesia di una commedia amorosa che si trasforma in dramma. Sottile e sbalorditivo il ritratto psicologico di questo gruppo di amici-amanti, ma al di là di questo mi sembra un film eccessivamente sopravvalatutato.

Gaussiana 9/05/12 17:30 - 121 commenti

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Raffinato film in cui Renoir mostra il meglio della sua capacità espressiva tramite una storia complessa, senza abbracciare né solo l'ironia né solo il dramma totale. Pessimista fotografia di una borghesia e della sua servitù in preda alla necessità di riempire il tempo inutile con frivole storie d'amore e battute di caccia. I giochi di luci e ombre e la magnifica fotografia, così come l'accurata realizzazione di ogni scena e dell'intreccio, ne fanno indubbiamente un gran film. Non gli do il massimo perché oggi non stupisce più come all'epoca.

Mickes2 24/09/13 12:04 - 1668 commenti

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Le regole del gioco dell’«amicizia amorosa» fra tolleranza e ipocrisia, ironia e (falso) perbenismo, superficialità e passione. Sublime fantasmagoria di una società ridotta a macchiette informi, ombre accennate, dove i comportamenti e le reazioni somigliano più a un carnevalesco e malsano gioco da reiterare che alla reale esistenza dell’individuo. Come se il futuro (del mondo?) fosse confinato, costretto all’implosione, arreso alla falsa maniera e alle regole ormai sbaragliate di un’etica in via di spegnimento, anticipatrice della tragedia.

Jdelarge 30/03/14 00:35 - 886 commenti

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Dramma e commedia si fondono in questo bel film di Renoir per mostrare tutte le debolezze umane nella materia dell'amore. La regia è abile fin da subito, sul piano semantico, ad abbinare i volti umani a maschere e burattini, con i quali l'essere umano sembra assimilarsi in maniera preoccupante. Sull'amore incombe la morte e in questo senso la scena della danza macabra è un vero e proprio esempio di arte prefigurativa. L'eccessiva loquacità dei personaggi contribuisce a far emergere la loro debolezza.

Deepred89 6/05/14 23:33 - 3312 commenti

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Sarà, ma pure questo "intoccabile", per quanto registicamente innovativo, divertente e ben ritmato, mi è sembrato lontanissimo dall'eccellere. Ho rilevato la farsa ma non i graffi e anche il finale cinico (svolta nel dramma? mah..) mi è parso giusto una risposta al "Ma se tua moglie avesse un amante dimmi un po' cosa faresti tu?" con un po' di satira sociale annessa. Si teatraleggia, ma più che un proto-Bunuel periodo antiborghese vi ho scorto un antenato aristocratico delle nostre commediacce. Ai Cahiers mi sbranerebbero, ma per me vale ***.

Paulaster 1/06/18 09:46 - 2871 commenti

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In una riunione di caccia si svelano le attenzioni amorose tra gli invitati, che siano nobili o domestici. La complessità delle relazioni è espressa in un dramma farsesco dove le situazioni mutano continuamente e che ognuno si regoli a piacimento. Regìa che rende fluide le inquadrature (anche con piani sequenza) dando l’impressione che gli eventi sembrino casuali. Critica verso la società tutta, ha attinenze con il Buñuel che verrà.
MEMORABILE: Le fucilate in casa come fossero uno scherzo preparato; Le inquadrature alle coppie in sequenza.

Daraen4 21/10/20 01:46 - 56 commenti

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Film considerato sia universale cult che oggettivamente di estremo valore, non riesce a toccare le corde degli spettatori contemporanei, poiché la sua forza risiede in elementi tecnici e stilistici di forma e contenuti innovativi per l'epoca ma totalmente sdoganati e quindi "invisibili" agli occhi del pubblico degli anni '20 del terzo millennio. Un dramma sentimentale corale che svolta nell'intreccio delle relazioni dei ricchi con quelle dei poveri; pellicola antipatica poiché nasce e muore snob, cercando di insegnare senza regalare nessuna emozione.
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