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Commenti L'IMPRESSIONE DI MMJImpressione Davinotti

Non è una novità, l'idea di raccontare la storia di una particolare location attraverso la descrizione dei personaggi che in qualche modo ne hanno sancito l'unicità. Inizialmente un cinematografo come tanti, senza una programmazione particolare, L'Universale di Firenze si è evoluto trasformandosi in sala d'essai riuscendo a rilanciarsi e ad aggiungere singolarità alla proposta, legata in qualche modo anche a chi sedeva davanti allo schermo. All'Universale si andava per vedere gli spettatori, non i film, ci viene detto, e l'apertura con una Vespa che arriva fin sotto allo schermo nell'indifferenza o quasi fa già capire molto, in questo senso. "Spettatore pagante spettatore parlante", uno dei motti...Leggi tutto di chi frequentava assiduamente. Alle prime scene vagamente osé, infatti, chi sedeva era uso rumoreggiare fino a lanciarsi in battute di gusto discutibile e spesso di rara volgarità. Inutile protestare, però: la maggioranza aveva deciso che all'Universale funzionava così. E quando il nuovo programmista (Hendel), chiamato per rimpinguare gli incassi, decide per la svolta autoriale imponendo un film nuovo al giorno e titoli importanti (tra i primi RASHOMON, che coi suoi tempi lunghissimi destabilizza l'ambiente suscitando una pioggia di sdegnati commenti), l'Universale acquista nuovi tipi di pubblico chiamati a variegare l'improbabile fauna. Federico Micali racconta insomma quella che fu la vera storia di un cinema amato e di culto filtrata dagli occhi di Tommaso (Turbanti), figlio del proiezionista (Bigagli) e per anni legato alla sala. Lo vediamo crescere insieme ai suoi amici Marcello (Mugnaini) e Alice (Lutz), che perderà poi di vista quando il film si concentrerà in buona parte sull'Universale e chi lo abita con regolarità: dal padre di Alice che si lascia andare a commenti pesanti a quelli che lo imitano aggiungedovi il carico, dal suo degno erede che alla celeberrima scena di sesso di ULTIMO TANGO A PARIGI grida "a burracciugagliene!" entrando nella leggenda locale a quello che si veste in tema col film che va a vedere. Una sorta di BAR SPORT trasferito in sala che si cerca di ispessire con le vicende personali del protagonista e col ritorno in loco di Alice (prima hippie e poi eroinomane) e di Marcello (sospettato di aderire a gruppi terroristici proletari). A corollario un po' di eventi storici che hanno come sempre il compito di scandire cronologicamente le epoche (dal rapimento Moro all'assassinio di John Lennon) assieme alla comparsa (solo suggerita, fuori campo) di Pelù e dei suoi Litfiba. Stratagemmi tipici per un film che non fa certo dell'originalità l'arma migliore. Se però il soggetto di buoni spunti ne conta, la realizzazione lascia invece a desiderare, sia nella scelta di attori che, esclusi i volti noti (a cui si può unire anche il vignettista Vauro nel ruolo del padre di Marcello), non convincono come dovrebbero, sia per una sceneggiatura che dà ai frequentatori della sala una caratterizzazione umoristica fin troppo rozza e artificiosa. Ottima al contrario la colonna sonora della Bandabardò, specialmente in alcuni frangenti (l'amplesso a tre, la fuga sulle rive dell'Arno di Marcello...). Curiosamente funziona meglio la parte dedicata ai drammi degli amici di ritorno che quella giovanile o legata al cinema. Grande sfoggio di manifesti d'epoca e di sequenze da film celebri, proiettate sullo schermo dell'Universale. Il finale riporta un poetico sogno alla più prosaica realtà.

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 10/05/16 DAL BENEMERITO SAINTGIFTS POI DAVINOTTATO IL GIORNO 2/05/18
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Saintgifts 11/05/16 08:00 - 4098 commenti

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Dopo il documentario Cinema universale d'essai, Micali, partendo dai fatti reali e aggiungendo la storia dei tre amici che crescono all'ombra del famoso cinema fiorentino, confeziona un film che dovrebbe concretizzare ciò che nel documentario è stato raccontato. Ne viene fuori un pezzo di storia italiana che coinvolge volgo e intellettuali che, per motivi diversi (o per gli stessi motivi) ruotano attorno a un cinema, senz'altro speciale, ma non poi così unico. L'inizio è buono, poi con l'arrivo della droga sono inevitabili i luoghi comuni.
MEMORABILE: La scelta dei pezzi che formano la colonna sonora.

Kinodrop 14/05/17 19:31 - 2980 commenti

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Commedia che ripercorre le fasi di un celebre cinema fiorentino, da locale popolare e becero a sala d'essai politicizzata, fino alla chiusura. E' una specie di raccolta di un certo filone toscaneggiante con tutti i suoi stilemi e tic ben riconoscibili, da quelli più grevi a quelli più impegnati; più che narrare, il regista aggiunge un po' scolasticamente situazioni e personaggi che restano però flash di momenti e fasi standard intorno agli anni '70 con la complicità degli stili musicali più celebrati. Permane la presenza dell'origine documentaristica.

Daniela 14/08/17 09:28 - 12699 commenti

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Qualcosa manca (il palco da cui piovevano "cose" in platea, tutto il calcio minuto per minuto attraverso le radioline in sottofondo la domenica pomeriggio, la caciara dei "venerdì del terrore") ma tutto sommato ci siamo nel ricreare l'atmosfera di questo cinema cinefilo e low cost, indimenticabile per i fiorentini della mia generazione, a patto però di restare fra le mura della sala, che era molto più ampia rispetto a quella mostrata, perché quando se ne esce per seguire le vicende degli amici del protagonista la sceneggiatura mostra il fiato corto e i cliches si accumulano. Buono in parte.

Apoffaldin 18/04/24 09:39 - 72 commenti

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Lo schermo usato per il tiro al bersaglio, caos perenne, "canne", rane e motorini in sala: benvenuti al cinema "Universale", mr Hyde della cultura cinefila fiorentina, con la sua "banda di disintegrati" in libera uscita ma un po' anche dottor Jekyll, perché fra i primi a programmare cicli di film sui grandi registi. Film corale per necessità, lo è anche troppo, con gli interpreti secondari più in palla dei protagonisti. Piacevole come una lager d'inizio anni Settanta quando, con l'arrivo dei giovani, la barista dovette obbedire al comandamento "-A+B", "meno amari più birre".
MEMORABILE: Il coro popolare al proiezionista se il film è in bianco e nero: "Nencioni! I' coloreee! Che l'hai nascosto? Tira fori i pennarelli!"; "Il Parrucca".

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  • Discussione Daniela • 16/05/17 10:44
    Gran Burattinaio - 5929 interventi
    Film la cui visione è per me praticamente obbligata, considerato tutto il tempo che ci ho passato negli anni fra il liceo e l'università: a parte le proiezioni in case del popolo e parrocchie, era l'unico cinema che potevo permettermi.
    Programmazione giornaliera con calendario mensile stampato su foglietti di carta bianca disponibili alla cassa dalla fine del mese precedente. Fra le mini rassegne proposte, c'era sempre quella dei "Film richiesti dagli spettatori", in cui The Blues Brothers non mancava mai.

    Cinema "multimediale" in anticipo sui tempi.
    La domenica pomeriggio, la proiezione del film era accompagnata dalle cronache di "Tutto il calcio minuto per minuto", dato che c'era sempre qualcuno che teneva la radiolina all'orecchio per seguire le partite della Fiorentina.
    L'atmosfera di thriller e gialli era resa ancora più suggestiva dalla nebbia presente nella sala, avvolta in una perenne coltre di fumo.
    Ogni tanto, a vivacizzare l'ambiente, le intemperanze di un ubriaco - ricordo un tizio che si portava dietro un fiasco, appoggiandolo sul sedile accanto a quello dove era seduto.
    Ma il top erano naturalmente le famose serate dei "Venerdì dell'orrore": una partecipazione viscerale che sfociava nel tifo di stadio durante le scene clou, fossero di sangue o di sesso.

    Caro, vecchio Universale.
  • Discussione Zender • 16/05/17 13:59
    Capo scrivano - 47891 interventi
    Giusto, chi meglio di te può rivivere il film? Ora dovrai verificare se è tutto vero, quel che si dice nel film.
  • Discussione Graf • 3/05/18 02:17
    Fotocopista - 908 interventi
    Un paio di anni fa Martina Biagi, la segretaria di edizione del film, mi ha detto che "Universale" era il nome di un cinema popolare di Firenze che si trovava dalle parti di San Frediano ormai chiuso da più di venti anni.
    Ultima modifica: 9/10/18 16:05 da Zender