L'immensità della notte

Lo trovi su

LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Dichiarato omaggio alla celebre serie tv AI CONFINI DELLA REALTA' (ribattezzata per l'occasione "The Paradox Theater"), il film si diverte fin dall'inizio a giocare con lo schermo televisivo entrandoci ed uscendoci: l'immagine panoramica a colori, infatti, più volte varia  temporaneamente di formato, diventando in bianco e nero e mostrando i tipici difetti di ricezione fino a inquadrare l'apparecchio tv che la contiene, appoggiato sul tavolo d'un tipico appartamento americano dei Cinquanta. Perché l'ambientazione ci riporta indietro a quegli anni, con un buon lavoro di ricostruzione (per quanto semplice,...Leggi tutto visto che le scenografie sono poche e lo spazio in cui ci si muove circoscritto) che comprende un’accurata riproposizione di look e costumi dell'epoca. Sulle prime sembra difficile capire dove la storia voglia condurci: personaggi che a lungo parlano di questioni del tutto irrilevanti prolungano l'attesa di chi si aspetterebbe di entrare nel vivo dell'azione. Attesa destinata a protrarsi, perché dopo aver finalmente individuato nei giovanissimi Everett Sloan (Horowitz) e Fay Crocker (MCormick) i due protagonisti, il film ce li mostra mentre lui cerca di spiegare a lei il funzionamento di un registratore di cui si serve per la sua attività di conduttore radiofonico. Lei però, nel provarlo, si perde in tediosissimi racconti e aneddoti che ci fanno subito intuire la pretenziosità di una sceneggiatura laccata e artificiosa cui manca del tutto il fattore coinvolgimento. Estenuati da tante chiacchiere arriviamo infine a vedere Fay alle prese col suo vero lavoro di centralinista, quando casualmente intercetta un segnale misterioso proveniente da una delle linee telefoniche. Non è l'unico evento inspiegabile di quei momenti, vissuti attraverso le parole di chi può usare il telefono e parlare con la ragazza. Inevitabile che Everett venga avvisato della cosa e cominci con Fay a indagare meglio sul segnale scoprendo che molti anni prima qualcuno l'aveva già ascoltato. Il film punta tutto sull'atmosfera avvolta dalle fondamentali musiche di Erick Alexander e Jared Bulmer, cui spetta di dare sostanza vera al sentimento di sottile terrore che s'insinua nei personaggi e che si vorrebbe trasmettere in chi guarda. Sfruttando bene una fotografia insolita che schiarisce i neri dipingendo begli scenari notturni nonché un uso intelligente della steadicam con cui si percorrono strade e spazi aperti riprendendo dal basso, THE VAST OF NIGHT richiama la gloriosa serie televisiva provando a ricordarci come un tempo, soprattutto in tv, era più la bravura degli sceneggiatori e dei registi a contare che non la spettacolare efficacia degli effetti speciali. Vero, ma qui tali qualità faticano a farsi notare: la storia è inconsistente e la mancanza di vere svolte in grado di stimolare l'attenzione ci fa navigare a lungo in un mare di parole che ci cullano stagnando, rianimati di quando in quando da un racconto un po' più vivo (quello dell'anziana testimone). E non va dimenticato che se un episodio della storica TWLIGHT ZONE durava una ventina di minuti riuscendo a condensare l'efficacia della piccola idea che lo sosteneva, tirare avanti un'ora e mezza con un unico spunto tanto povero vuol dire esporsi al pericolo di sfilacciare il tutto farcendo il film di inutili prolissità. Quel che resta, in fondo, rischia di essere solo maniera.
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi
TITOLO INSERITO IL GIORNO 30/05/20 DAL BENEMERITO HERRKINSKI POI DAVINOTTATO IL GIORNO 26/08/20
Clicca sul nome dei commentatori per leggere la loro dissertazione
ORDINA COMMENTI PER: BENIAMINI GERARCHIA DATA

Herrkinski 30/05/20 04:39 - 6070 commenti

I gusti di Herrkinski

Omaggio al cinema di fantascienza a tema UFO, è l'indagine di due ragazzi riguardo ad avvistamenti nei cieli di una piccola città americana negli anni '50. L'esordiente Patterson ha mestiere con la steadicam e compie alcune carrellate mozzafiato tra le strade deserte del paesino, immergendoci in una misteriosa notte d'estate; il problema qui non è certo l'atmosfera, sempre presente, quanto la staticità di un lavoro basato quasi interamente sui dialoghi che - per quanto ben scritti e recitati - risultano logorroici in assenza di qualunque azione.

Galbo 1/06/20 06:57 - 11698 commenti

I gusti di Galbo

Alla fine degli anni 50 in una cittadina del New Mexico, una giovane operatrice del centralino e un DJ radiofonico intercettano uno strano segnale radio. Dichiarato omaggio alla serie Ai confini della realtà, una pregevole opera prima dal gusto vintage, girata impeccabilmente (lo stile è eccellente) con ritmo e tensione crescenti. Ottime l'ambientazione e la prova dei due giovani interpreti. Da vedere e realizzata da un regista assai promettente.

Bubobubo 17/06/20 16:46 - 1537 commenti

I gusti di Bubobubo

L'operazione di Patterson è trasparente sin dal prologo metacinematografico, che omaggia apertamente l'"ordinario straordinario" di Ai confini della realtà con, in più, una strizzata d'occhio alle oscure inquietudini che dilaniavano silenziosamente l'America degli anni '50 (come quelle dipinte, ad esempio, nell'ottavo episodio di Twin Peaks - Il ritorno). La prima mezz'ora, tuttavia, incastrata fra dialoghi infiniti e inconcludenti, è piuttosto noiosa: la vicenda prende poi quota, aiutata anche dal frenetico aumentare del ritmo, ma rimane ben percepibile il retrogusto di incompiuto.
MEMORABILE: Il dialogo con l'anziana.

Daniela 19/06/20 05:35 - 10766 commenti

I gusti di Daniela

Negli anni '50 In un paesino del New Mexico. mentre tutti sono intenti a seguire una partita di basket, una centralista ed il conduttore di una emittente locale cercano di capire da dove provenga uno strano segnale radio... Omaggio dichiarato ad una serie mitica, un esordio registico in chiave minimalista che in alcune sequenze riesce a creare tensione con pochissimi mezzi  (bellissima nella sua fluidità la carrellata lungo le strade deserte) ma è penalizzato dall'eccessiva verbosità che, soprattutto nella prima parte, si traduce in dialoghi sfibranti. Più promettente che riuscito. 

Pinhead80 8/11/20 19:21 - 4155 commenti

I gusti di Pinhead80

Nell'immensità di una notte del New Mexico degli anni '50 due ragazzi saranno testimoni di un avvenimento sconcertante e unico, capace di cambiare per sempre la loro percezione del mondo. Andrew Patterson vuole omaggiare la serie Ai confini della realtà presentando un lungometraggio che gli somiglia per contenuti e veste grafica. Quello che manca totalmente però è il ritmo, che si basa unicamente su dei dialoghi estenuanti e su piani sequenza interminabili. Peccato perché le premesse per vedere qualcosa di interessante c'erano tutte, ma a vincere alla fine è soltanto la noia.

Kikoz 3/02/21 22:51 - 12 commenti

I gusti di Kikoz

Fate accoppiare Noah Baumbach con Incontri ravvicinati del terzo tipo: partorirà "L'immensità della notte", ovvero il mumblecore di fantascienza. Beccatevi quaranta minuti di chiacchiere irrilevanti fra due personaggi scialbi, spesso ripresi di spalle e in piano sequenza. Poi altri quaranta minuti di gente che racconta le loro esperienze con gli ufo - manco fossimo in un outtake de Il quarto tipo -, finché tutti cominciano a parlare velocissimo e finalmente succede qualcosa. Peccato che il film sia finito.

Areknames 22/02/21 16:03 - 28 commenti

I gusti di Areknames

Un film che cerca soluzioni suggestive di messa in scena (complessi piani sequenza; alternanza tra indugianti primi piani dei protagonisti e campi medi che nascondono i loro volti e le loro emozioni), ma che paga uno sviluppo narrativo senza sorprese, talmente prevedibile da deludere, al di là delle buone intuizioni di regia. Non mancano momenti potenzialmente inquietanti, ma il film finisce per sembrare un'occasione mancata. E di molto.

Giùan 21/09/21 18:34 - 3457 commenti

I gusti di Giùan

Discreto, ben pensato, molto accurato sul piano visivo. L'esordiente Patterson ha le idee chiare e pur se il recupero del "fantastico" televisivo che lambiva la realtà non emozioni particolarmente, né sembri terribilmente sentito, è proprio il pacato distacco col quale la narrazione procede a determinarne la credibilità e il suo paradossale crescendo. Se l'operazione filologica è di stimolante spessore, i ricami in piano sequenza e l'universo della parola che invade il film (centralini, radio, racconti dei testimoni) confluiscono in un'opera elegante, evanescente eppur struggente.
MEMORABILE: Il registratore; Il piano sequenza dalla palestra al centralino.

Gail Cronauer HA RECITATO ANCHE IN...

Per inserire un commento devi loggarti. Se non hai accesso al sito è necessario prima effettuare la registrazione.

In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Galbo • 1/06/20 06:14
    Consigliere massimo - 3865 interventi
    Film disponibile in streaming su Amazon, da cui è prodotto. Il titolo italiano è L’immensità della notte.
  • Discussione Zender • 17/06/20 17:21
    Consigliere - 44921 interventi
    Cos'è TP3 nel tuo commento, Bubobubo? Non usate abbreviazioni per i titoli, nei commenti, grazie.
    Ultima modifica: 17/06/20 17:21 da Zender
  • Discussione Bubobubo • 17/06/20 17:55
    Addetto riparazione hardware - 253 interventi
    Zender ebbe a dire:
    Cos'è TP3 nel tuo commento, Bubobubo? Non usate abbreviazioni per i titoli, nei commenti, grazie.
    L'ho dovuto fare perché altrimenti non mi stava. Twin Peaks 3.
  • Discussione Zender • 17/06/20 18:03
    Consigliere - 44921 interventi
    Ok, però se non ci sta va modificata una frase, non mettiamo abbreviazioni. Abbiamo aumentato a 490 anche per evitare problemi di questo genere.
    Ultima modifica: 17/06/20 18:05 da Zender