Tokyo fist

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Tokyo Fist
Anno: 1995
Genere: drammatico (colore)
Numero commenti presenti: 8
Papiro: elettronico

LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Se teniamo a mente che l'autore, regista nonché interprete (assieme al fratello) di TOKYO FIST è Shinya Tsukamoto, colui che anni prima ci aveva regalato l'immenso TETSUO - UOMO D'ACCIAIO, capiremo probabilmente in anticipo che quanto ci attende non è un film che segua una logica precisa. Come buona parte dei film giapponesi TOKYO FIST prende spunto da un paio di idee appena accennate per svilupparsi seguendo itinerari a dir poco fantasiosi. Qui ci sono due amici di vecchia data, un impiegato (Shinya Tsukamoto) e un pugile (suo fratello Kohji) che verranno alle mani per colpa della fidanzata...Leggi tutto del primo, la quale non disdegna i muscoli del secondo. Frustrato, l'impiegato prenderà a frequentare la palestra del suo rivale in amore tentando di superarlo almeno in campo sportivo. Ma tutto questo è nulla in confronto a quello che Tsukamoto costruisce con i suoi personaggi: trasforma la ragazza in un’amante masochista di piercing e tatuaggi, gli scontri sul ring in oceani di sudore e sangue, i volti dei protagonisti in maschere sfigurate dai pugni cercando al contempo di continuare a seguire lo strano comportamento di lei, poco chiaro fin dall'inizio. Ma a farla da padrone è il personalissimo stile di Tsukamoto, il suo montaggio folle che, seppur non estremo come ai tempi di TETSUO, è ancora ampiamente imprevedibile e d'effetto. Sono film che non è difficile apprezzare, perché sanno divertire con i loro dialoghi e le loro azioni destabilizzanti, sanno affascinare con esagerazioni splatter fuori da ogni parvenza di credibilità. E’ un mondo distante mille miglia dal rigore e dalla banalità occidentali; un film sul pugilato impazzito e sull'amore travagliato. Ma tutto alla giapponese!
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
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Pol 10/04/08 13:52 - 589 commenti

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Tsukamoto ha il pregio non indifferente di avere uno stile tutto personale, nervoso, delirante, non convenzionale. Solo per questo 'Tokyo fist' meriterebbe una visione: per vedere un modo diverso di fare cinema. La violenza di questo film scaturisce soprattutto dal modo con cui ci vengono presentate le immagini, con inquadrature che sembrano sul punto di esplodere tanta è l'energia infusa da Tsukamoto. La fredda fotografia aumenta, se ce n'era bisogno, l'impatto delle immagini.

Capannelle 19/10/09 12:04 - 3741 commenti

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Incontro-scontro tra un impiegato finto docile, la sua problematica ragazza e un boxeur professionista a base di ricordi dolorosi, scatti d'ira e disfacimenti corporali. Come sfondo una Tokyo grigia e tramutata in un ring eterno e allucinato per lo scontro finale tra i due galletti, quasi a certificare chi ce l'ha più lungo. Surreali echi cronenberghiani e tanta, magari troppa, boxe metafora della violenza latente nella nostra società. Del resto, questo è lo stile di Tsukamoto. **1/2

Pinhead80 30/03/10 00:01 - 4002 commenti

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Una spremuta di sangue, velocità cyberpank, carne da macello e autodistruzione: ecco gli ingredienti di questo succulento film targato Tsukamoto. Come al solito delirante sino agli eccessi, si spinge sino all'estremo limite del masochismo. Tre personaggi alla ricerca di un qualcosa che va oltre la fisicità con cui cercano di dimostrare il loro malessere. Il male che utilizza il corpo per purificare l'anima.

Greymouser 19/05/10 11:56 - 1458 commenti

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Sempre geniale e folle Tsukamoto, non c'è che dire. Non so da quale abisso di delirio personale scaturiscano le sequenze e le immagini di questo film, ma quel che è certo, nonostante la bizzarria dello script, è il fatto che ci si ritrova come ipnotizzati da un regista incantatore e dai suoi percorsi stilistici lontani da ogni moda e da ogni esigenza di cassetta.

Undying 14/11/10 21:36 - 3839 commenti

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Coppia viene messa in crisi dalla presenza di un pugile. Tsukamoto abbandona il tema della macchina, ma non quello della mutazione (fisica e mentale) e della meccanica, qui rappresentata dai movimenti iterativi dei pugili, non a caso accompagnati da un tipo di musica simile a quella presente in Tetsuo. Il cineasta volta pagina e affronta un nuovo tipo di racconto, abbandona l'horror e affronta il melodramma, ma un filo comune (quello della metamorfosi, appunto) lega Tokyo Fist ai lavori precedenti.

Mickes2 12/07/11 11:17 - 1668 commenti

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Tsukamoto smorza i toni allucinati e iper frenetici di Tetsuo, ma sempre con uno stile del tutto personale - caratterizzato da deliri visionari, montaggio frammentato, mdp a spalla che spazia vorticosamente tra la grande e claustrofobica Tokyo ed i protagonisti - ci immerge in una storia che fa leva sul rapporto tra uomo e metropoli, tra disfacimenti corporali, masochismo e tristi rievocazioni. Un'enorme macchina da guerra prende vita tra la disumanizzazione e le derive esistenziali di persone per cui la boxe diventa mezzo di liberazione.
MEMORABILE: La fotografia con predominanti fredde e colori che virano dal verde al blu. Le musiche alienanti. Il sangue che sgorga a fiotti.

Minitina80 24/09/18 08:37 - 2392 commenti

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In tutto il film non c’è un solo fotogramma in cui compaia un albero o un piccolo prato verde. Per Tsukamoto la città di Tokyo è un’enorme giungla di cemento in cui le persone si muovono come marionette pronte a esplodere. L’innesco è una rivalità in amore, tanto semplice nella concezione quanto complessa nel modo di raccontarla sullo schermo. Oltretutto, la storia da un certo punto in avanti smette di esistere, ripetendo sé stessa in un vortice delirante e avviluppante il cui compito è preparare lo spettatore allo scontro finale.

Bubobubo 14/12/18 23:28 - 1231 commenti

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Una delle più frequenti cause di morte, nel Giappone di Tsukamoto, è il cancro allo stomaco: colpa, anche, di ritmi frenetici e di una struttura sociale fortemente gerarchizzata. La rabbia e la frustrazione accumulate negli anni possono deflagrare all'interno o erompere all'esterno, specialmente se il corpo che le argina viene fatto saltare in aria da un gancio ben assestato... Body horror al tempo di lui (ignavo), lei e l'altro (pugile): carni che si lacerano, menti che si eutrofizzano, rapporti che muoiono e si rigenerano. Splendido Shin'ya.
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