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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Torna l'Alessandro Siani più vicino al mondo delle favole, che dopo la delusione di SI ACCETTANO MIRACOLI propone un nuovo film per famiglie ritagliandosi comunque lo spazio per divertire confidando nel suo naturale estro da cabarettista. La sensazione è che il target sia ulteriormente sceso di età mentre con il suo Arturo Meraviglia, cresciuto nel teatro di papà incantato dalla magia degli artisti che vi si esibivano, Siani riprende in mano la figura del perdente di successo, questa volta costantemente sull'orlo del collasso finanziario e miracolato dall'inattesa eredità del solito zio d'America. Fallito come impresario di showmen falliti (Esposito), Arturo viene convocato...Leggi tutto inaspettatamente da un notaio che gli comunica la morte di tale zio Frank, il quale non gli ha lasciato nulla se non la tutela dei due figli adottivi, Rebecca (Ciocca) e Gioele (Riva): la prima parla e straparla con fare saccente, il fratellino minore al contrario non apre bocca ma è in possesso di sensazionali poteri telecinetici. Comprese le immense potenzialità del piccolo, Arturo decide di sfruttarlo proponendolo come mago davanti a un pubblico estasiato e pagante. Tutto sembra andare per il meglio fino a quando di Gioele si accorgono in un laboratorio di ricerche sui bambini prodigio. Spedita a prendere contatti col tutore del tenerissimo piccino, la bella dottoressa Mainardi (Spampinato) porterà i due fratelli e Arturo con sé in Francia allo scopo di studiare i poteri di Gioele. Si aprirà in questo modo una seconda parte molto meno brillante della prima in cui i loschi intrighi dei medici si confonderanno con l'inevitabile accenno di relazione amorosa tra Arturo e la dottoressa. Molto meglio era quando a Napoli il protagonista si dedicava a simpatici duetti con Esposito o - perché no - coi due bambini (indimenticabile la personalissima revisione della fiaba di Biancaneve raccontata per farli addormentare). Perché è chiaro che se si ride, di quando in quando, è per la verve che ancora conferma Siani come comico di un certo talento, erede magari non del tutto degno del grande Troisi ma sincera espressione della commedia dell'arte partenopea. Una comicità semplice, spesso ingenua che si sposa bene al clima generale da film per ragazzi (o adolescenti) immerso in location similnatalizie. Se da una parte si resta piuttosto di sasso di fronte a giochi di parole imbarazzanti (la millefoglie... vegetale) e a battute che davvero riciclano anche nei tempi gag vetuste, dall'altra la spontaneità di Siani riesce ancora a salvare qualche simpatico botta e risposta. Certo quando si passa ad analizzare il complotto ordito dall'azienda di ricerca ci si stupisce per l'elementarità imbarazzante di dinamiche "criminali" da quattro soldi, ma d'altra parte è evidente quanto Siani punti piuttosto sull'estrema tenerezza suscitata dal dolcissimo viso di Leone Riva (ripreso con dovizia di primi piani), bimbo "magico" e muto cui spetta di conquistare l'affetto ideale del grande pubblico. Difficile quindi giudicare con troppa severità un film che non punta a un umorismo sofisticato quanto piuttosto a compiacere i gusti semplici di genitori e figli attraverso una cascata inarrestabile di buoni sentimenti, molti sorrisi e l'ironia complice di un Siani umile che di tanto in tanto la battuta che funziona l'azzecca, grazie anche all'esasperata gestualità e a un uso intelligentemente contenuto del dialetto napoletano. Un paio di divertenti trovate slapstick (Arturo s'incendia mentre tenta di far funzionare un accendino) confermano l'indirizzo teen della commedia, politicamente correttissima e pronta a ripetuti passaggi natalizi in TV. Al provino del talent show (dove Gioele anima con le mani e l'immancabile toccatina al naso abiti di ballerini che danzano autonomamente imitando le movenze del compianto Michael Jackson) si rivede la coppia Bianchi e Pulci, qui giurati severi purtroppo confinati a quattro battute.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 2/11/19 DAL DAVINOTTI
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Markus 4/11/19 10:44 - 3327 commenti

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Il gestore di un teatro in fallimento adotta suo malgrado due bambini impostigli da un'eredità. S'accorgerà in breve tempo che il più piccolo ha degli strani poteri sovrannaturali. Dopo la parentesi di Mister Felicità, Alessandro Siani torna alla mielosa favola moderna alla Si accettano miracoli; quelle fatte di buoni sentimenti elargiti dalla formula natalizia tutta musiche di maniera e lucine. C'è da dire che il cabarettista partenopeo riesce a far sorridere, forse conscio dell'eredità di Troisi (et similia) che si porta addosso.

Gabrius79 10/11/19 14:01 - 1205 commenti

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Atmosfere fiabesche e simil natalizie per questa pellicola di Siani fatta su misura per bambini e famiglie e che mette completamente al bando il linguaggio volgare a favore di battutine talvolta grossolane che a tratti comunque vanno a segno. C'è una certa cura nella fotografia e nella sceneggiatura, anche se a volte si fanno parlare insensatamente gli attori in inglese (con sottotitoli). Bene Esposito come spalla, mentre Siani ripete sempre se stesso.

Rambo90 13/11/19 22:43 - 6424 commenti

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Siani si addentra definitivamente nella favola ma il suo cinema non migliora. Sceneggiatura terribile, con soluzioni grossolane e banali, svolte prevedibili e interi momenti creati solo per chiudere con una battuta. Si salvano alcuni effetti, meno rozzi di quanto ci si possa aspettare e una fotografia dignitosa. Il Siani attore, a furia di dirigersi da solo, è sceso sotto il livello di guardia, urlando e parlando troppo in fretta senza sosta, fino a irritare. Il cast di contorno è insignificante, eccezion fatta per i bambini.

Galbo 23/03/20 06:51 - 11445 commenti

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Entra in una dimensione favolistica il cinema di Alessandro Siani che punta al target familiare, “reclutando” un bambino “acchiappapubblico” e una storia che avrebbe potuto anche funzionare se fosse stata supportata da una sceneggiatura decente. L’attore e regista si affida invece alle gag che raramente vanno a segno, specie nella seconda parte dove non manca l’ inevitabile storiella d’amore. Gli attori ricorrono al mestiere partenopeo ma è decisamente poco. Scarso.
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