Il ginocchio di Claire

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Titolo originale: Le Genou de Claire
Anno: 1970
Genere: drammatico (colore)
Note: E' il quinto dei Six contes moraux: sei film aventi tutti la stessa struttura (innamoramento per una donna; tentazione per un'altra; ritorno alla prima)
Numero commenti presenti: 10

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 13/01/08 DAL BENEMERITO MFISK
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Mfisk 13/01/08 16:58 - 127 commenti

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Mi sono incaponito a voler vedere fino in fondo il quinto racconto morale; tanto più che si tratta di un film che ha vinto dei bei premi, adorato dai critici. Dopo una dozzina di tentativi, la conclusione è che si tratta di una pellicola inutilmente cerebrale e insopportabilmente noiosa, infarcita di personaggi presuntuosamente odiosi che sembrano usciti da un manuale di bon ton per educandati del XIX secolo. Insostenibile Jerome, gagà da quattro soldi; Aurora, dalla voce di campana infranta; e la famiglia di Claire, senza eccezione alcuna.
MEMORABILE: La parola "Fin".

Lupoprezzo 14/10/10 15:59 - 635 commenti

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Il quinto dei sei racconti morali di Rohmer, incentrato al dettaglio sulla seduzione e il desiderio, dove il protagonista (l'adultero Jean-Claude Brialy invadente e rompipalle) agisce in maniera chirurgica, presuntuosa e programmatica, nei confronti di una gioventù ingenua e fatalista, ma sicuramente più genuina degli adulti presenti in questo film. Dialoghi enciclopedici che rischiano più volte di sfiancare, se non fosse per l'eleganza narrativa del regista.

Cotola 6/10/11 19:56 - 8015 commenti

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Delizioso, raffinato e letterario questo quinto racconto morale di Rohmer in cui ad una trama semplice, si contrappongono dei dialoghi cesellati al millimetro ed una sapiente costruzione dei personaggi e delle loro interazioni. A qualcuno potrebbe sembrare un pò freddo e cerebrale, ma se si entra nello spirito del film si resta pienamente sazi. E poi c'è la solita magnifica fotografia di Nestor Almendros. Il finale sbeffeggia allegramente tutte le convinzioni del protagonista.

Giùan 2/03/12 12:10 - 3432 commenti

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In assoluto uno dei miei Rohmer favoriti. Nella canonica scansione del racconto morale (amore per una donna, tentazione per una seconda, ritorno al puno di partenza) c'è stavolta una freschezza fuori dal comune, una perversione dell'intelliggenza applicata ai sentimenti che solo un indole illuminata poteva trasporre in immagini. Il disvelamento/ribaltamento dell'infantile speculazione adulta e della genuina sensualità adolescenziale è reso con soave profondità. L'ambientazione lacustre appare poi propedeutica a una sorta di sospesa vacanza dell'anima.
MEMORABILE: Il doppiaggio italiano curato da Ghezzi (?); La programmatica antipatia di Brialy; La carezza al ginocchio: il più fisico fotogramma del cinema rohmeriano.

Saintgifts 10/03/12 00:21 - 4098 commenti

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Dialoghi ottimi, parole usate per esprimere emozioni, sensazioni, sentimenti, cosa sempre difficile da fare; qui si riesce, anche se spesso si ha la sensazione che non serva a nulla se non a esercitare il cervello. Cose semplici universali, su cui ricamare con la scusa che serviranno per un romanzo. Eppure qualcosa salta fuori: la presunzione, la falsa superiorità, le formalità borghesi, ma soprattutto l'incompatibilità tra generazioni quando si vuol provare a invadere i diversi campi. Per questo Jérôme, che fa da ponte, appare ridicolo.
MEMORABILE: Il racconto di Jérôme ad Aurora (da lei giudicato perfetto) del breve rapporto con Claire, durante il temporale.

Daniela 3/03/12 16:46 - 10681 commenti

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Brialy è un uomo di mezz'età che coltiva le sue amicizie femminili per una sorta di collezionismo estetico più ispirato dal gioco intellettuale che dalla passione. L'immagine, colta in un pomeriggio d'estate, di un ginocchio adolescenziale lo induce a mettere in scena una complessa partitura di parole, volta a creare le condizioni per cui possa "possedere" quel ginocchio senza nulla rischiare. Rohmer mette in scena con la consueta eleganza e grazia quasi settecentesca questa seduzione traslata che si conclude con la sconfitta del seduttore.
MEMORABILE: L'incantevole ambientazione sulle riva del lago di Annecy

Homesick 27/08/12 11:22 - 5737 commenti

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A differenza di tanti colleghi, Rohmer è un regista che è migliorato con il tempo: a confronto dei suoi lavori anni Ottanta, i consueti giochi e teoremi amorosi calati in un minimalismo quotidiano a scansione diaristica appaiono freddi e poco spontanei, principalmente a causa dell’eccessivo cerebralismo dei dialoghi. Confermate la raffinatezza della messa in scena ove il paesaggio naturale (lacustre) svolge un compito imprescindibile e la silenziosa direzione degli attori, in particolare per quanto riguarda le adolescenti Romand e de Monagham.
MEMORABILE: Claire sale sulla scala e il ginocchio si scopre.

Mickes2 8/05/14 14:06 - 1668 commenti

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Opera cerebrale e teorica sul desiderio, la seduzione e la presunzione in campo sentimentale. I corpi e la materialità sono lasciati sullo sfondo e tutto è rivolto al puro pensiero, ai gesti, alle parole e alle riflessioni su amore, amicizia e legami interpersonali. Il lago di Annecy come limbo accoglitore di sottili pulsioni e istinti reconditi, sorta di parentesi sospesa nella vita di ogni personaggio in cui la libertà di agire assume per questo forme più aggressive. Pur freddo come il ghiaccio, è una chiara analisi dell’animo umano.

Bubobubo 29/10/18 10:23 - 1530 commenti

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Di una verbosità fluviale, destabilizzante e a tratti irritante, seconda solo ai sapidi intellettualismi di cui si rivestono le interazioni sociali tra i vari personaggi. Molto lento e certamente invecchiato, anche nello stile, ma tutt'altro che privo di interesse, se non altro per la rappresentazione della borghesia francese e per i continui giochi metaforici che si inseguono nei dialoghi e nelle situazioni createsi in ambiente lacustre. Da non rivedere a cuor leggero, ma da non pentirsi per averlo visto.

Noodles 1/08/21 12:29 - 1218 commenti

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Memorabile esercizio di stile di Eric Rohmer, che riesce a creare un film autoriale piuttosto intellettuale senza l'ausilio di frasi tronfi e pretenziosi, ma con l'ausilio di personaggi perfettamente delineati e di dialoghi di una profondità e semplicità disarmante insieme. Il tutto sullo sfondo di una fotografia da Oscar e di un cast di attori di vaga, pasoliniana memoria, principalmente per quanto riguarda la recitazione, naif ma tremendamente efficace. La regia di Rohmer è personalissima e il montaggio scarno ne sottolinea ulteriormente l'originalità. Un film splendido, da vedere.

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