Ho ucciso mia moglie - Film (1951)

Ho ucciso mia moglie
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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: La poison
Anno: 1951
Genere: commedia (bianco e nero)
Note: Rifatto come "Omicidio in Paradiso" (2001).
Papiro: elettronico

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L'IMPRESSIONE DI MMJ

Deliziosa commedia nera che comincia trascinandosi un po' troppo (e con un originale quanto eterno ringraziamento di ogni singolo componente della troupe da parte del regista in persona la cui reale utilità sfugge) ma che giunta al punto mette in luce una meravigliosa collaborazione tra script e attori. Michel Simon, inizialmente in ombra, cresce col passare dei minuti, trova nel duetto con Debucourt momenti felicissimi per poi esplodere al processo. Fin dall'inizio il suo Paul Louis Victor Braconnier ha in testa un'unica cosa: far fuori la moglie. Lo spiegherà alla fine: nei piccoli paesi (il film è ambientato nell'immaginaria Remonville) il divorzio non è nemmeno considerato; si aspetta che il coniuge muoia, per ricominciare a vivere....Leggi tutto Bizzarro, ma a quanto pare la soluzione drastica è esattamente quella a cui la coppia scoppiata composta da lui e da sua moglie (Reuver) sta pensando. Lo si capisce già quando l'uomo si confessa alla finestra col curato (Duvaleix), senza usare mezzi termini sapendo che questi non può riferire della cosa a nessuno. Ma certo Braconnier non ha intenzione di finire ghigliottinato, e quando alla radio ascolta le parole di un avvocato (Debucourt) che ha appena fatto assolvere il suo centesimo cliente, capisce come questi sia la persona da interpellare. Si presenta così in studio dall'uomo dicendo di aver assassinato la consorte, ma per chi guarda è evidente che in realtà non solo non l'ha ancora fatto ma sta cercando di capire dalle parole dell'ignaro avvocato come convenga farlo per uscirne salvi. Sono probabilmente i dieci minuti più spassosi del film, in cui meglio si può apprezzare la qualità di una sceneggiatura altrove non così brillante e in cui per la prima volta si comprendono davvero la bravura di Simon e la doppia faccia del suo Braconnier, fin lì troppo abbandonato alla rassegnazione, affranto e passivo. La vena ironica del copione si era già apprezzata, comunque, distillata lungo l'arco di un film che ha anche l'ambizione di satirizzare con sagacia sulla funzione della difesa in un processo, sulle conseguenze implicite di chi si pavoneggia per aver fatto assolvere cento imputati sottraendoli in molti casi a una giusta condanna. Per questo motivo parte importante è anche quella di Debucourt, interpellato proprio sulle inimmaginabili ripercussioni sociali della sua intervista, per certi versi sciagurata. Quando poi si arriva in aula l'estroversa verve di Braconnier promuove Simon a mattatore in un ambito in cui tuttavia anche chi si presenta al banco dei testimoni sa essere brillante. Lasciano semmai perplessi gli intervalli coi bambini che fanno da stacco tra le diverse fasi del processo, come se in regia ci si allontanasse un po' troppo spesso dal focus della vicenda per lasciare spazio a divagazioni stucchevoli (si veda la donna che legge le ricette in farmacia a inizio film). Ciononostante, per la sapidità di alcuni dialoghi, per la versatilità di Simon, per l'importanza di alcune riflessioni non banali, il film conferma il suo non indifferente valore.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 4/12/08 DAL BENEMERITO CAPANNELLE POI DAVINOTTATO IL GIORNO 16/05/19
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Capannelle 4/12/08 14:17 - 4127 commenti

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Come liberarsi dell'orrida moglie senza farne mistero e sapendo già di farla franca grazie alla consulenza di un noto penalista: una commedia intelligente e interpretata alla grande dal Simon e dai comprimari che rendono bene l'atmosfera da piccolo paese. Regia attenta e capace anche di alcune frecciatine al costume sociale, come nella scena dei commercianti riuniti dal parroco per invocare uno scandalo per attirare turisti.

Kinodrop 18/08/17 18:00 - 2425 commenti

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Apparentemente mite e bonario ma in realtà avveduto e scaltro nell'architettare la morte della odiata moglie, Braconnier approfitta delle scappatoie offerte dalla procedura penale per garantirsi a priori l'impunità, sostenuto anche dagli abitanti di un paesino della campagna francese più laici e spregiudicati di quanto si potrebbe pensare. Recitazione favolosa per una sceneggiatura brillante e incalzante, specie nel dibattimento in aula del finale. Nonostante il mezzo secolo che lo divide dal remake, non perde nulla della sua vitalità.
MEMORABILE: La moglie sempre ubriaca e malintenzionata; La visita all'avvocato; Il farmacista; L'arringa finale di Braconnier.

Rufus68 15/11/17 21:56 - 3605 commenti

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Si parte già alti con Guitry che ringrazia tutto il cast attoriale e tecnico: un capolavoro di amabile grazia. Si prosegue in un brillante crescendo ove l'orribile è declinato con un sorriso di crudeltà divertita: esemplari, da tal punto di vista, il primo colloquio del protagonista con l'avvocato, il processo, intervallato dai siparietti dei bambini (che simulano anche una decapitazione!), dove un Simon scatenato batte in facondia tutti i legulei presenti e l'avidità dei paesani, disposti a tutto pur di fare affari. Piccolo classico.

Giùan 3/02/18 08:28 - 3900 commenti

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Scaltro, stoicamente corrosivo, ambizioso al di là della sua apparente aria da sapida commedia di strapaese. Basterebbero i formidabili titoli di testa "presentati" da Guitry per amare questo film nerissimo e vaticinatorio, in cui si indagano con profondità talora disorientante le forzature del legame coniugale. Con acidità ferreriana ammantata di magistrale levità Guitry satireggia le aberranti storture di cavillosi azzeccagarbugli e la spettacolarizzazione giudiziaria. Grandissimo Michel Simon, non gli è da meno la Reuver. Glaciale l'accoltellamento.

Paulaster 4/10/22 10:04 - 3834 commenti

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Marito non sopporta più la moglie beona e chiede “consiglio” a un penalista per eliminarla. Sceneggiatura pervasa da una sottile ironia che non nasconde i fini commerciali della comunità, la vanteria degli avvocati e gli screzi matrimoniali. I toni vengono ulteriormente alleggeriti nella fase preparatoria dell’omicidio, con l’emulazione dei bambini e col vantaggio che un omicidio dà in termini di popolarità. Regia briosa che sfrutta a dovere le espressioni in primo piano. L’unico neo è il considerare la legittima difesa prima del delitto.
MEMORABILE: Il miracolo per attirare l’attenzione; Il colloquio con l’avvocato; Il veleno al marito; I giochi dei bambini con la ghigliottina.

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