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TITOLO INSERITO IL GIORNO 1/07/18 DAL BENEMERITO DEEPRED89
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Deepred89 1/07/18 13:53 - 3259 commenti

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I primi minuti da Saranno famosi in salsa bolscevica (siamo nel dopoguerra) non sono che la premessa di un classico tira e molla amoroso sospeso tra la Polonia comunista-grigia-triste-crudele (la fotografia in b/n e 4/3 fa il suo gioco) e la Francia bourgeoise e intellettualoide. Pur palesemente antisovietico, il film cala proprio durante il segmento occidentale, per poi riprendersi in un finale meno accomodante del previsto, che chiude degnamente un soggetto godibile ma tutto sommato stravisto. Buon cast, apprezzabilissima la breve durata.

Lou 12/01/19 10:24 - 934 commenti

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Amour fou dalla Polonia degli Anni Quaranta alla Parigi dei primi Anni Sessanta e ritorno. La storia di un amore dannato tra un musicista e una cantante femme fatale, reso impossibile anche dai condizionamenti storico-politici. Un film stilisticamente ricercato ma efficace, anche grazie a una coppia di attori molto espressivi e a un percorso musicale che spazia dalla musica folkloristica di regime al primo rock & roll.

Cotola 2/01/19 13:21 - 7409 commenti

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Come nel lavoro precedente, Pawlikowski sceglie di girare in 4/3 ed in bianco e nero. La scelta del formato può sembrare ormai peregrina, ma ben si addice al girato e ad una regia che si conferma di alto livello (forse però è eccessivo il premio a Cannes) e ad un'ottima fotografia. Storia tragica (e pubblica) di un popolo e storia tragica (e privata) di due persone che si amano. Le due "anime" si mescolano tra loro in modo a volte più riuscito, a volte meno. Molto bello l'epilogo che nella sua tragicità, evita inutili melensaggini che non avrebbero avuto nulla a che fare con la pellicola.
MEMORABILE: Il matrimonio ed i "sassolini": "A te di più poiché sei più pesante" dice lei.

Bubobubo 10/01/19 00:31 - 1151 commenti

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Finché morte non ci separi, da intendersi alla lettera. Quindici anni di passione e incomprensione tra l'etnomusicologo Wiktor e la wannabe starlette Zuzanna, tormentate anime dissidenti al tempo della cortina di ferro, disperse tra Varsavia, Parigi, l'allora Jugoslavia e il confine tedesco-polacco: un tira e molla raccontato attraverso il susseguirsi di eleganti e mai eccessivi quadri narrativi. Il magnetismo del b/n si tramuta in stucchevolezza nei soli ultimi venti minuti, peraltro (assieme al bel prologo folkloristico) i migliori del film.

Matalo! 11/01/19 18:02 - 1368 commenti

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Nonostante un incipit interessante e un momento Tarkovskji piuttosto ingegnoso, il film perde il confronto con altre pellicole di amour fou del passato. Dove sta la forza dell'accusa al regime stalinista? Visto che poi il film si trascina solo sul versante amoroso. Il suo fascino deriva dall'astinenza del suo formato cinematografico e a un certo fascino intramontabile per la Parigi anni 60 in b/n. Momento comico: durante un concerto il pianista perde il controllo e la band lo guarda glaciale; degno di Kaurismaki ma non di questo film.

Alf62 24/04/19 01:20 - 64 commenti

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Film stilisticamente ben fatto; il 4:3 in bianco e nero rende la "guerra fredda" lo scenario giusto per questa contrastata storia d'amore. Non convince molto la divisione dei ruoli tra lei contadina ignorante con la sindrome di Stoccolma che la riporta sempre all'oscuro passato impedendogli di apprezzare il mondo libero e lui intellettuale idealista in attesa di un suo ravvedimento. Forse voler calcare sull'anticomunismo rende il tutto un po' troppo "faccenda personale".

Capannelle 25/04/19 23:48 - 3697 commenti

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Solito film dalla confezione impeccabile, in cui si cerca di affrontare temi classici con un taglio a metà tra il nostalgico e l'autoriale. Il primo tempo pone alcune premesse interessanti e Pawlikowski ha il merito di non ricorrere a facili espedienti. Le scelte narrative e l'ambientazione storica però non accrescono il coinvolgimento: l'indagine storica nell'Est oltrecortina è frustrata da quadretti noiosi e la storia sentimentale che dovrebbe farlo decollare sembra sempre più artefatta e si conclude in modo pretenzioso.

Pinhead80 30/09/19 21:10 - 3840 commenti

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L'amore nell'Europa divisa in due dalla politica internazionale è una prova di estremo coraggio. C'è chi può permetterselo e chi invece è costretto continuamente a scappare rifugiandosi in un'attesa interminabile. A scandire i vari passaggi temporali ci sono i canti popolari, la musica, i balletti tradizionali ma anche una certa lentezza che, nonostante la brevità della pellicola, appesantisce il risultato. Cold War è un film molto romantico che approfondisce però anche il lato oscuro e burrascoso delle relazioni.

Belfagor 21/05/19 19:35 - 2620 commenti

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Ennesimo film da e sull'oltrecortina ma rivolto al pubblico occidentale e ai suoi premi: socialismo grigio e artisti inquieti per un amore sballottato da una parte all'altra dell'Europa. Il b/n unito al formato 4:3 cerca di passare per cifra registica ma non va oltre l'anonima pulizia da compitino. L'unica parte interessante, ovvero il contrasto fra la musica popolare e il jazz, rimane purtroppo sullo sfondo.

Giùan 9/09/19 08:27 - 2886 commenti

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Ad accompagnare (quasi integralmente) la visione l'importuno demone di un estetismo patinato e di un controllo cinematografico fin troppo ostentato e alfine inerte. A "muovere" il film tuttavia, ancor più dell'effettivo, anch'esso compiaciuto, brusco cambio di location (l'"etnologica" campagna polacca, la Berlino tra i due fuochi, la Parigi multiculturale, il rigurgito finale in madrepatria) è il dinamismo emotivo di Zula, una Kulig il cui dirompente erotismo è un ancoraggio che rifiuta ogni velleitarismo (l'intellettuale Kot) fino a scarnificarlo. Emaciato.

Nando 5/11/19 10:15 - 3454 commenti

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Melodramma oltre cortina in cui si affronta un tormentato amore tra due musicisti. Realizzata in un impeccabile bianco e nero, la pellicola appare interessante e struggente nella sua intrinseca malinconia conducendoci a un liberatorio quanto triste finale. Appropriati i due protagonisti e discreta la lieve critica al regime comunista polacco imperante all'epoca.

Kinodrop 2/06/20 19:59 - 1430 commenti

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Una storia d'amore difficile, diluita artificiosamente nell'arco di più di un decennio, sullo sfondo di un'Europa separata dalla cortina di ferro tra Polonia, Francia e Jugoslavia. Il b/n e un formato molto estetizzante vorrebbero dare una patina di autenticità pseudo-documentaristica (la musica popolare, il controllo dell'apparato stalinista), ma lontana dalla vera realtà di quei momenti; anche la storia dei due protagonisti è resa prevalentemente in chiave psicologica e soggettiva con un tocco di Nouvelle Vague posticcio. Cast opaco.
MEMORABILE: La ricerca musicologica; Le trasferte del gruppo folkloristico; La facilità di transitare da Est a Ovest e viceversa (!?).
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