Borat - Seguito di film cinema

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Borat: Subsequent Moviefilm
Anno: 2020
Genere: comico (colore)
Note: Sequel di "Borat" (2006). Prodotto e distribuito da Amazon Prime Video.
Numero commenti presenti: 8
Papiro: elettronico

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Il principale difetto del seguito di uno dei film più geniali della scorsa decade è quello di riprendere in pieno la formula del predecessore (inevitabilmente, si dirà, dal momento che era essa stessa parte di un progetto ben preciso e immodificabile se non a costo di stravolgerne il particolarissimo impatto), rendendo quest'appendice in definitiva superflua, ridondante. Si recupera la singolare mescolanza di mockumentary, metacinema, riprese in (presunta) candid-camera, commedia demenziale totalmente folle e politicamente scorrettissima con lo scopo di ottenere il medesimo effetto straniante di allora. Qui però, benché l'originalità e la follia...Leggi tutto dell'umorismo a cui si ricorre permetta ancora di staccarsi nettamente e con facilità da tutto ciò che circola nel genere, la qualità delle gag e della sceneggiatura fatica a mantenere gli alti livelli dell'esordio. Tornato in Kazakistan dopo il successo del suo film, Borat (Cohen) viene condannato ai lavori forzati per aver trasformato la sua nazione nello zimbello del mondo causando il crollo delle loro esportazioni di potassio e pubi (!). Ora, però, viene convocato per una missione speciale: dovrà tornare in America e consegnare in dono al vicepresidente “sessuomane” Mike Pence la scimmia pornostar idolo del Kazakistan per poter rientrare nelle grazie di Trump e affiliati. Peccato che, una volta negli States, Borat si accorga, aprendo la cassa, che la scimmia è stata divorata da sua figlia quindicenne Tutar (Bakalova), in viaggio con papà. Come si può capire siamo nella follia più pura e sganciata da ogni logica, caricata a pallettoni contro il potere trumpiano e pronta, di nuovo, a portare alla luce gli aspetti più popolari (talvolta beceri) della cultura nordamericana. Ma naturalmente Borat non può più permettersi di girare col look di sempre, lo riconoscerebbero subito! Per questo decide di travestirsi in più modi per poter entrare da uomo qualunque nei negozi, nelle sedi politiche, ai convegni di negazionisti del covid comportandosi come d'abitudine da perfetto deficiente! Purtroppo la presenza di un partner al fianco (la figlia) depotenzia il personaggio e affolla il film di indispensabili sottotitoli (tra loro i due parlano in kazako). E' vero che la ragazzina accende un gioco di azioni e reazioni di esilarante, parossistico maschilismo (una delle trovate migliori è il "manuale per proprietario di figlia", libello in cui sono illustrate e riportate spiegazioni improbabili sul parto, sul ruolo inferiore della donna nella società e altre imperdibili amenità), ma spesso i loro dialoghi rallentano il ritmo. Più in generale molte fasi di raccordo lasciano interdetti evidenziando un film poco omogeneo, che già parte svantaggiato nei confronti di chi questo tipo di comicità volgare (indimenticabile il balletto con mestruazioni alla serata delle debuttanti) faticherà sempre e comunque ad accettarlo. Pensiamo alla seconda parte, occupata parzialmente dal covid con tanto di delirante chiarimento sulle “reali”origini dello stesso in uno slancio illuminante della volontà di non arretrare di fronte a nulla. Sforzo lodevole, a suo modo unico, ma nel complesso il film è molto meno divertente del numero uno. Il personaggio resta strepitoso e associato a una formula inimitabile, ma per dare un vero senso al sequel era necessario innovare o in alternativa azzeccare una sequela infallibile di situazioni in cui inserire il protagonista (in una delle meno significative il nostro incontra Tom Hanks, presente in un fugacissimo cameo). Di nuovo fenomenale il lavoro di Pino Insegno al doppiaggio.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 24/10/20 DAL BENEMERITO GALBO POI DAVINOTTATO IL GIORNO 25/10/20
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Galbo 24/10/20 19:23 - 11453 commenti

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Torna il folle personaggio kazaco, protagonista di un film datato 2006. Il bersaglio stavolta è l’America trumpiana (il protagonista deve consegnare un dono del presidente del Kazakistan al vicepresidente USA Pence), ancora sotto forma di un finto documentario ma senza aggiornare il tipo di comicità che è sempre quella politicamente scorretta, misogina molto volgare e quasi mai realmente divertente. Rimane la performance recitativa del camaleontico Sacha Baron Cohen, diventato negli anni un ottimo attore a cui un film grossolano come questo non rende giustizia.

Herrkinski 25/10/20 14:37 - 5300 commenti

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Seguito che ci va giù pesante su tutti i fronti, in primis per la chiacchierata candid-camera che incastra Giuliani in maniera imbarazzante e per le apparizioni ai festival dei negazionisti trumpisti; sul lato puramente comico la volgarità è alta, seppur in diverse scene sia impossibile non ridere. La Bakalova si dimostra un'ottima spalla e muove il film su binari diversi dal predecessore, coadiuvando Cohen in una serie di gag altrimenti impossibili da realizzare e che mettono alla berlina le assurdità dell'America odierna e dei suoi protagonisti politici. Caustico a dir poco...
MEMORABILE: La Bakalova/Tutar che incastra Giuliani; La danza con le mestruazioni; L'esibizione di Cohen/Borat alla manifestazione dei negazionisti.

Il ferrini 25/10/20 16:35 - 1734 commenti

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Film fortemente femminista, affronta praticamente tutte le tematiche del movimento: emancipazione sessuale, tratta delle donne, aborto, spose bambine, tabù della masturbazione e vergogna delle mestruazioni, un attacco potente e senza remore dritto al cuore del patriarcato, con il suo apice nella disturbante scena (vera) con Rudolph Giuliani. Si ride spesso e le risate sono liberatorie, sorprendentemente brava e coraggiosa la Bukalova, Cohen è una certezza. Il colpo di scena finale sull'origine della pandemia è la ciliegina sulla torta.
MEMORABILE: La figlia che acquista consapevolezza del suo essere donna e lancia il libro del "Ministero dell'agricoltura e della fauna" contro il padre.

Pinhead80 31/10/20 09:28 - 4006 commenti

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Questo seguito di film che arriva a distanza di quattordici anni, non ha la freschezza e la forza dirompente del suo predecessore. Nonostante questo funziona perché è la testimonianza che il mondo non è cambiato per niente da allora e che l'intolleranza, il razzismo e il maschilismo continuano a pervadere una certa frangia della popolazione statunitense. Bravissimo Sacha Baron Cohen  e ottimo il doppiaggio italiano. Tra le cose migliori la coinvolgente colonna sonora e alcune scene come quelle dei fax e della finta intervista a un arrapato Giuliani.

Taxius 30/10/20 12:21 - 1651 commenti

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Dopo quattordici anni (di lavori forzati) Borat torna col sequel e lo fa in grande stile. L'orientamento politico della pellicola non si nasconde, difatti Cohen per tutto il film non fa altro che prendere in giro Trump, il trumpismo e i trumpisti. Il film funziona perché fa ridere dall'inizio alla fine pur parlando di temi come il razzismo, la misoginia, il bigottismo religioso e la violenza, tutti problemi che consumano gli USA (...e non solo). Grande merito va pure alla (figlia) Bakalova, capace di rubare la scena a Cohen e umiliare nientemeno che Rudolph Giuliani.
MEMORABILE: Il ballo delle debuttanti; Dal ginecologo...

Giùan 14/11/20 11:25 - 3052 commenti

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La domanda sorge sempre spontanea di fronte a un sequel: serve davvero (a non lucrare soltanto?). Ebbene, nel caso dell'invasato giornalista kazako la domanda viene elusa grazie a un urgenza "politica" che immediatamente si accoglie come materiale e concreta. Gli anni di regno di "Macdonald" Trump non sono passati invano e consentono alla maschera di Baron Cohen di interagire in spaventoso polimorfismo perverso con gli estremismi solipsistici dell'America contmporanea, verificandoli nella loro mostruosità sì ma anche nella loro complessità (i due amici del QAnon). Kombat cinema.
MEMORABILE: Il ciclo durante il congresso delle donne repubblicane; La tata di colore.

Fabbiu 22/11/20 00:25 - 1955 commenti

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Sequel abbastanza debole. A parte il blitz finale (si direbbe spoiler ma in questo caso il film è incentrato su quel momento), tutto il resto tenta di ripredendere l'irriverenza del primo film da un lato riciclando battute (propano anziché auto per uccidere uno zingaro), dall'altro fingendo di proseguire con lo stesso effetto candid-camera che però in questo caso è palesemente recitato. Ritmo altalenante, qualche bella gag (il libretto del ministro dell'agricoltura e della fauna) ma battute spesso sottotono; insomma, non irriverente quanto il primo Borat ma con un suo perché.

Tarabas 23/11/20 16:10 - 1720 commenti

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Come il primo esemplare, anche il secondo è di una volgarità tendenzialmente ben oltre il livello di guardia e con bersagli scelti tendenzialmente male (i due rednecks trumpiani). Il pezzo forte è ovviamente la finta intervista con Rudy Giuliani, francamente inquietante. Per il resto non ci sono molte novità rispetto all'antecedente e le gag sono in fin dei conti sempre quelle: misoginia, sesso, stereotipi razziali. Il tutto a fin di bene, per carità, ma il cinema è un'altra cosa.
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