7 sconosciuti a El Royale

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Bad Times at the El Royale
Anno: 2018
Genere: thriller (colore)
Note: Aka "Sette sconosciuti a El Royale".
Numero commenti presenti: 11
Papiro: elettronico

LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Tecnicamente il film non si discute: qualità altissima della fotografia, messa in scena di livello, location e ricostruzione d'epoca impeccabili o quasi... A lasciare perplessi è il lavoro di Drew Goddard in sceneggiatura e regia, chiaramente quello di chi il film se lo annette in toto. Perché vanno considerati aspetti importanti, a cominciare da una durata (2h21') del tutto ingiustificata, rispetto a quanto si dice e si vede in scena; tanto che i riempitivi non si contano e in alcuni casi (si veda la lunga parentesi in flashback alla comunità hippie di Hemsworth e compagni) si fanno irritanti per vacuità e scarsa attinenza con la storia. In aggiunta personaggi cui si tende a dare un'importanza che non hanno (il Laramie Seymour Sullivan...Leggi tutto di Hamm) e singolarità inserite a forza per simulare un'originalità inesistente (la stessa malattia di Padre Daniel). Valanga di hit d'epoca indubbiamente di valore (da “Hush” dei Deep Purple a “The Letter” dei Box Tops) in molti casi rilette a cappella dalla bella voce di Cynthia Erivo (“This Old Heart of Mine” degli Isley Brothers, “You Can't Hurry Love” delle Supremes, “Unchained Melody “dei Righteous Brothers) che però, a dire il vero, dopo un po' snerva... L'ombra di Tarantino, evidentissima, si allunga sul film pure nella costruzione a incastro con flashback e ripartenze senza che mai si abbia la sensazione che il tutto sia funzionale; come la presenza stessa dell'albergo El Royale, in fondo: è diviso in due al suo interno dal confine tra Nevada e California; ha un significato, la cosa? No. Se si finiva all'Overlook non cambiava nulla. L'hotel fa comunque da fascinoso set alla vicenda e va detto che Goddard è bravo nel non farci avvertire le limitazioni ambientali: entra nelle stanze e nelle sale con grazia maestosa, vi si muove con naturalezza scoprendone la ricchezza. Ad arrivare per primi sono una cantante (Erivo) e un prete (Bridges), ma in breve saran lì anche un tipo loquance (Hamm) e una ragazza (Johnson). Ad accoglierli il giovane concierge Miles Miller (Lewis Pullman, la cui somiglianza con papà Bill ha nello sguardo dell'incredibile). La sesta (Spaeny) e il settimo (Hemsworth) arriveranno più tardi. Quanti di loro sono alla ricerca del bottino di una rapina che nell'incipit un tizio aveva nascosto sotto le assi del pavimento prima di essere ucciso? Chi ha posizionato le cimici nascoste nella stanza di Sullivan o le telecamere dietro gli specchi per spiare gli ospiti dall'interno di un lungo corridoio buio? Risposte meno importanti della situazione di tensione che si vorrebbe creare, con improvvise esplosioni di violenza (ancora Quentin), dialoghi dai toni insinuanti, un po' di mistero mal abbozzato e personaggi decisamente fragili, nel tratteggio. Se escludiamo Jeff Bridges, due spanne sopra tutti, gli altri scompaiono nell'anonimato di una sceneggiatura ricercata solo in apparenza, in realtà debole quanto le aperture sui rami secchi di vicende scarsamente attinenti a quanto vedremo nello showdown finale (anch'esso sbrodolato oltre ogni limite). A tratti è impossibile non riconoscere il valore estetico dell'opera, nel complesso però si ha la sensazione di un prodotto derivativo che voglia suonare cult a ogni costo. Senza riuscirvi.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 28/10/18 DAL BENEMERITO COTOLA POI DAVINOTTATO IL GIORNO 12/03/19
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Cotola 28/10/18 18:58 - 7556 commenti

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Debitore di molte pellicole sia sul piano dello stile che su quello narrativo, è comunque un buon thriller che intrattiene piacevolmente come non sempre accade sullo schermo. La sceneggiatura è buona e ben strutturata ed alla fine i pezzi del puzzle si incastrano perfettamente tra loro: forse troppo. Certe cose sanno di forzato, ma ci può stare. Il ritmo non paga dazio ad una durata extra large per un thriller: 140 minuti non sono pochi. E invece non ci si annoia ed il livello di coinvolgimento è sempre abbastanza alto, anche grazie ai colpi di scena che ogni tanto rimescolano le carte. Buono.

Caesars 29/10/18 11:14 - 2723 commenti

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La prima parte è veramente molto valida, con continue sorprese che ci consentono di capire sempre meglio cosa abbia radunato i protagonisti nell'albergo al confine tra Nevada e California. Purtroppo la seconda soffre di qualche lungaggine di troppo e fa cadere un po' il ritmo della pellicola. Rimane comunque un prodotto buono, con idee valide (cosa non certo scontata al giorno d'oggi) anche se debitore verso altri autori, Quentin Tarantino in primis. Buoni gli interpreti, ma Dakota Johnson non convince particolarmente.
MEMORABILE: L'incipit.

Digital 30/10/18 16:05 - 1121 commenti

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Partiamo col dire che le due ore e venti si avvertono inevitabilmente tutte; il che si ripercuote in un ritmo talvolta soporifero, ove il tedio tende soventemente a serpeggiare. La prima parte seppur non indecorosa è decisamente prolissa: succede poco e vi è un’abbondanza di dialoghi; il segmento migliore si trova nel mezzo, quando i nodi iniziano a venire al pettine e la suspense, pur se mitigata da un tono semi-serio, aumenta; il peggio lo si ha verso la fine con l'entrata in scena di un pessimo Hemsworth. Ondìvago; non male, dopotutto.

Daniela 24/12/18 08:38 - 9513 commenti

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Convergenze parallele in un hotel posto sulla linea di confine fra Nevada e California in questo thriller claustrofoico certo debitore verso altre pellicole ma apprezzabile per la tecnica eccellente con cui vengono gestiti incastri, disvelamenti, cambi di prospettiva, adottando un ritmo sincopato fra pause distensive e scoppi di violenza. Nel cast, Bridges vince facile, Hamm e Pullman risultano efficaci, meno bene gli altri, mentre Erivo gioca a parte: è infatti la sua stupenda voce, insieme alla colonna sonora fitta di hit d'epoca, a costituire un bonus ulteriore di questo film intrigante.

Darkknight 11/02/19 08:36 - 352 commenti

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Più che un noir ingarbugliato, sono più storie semplici che s'ingarbugliano tra loro, come in Pulp fiction. D'altra parte, siamo nel tarantinismo puro: atmosfera 70s, buon uso delle musiche, ritmo soporifero, tensione dilatata, esplosioni di violenza, flashback vari... Solo i dialoghi non sono altrettanto brillanti. Ma poco male, l'intrattenimento c'è e regge la durata. Bravi tutti, Bridges in primis.

Galbo 16/06/19 07:19 - 11419 commenti

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Classico film in cui l’elemento formale prende il sopravvento su quello sostanziale. Una sceneggiatura debitrice di pellicole precedenti, ma una realizzazione di alto livello tecnico, con un montaggio pregevole e una regia capace di incastrare gli eventi passati e attuali con assoluta fluidità. Ambientazione suggestiva e colonna sonora che “snocciola” classici del passato originali e reinterpretati dalla grande voce della Erivo. Nel cast grande prova di Bridges e Pullman.

Pesten 15/03/20 17:41 - 639 commenti

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Thriller interessante, che fa del montaggio e dell'ordine dell'esposizione degli eventi il suo punto di forza. Nella sua semplicità, la storia riesce a catturare l'attenzione grazie soprattutto a un'atmosfera spesso morbosa, ottenuta senza chissà quale stratagemma o immagine forte, bensì con dei continui colpi di scena, flashback e salti temporali, soprattutto nella prima parte. La seconda parte in verità tende a perdere un po' queste caratteristiche in quanto vira in direzione di una situazione più statica (e mansoniana) fino al prevedibile finale.
MEMORABILE: L'albergo, situato sulla linea di confine tra due stati; Ottime le improvvisce scene di violenza.

Enzus79 12/04/20 23:04 - 1826 commenti

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Sette persone si ritrovano in un hotel: nessuno è chi sostiene di essere. Thriller a incastro con una buona dose di suspense. La durata (due ore e passa) è tutt'altro che "pesante", anzi, i buoni ritmi rendono sempre più interessante la storia col passare dei minuti. Nel cast brilla su tutti Jeff Bridges, che alla sua età offre ancora ottime interpretazioni.

Camibella 4/06/20 00:31 - 142 commenti

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I sette sconosciuti del titolo incastrano le loro storie in un ginepraio di situazioni derivanti da esperienze passate quasi tutte torbide e che comunque trovano nel concitato finale una plausibile quanto scontata soluzione. Diviso in capitoli stile Tarantino, il film gode di una ottima sceneggiatura e di un buon cast che lo innalzano sopra la media dei film di genere, anche se troppa carne a cuocere potrebbe far deragliare dalla centralità della trama. Nel complesso però è un thriller assolutamente piacevole da vedere, anche a discapito della sua lunga durata .
MEMORABILE: "Meglio ascoltare la pioggia" (Darlene); la bella colonna sonora; la sensualità di Dakota Johnson.

Noodles 29/08/20 16:18 - 873 commenti

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Evidentissimo il debito di questo film col cinema di Tarantino. Ed è per questo che non si può premiare per eccessiva originalità. Ma il complesso in generale funziona benissimo. Trama sempre interessante, ritmo avvincente, ottimo cast, montaggio veloce e ottimi effetti, senza strafare col sangue e lo splatter. Notevole la colonna sonora, con classici dei '60 e l'occasione per sentir cantare la straordinaria Cynthia Erivo (bravissima anche come attrice). Due ore e un quarto che passano veloci come un fulmine. Bel lavoro. Meglio anche di alcune opere tarantiniane.

Lupus73 27/09/20 15:05 - 634 commenti

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Dopo un ottimo prodotto meta-horror Goddard ci regala questo thriller con innesti di action/noir dal sapore retrò (è il '69) con ottima confezione che segue l'ambientazione dell'epoca e una regia/sceneggiatura che deve molto al Tarantino dei tempi d'oro, a cominciare dalla linea temporale ripetuta in base al punto di vista dei vari personaggi. Importante la caratterizzazione nell'equilibrio della pellicola; il personaggio di Bridges è il più brillante (come la sua interpretazione), mentre il receptionist è troppo forzato (chiaramente in funzione del colpo di scena). Da vedere.
MEMORABILE: Bridges che interpreta un finto prete; Hush dei Deep Purple in OST (uscita l'anno prima dell'anno di svolgimento).
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