47 metri - Great white - Film (2021)

47 metri - Great white

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L'IMPRESSIONE DI MMJ

Gli ultimi venti minuti riescono nell'ardua, quasi disperata impresa di dare un senso a quanto si è faticato a vedere fin lì. Perché diciamolo pure fuori dai denti: l'ennesima storiella dei cinque poveretti sul canotto di salvataggio tirata avanti senza che si riesca a infilare un solo dialogo decente fa ripensare agli shark-movies da quattro soldi (quelli con gli squali volanti o terricoli, per capirsi) come a film se non altro spassosi e più vivi. Qui qualche soldo in più c'è, l'ambientazione al largo di Brisbane offre scenari mozzafiato (anche se ormai stanno diventando la norma persino nei prodotti più miseri), ma quando è il...Leggi tutto momento di partire... il motore s'ingolfa. E non si parla di quello dell'idrovolante decollato alla caccia dei soliti due sciamannati che a inizio film si fanno divorare dallo squalo bianco di turno (a proposito: premio ai titolisti per l'originalità, già da lì si poteva intuire la voglia di sforzarsi le meningi...); perché l'idrovolante il suo dovere lo fa, e anzi chi lo pilota (Jakubenko), il classico belloccio con supergnocca (Bowden) da lui appena ingravidata, era partito proprio dopo aver ritrovato sulla spiaggia il cadavere del ragazzo ucciso nella prima scena e il relativo cellulare subacqueo, che mostrava una sua foto in mare insieme alla fidanzata. E se quest'ultima fosse ancora viva? Così, saliti a bordo con un loro aiutante (Tuhaka) e due orientali (Tsukakoshi e Kano) venuti lì per disperdere le ceneri del nonno, la coppia felice sorvola la zona e individua la barca abbandonata. Il problema, tuttavia, non è tanto scoprire che in zona la ragazza non c'è quanto accorgersi di chi invece c'è: uno squalo bianco bello grosso che poco dopo l'ammaraggio si sgranocchia un pezzo del velivolo costringendo il gruppo a rifugiarsi sul tipico canotto circolare arancione che abbiamo già visto in mille film simili. Eccoci così nel più vieto dei survivor-movie con gli squali a far da corollario. Non succede nulla o quasi per troppo tempo e ci si aggrappa solo alla scintillante fotografia per trovare un motivo d'interesse, perché ad ascoltare i battibecchi tra il comandante e l'orientale analista finanziario non ci si entusiasma proprio. Né troppa suspense si ha con i tuffi in mare di chi sappiamo già dall'inizio che si salverà. Nell'ultima parte tuttavia, dopo aver fin lì potuto salvare giusto un buon attacco non improvviso ma ben realizzato e poco altro, la regia e la messa in scena arrivano a coinvolgerci di più, mentre gli squali (perché sono due, lo sappiamo da quando ne vediamo le sagome dall'alto a metà film) si mostrano finalmente in tutta la loro grandiosità attraverso valide riprese subacquee. Niente di eclatante, ma rispetto alla media una qualità superiore finalmente si nota e consente se non altro di assistere a un po' di azione concitata, con un piccolo colpo di scena e la salvezza (la riva dell'isola) a pochi passi ma che pare irraggiungibile. Si poteva insomma fare molto di più a livello di sceneggiatura e di drammaticità, perché qui tutto viaggia sulla stessa lunghezza d'onda (come il mare) per troppo tempo. Senza grandi cadute di gusto, però, e rimanendo nell'ambito di una recitazione e un realismo accettabili.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 14/05/21 DAL BENEMERITO HERRKINSKI POI DAVINOTTATO IL GIORNO 8/12/21
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Herrkinski 14/05/21 14:38 - 7242 commenti

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Con una trama praticamente identica al recente Frenzy, ecco l'ennesimo film con un gruppetto di persone su un gommone in balia di squali bianchi affamati. Cosa si può dire di un lavoro che esce dopo tantissimi precedenti, tutti più o meno uguali? La fotografia è ottima e valorizza gli splendidi scenari naturali (siamo al largo dell'Australia), gli SPFX degli squali sono più che discreti e la parte finale, pur con le solite esagerazioni prossime al ridicolo, è comunque ben girata; per il resto tanto minutaggio in cui non succede quasi nulla e le solite scaramucce tra i protagonisti.

Puppigallo 20/12/21 11:02 - 5009 commenti

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L'ennesimo squalo disabile mentale (attacca un idrovolante) mette nei guai un gruppetto di "menti elette" e soprattutto lo spettatore, che dovrà sorbirsi i loro scambi verbali, gli scontri e i tentativi idioti di trovare una soluzione immediata. Come se non bastasse, viene utilizzato anche il buio, che fa risparmiare sugli effetti e servirebbe per la suspense (purtroppo però bisogna saperla creare). Si salvano solo gli ultimi quindici minuti, che almeno movimentano e denotano un minimo di studio nelle scene dal punto di vista cinetico-visivo. Troppo poco.
MEMORABILE: Il discorso dell'analista finanziario (purtroppo senza squalo); Il "bacio della vita", che ha l'effetto degli spinaci di Braccio di Ferro.

Pinhead80 29/03/22 21:16 - 4405 commenti

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Al terzo film il franchise di 47 metri fa un fragoroso buco nell'acqua. Questa volta la storia vede una coppia che affitta un idrovolante per tour da favola in Australia naufragare assieme a una coppia di clienti asiatici per colpa di due affamatissimi squali. Tralasciando alcuni elementi imbarazzanti riscontrati nelle (poche) scene d'azione, ciò che salta più all'occhio è la tremenda e noiosissima parte centrale caratterizzata da dialoghi estenuanti e privi di interesse. Considerate le aspettative e le belle ambientazioni era lecito aspettarsi qualcosa di meglio.

Lupus73 9/07/22 12:31 - 1345 commenti

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Nonostante i 47 metri del titolo italiano, è scollegato dal film di Roberts e anche dal sequel dello stesso. Nella sceneggiatura si presenta come uno squalo-movie più canonico con naufraghi, senza offrire né scenari particolari né soluzioni nuove (come nel caso di Roberts; appunto); completano il tutto apnee che rasentano l'assurdo, azioni temerarie al limite del suicidio e combattimenti uomo-squalo surreali (per non dire degni di un fantasy) come di sovente accade nel genere. C'è un po' di spettacolo, il cast è discreto, è guardabile, ma nulla più.

Anthonyvm 6/12/22 15:15 - 4551 commenti

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Un po' come per Open water, anche quello di 47 metri si conferma un franchise fondato meramente sul richiamo pubblicitario del titolo: nessun collegamento coi precedenti capitoli, per di più con l'aggravante che in questo caso gran parte dell'azione si svolge in superficie. La bellezza delle immagini è difficilmente contestabile, ma il giro di luoghi comuni, stereotipi (la donna incinta che ovviamente non può morire, il comprimario che se ne andrà per primo, l'antipatico che soccomberà più avanti) e idiozie spettacolose (i classici ruggiti degli squali) infastidisce presto. Sciocco.
MEMORABILE: Il cadavere sulla spiaggia e quello nel relitto (doppia citazione spielberghiana); Gli squali poveramente resi in CG; La resa dei conti sott'acqua.

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