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I MARZIANI INVADONO LA TERRA

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 15/12/19 DAL DAVINOTTI
Siamo alle solite: un produttore cinematografico (Curtis) che guadagna molto e ha seri problemi col fisco, viene consigliato dal suo avvocato di finanziare un gigantesco flop per evitare di finire in galera. Così, quando in studio si presenta un ragazzino (Jacobson) proponendo il suo bel fantafilm girato in economia, l'uomo gli dà ascolto e insieme se lo gustano in sala proiezione; si chiama “Lobster man from Mars” (molto più anonimamente tradotto in italiano con "I marziani invadono la Terra") e comincia proprio sul Pianeta Rosso, dove gli abitanti sono preoccupatissimi: la loro aria sta finendo e decidono di spedire sulla Terra il temibile uomo aragosta (lobster man, per l'appunto) per rubare la nostra e portarsela su Marte. Ad accorgersi del disco volante atterrato in una grotta della California è una giovane coppia, che scatta alcune foto (risulteranno tutte nere) e cerca di avvisare del pericolo gli abitanti nei pressi e la polizia. Le autorità fingono di non crederci ma avvisano invece un generale mentre i due protagonisti contattano lo zio (Macnee) di lui, un professore che unico aveva previsto come i marziani se esistevano non potevano che avere forma di aragosta (!). Ad aggiungersi separatamente nelle ricerche, tanto per far numero, una sorta di caricatura di investigatore da noir alla Bogart con cappello, sigaretta e frasi fatte da sciorinare in sequenza. In sostanza il film è costituito per il suo 90% dalla copia lavoro di “Lobster man from Mars” cui il ragazzino assiste nella sala privata insieme al produttore, il quale di tanto in tanto interviene per commentare entusiasta pregustando l'agognato flop. Una cornice di scarsa importanza, dal momento che il vero film diventa la sciocchezza ultra low budget che giustamente cede il titolo al prodotto finale “reale”. In definitiva una parodia della fantascienza americana Anni Cinquanta (anche l'ambientazione ci riporta a quell'epoca) cui si aggiungono demenzialità assortite che spostano l'asse verso il comico. Si pensi che per sconfiggere l'aragosta e i suoi figliocci volanti (sorta di pipistrelli verdi in gomma realizzati volutamente malissimo) il professore, dopo aver visionato un filmato in cui due cuochi cucinano il crostaceo, capisce che deve essere usata l'acqua bollente. Si valuta inizialmente di trovare e inseguire il mostro con apposite teiere giganti (abbandonando poi l'idea, di troppo difficile realizzazione), mentre il generale avvisa di affrettarsi perché sta già facendo convergere lì le sue truppe (e si vedono immagini di repertorio della Seconda Guerra Mondiale!). Insomma, le idee non mancano, l'aragosta – peraltro giunta sulla Terra chissà perché in compagnia di un gorilla che indossa un casco giallo (!) - fa sapere che Marte sta per essere attaccata dagli uomini coniglio di Nettuno, la gente muore (trasformandosi in scheletro) uccisa dai raggi della pistola marziana risorgendo nel finale per garantire un happy ending forzatissimo; qualche risata la si fa, il problema è che il film nel film – comunque penalizzato da lunghe pause e riempitivi narcotizzanti – non appare come realizzato amatorialmente e quindi ci si chiede a cosa possa servire la cornice con Tony Curtis. Non era più semplice dichiarare fin da subito gli intenti parodistici eliminandola del tutto? Sarebbe sembrata un'operazione più onesta e si sarebbe forse potuto giocare più convintamente col demenziale smaccato, un po' come negli spezzoni relativi a DONNE AMAZZONI SULLA LUNA racchiusi all'interno del film omonimo di due anni precedente. Ad ogni modo una sciocchezza a tratti spassosa (soprattutto per chi conosce il genere parodiato), per quanto il tedio faccia spesso capolino e le battute di rado colpiscano nel segno.
il DAVINOTTI