Poveri ma ricchissimi

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Ritornano i Tucci di Torresecca per un sequel che abbandona le coordinate francesi del primo capitolo (remake d'un film d'oltralpe) per rituffarsi mani e piedi nella più tradizionale commedia casereccia. Positivo, considerato quanto poco si sposasse la comicità di De Sica & company con quella di matrice estera. Però lì la produzione era meno povera, la trasferta milanese dava varietà e la sensazione era quella di un film sbagliato ma più vivo. Qui le cose cambiano profondamente e si sceglie la via autocratica con timidi riferimenti all'attualità e alle velleità secessioniste di certa Italia. Sfruttando un errore burocratico commesso ai tempi dell'Unità, si scopre che Torresecca...Leggi tutto avrebbe la facoltà di staccarsi dal nostro Paese permettendo ai nostri di non pagare le tasse sulla fortuna riacquisita. Indetto un referendum in pochi giorni e proclamata in quattro e quattr'otto l'indipendenza del Principato di Torresecca, Danilo Tucci (De Sica) ne diventa il Principe, Marcello (Brignano) il Primo Ministro, Loredana (Ocone) la first lady. Siamo in una commedia di stampo comico, non si chiede certo la verosimiglianza di una SECONDA GUERRA CIVILE AMERICANA o del più accostabile PASSAPORTO PER PIMLICO, ma magari un briciolo di cura in più sì. Invece la sensazione di un film raffazzonato e arrangiato alla bell'e meglio nasce anche da qui, da un soggetto a cui sembra che nessuno abbia dato più di un occhio per concentrarsi poi soprattutto sulla sceneggiatura. Così, impostata una storia, ideata qualche divagazione parodistica trendy (l'attrazione della Ocone per Ciavarro in versione mr. Grey con contratto pronto da farle firmare), introdotto un personaggio che avrebbe meritato di più e a cui un Paolo Rossi svogliato aggiunge poco (è Libero, il padre della Comello appena uscito di prigione) e un altro che viene sfruttato pedestremente (la solita figlia a sorpresa, “ricordino” dei tempi in cui il giovane Danilo faceva il bagnino casanova), si procede per sketch. Qualcuno funziona perché la mano di Brizzi in sceneggiatura ancora si sente e perché De Sica e Brignano i tempi e le qualità per divertire li hanno ancora, qualche altro si spegne per colpa di una regia (sempre di Brizzi) che invece continua a mostrare limiti precisi. La Ocone funziona molto più quando si ritrova incerta nobildonna che quando sbraca in romanesco, la Mazzamauro al contrario resta fedele a se stessa e l'azzecca quando se ne esce con le risapute volgarità di rito; Pantani ripete il ruolo del maggiordomo pacato e ininfluente alleato col bimbetto saputello, Cassini Presidente del Consiglio italiano fa ciò che deve senza strafare. Però l'aria che tira è di smobilitazione dei cinepanettoni, di una commedia tirata via che comincia con un riassunto della puntata precedente per ritrasformare in un attimo i poveri in ricchi e ridare fiato alle trombe. La parrucca da Trump che De Sica s'infila una volta diventato principe non è il massimo ma è sempre meglio di quella riccioluta toccatagli in sorte fin dal primo capitolo. Saltuariamente si ride (De Sica e Brignano in versione Babbo Natale ed elfo, ad esempio), il rientro nei canoni produce meno déjà vu e fastidiose ingenuità rispetto al numero 1 mentre le leggi “ad personam” di Danilo Tucci son riferimenti a circostanze politiche note a tutti e testimonianza di quanto si miri a una satira facile facile inserita nel già collaudato schema dei coatti che esibiscono tutta la loro cafonaggine nel ruolo di arricchiti.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 21/12/17 DAL BENEMERITO GABRIUS79 POI DAVINOTTATO IL GIORNO 22/12/17
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Rambo90 30/12/17 01:34 - 6316 commenti

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Talmente sgangherato nella trama (ma dallo spunto geniale) e chiassoso nelle gag da essere molto divertente. Da commedia simpatica Brizzi tramuta la saga dei Tucci nel più tipico dei cinepanettoni, facendo apparire i classici cattivi da operetta, figlie illeggittime e scatenandosi in parodie del peggio del cinema americano (su tutti Cinquanta sfumature). De Sica giganteggia in battute che ormai recita a memoria, Brignano gli fa da degno contorno mentre la Ocone e la Mazzamauro si dimostrano come sempre ottime comiche. Buono.

Gabrius79 21/12/17 23:38 - 1185 commenti

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Sfruttando il discreto successo del film precedente, Fausto Brizzi richiama il solito cast per tentare il bis. Un bis che però non riesce a solleticare più di tanto lo spettatore e i momenti più divertenti sono appannaggio di una frizzante Lucia Ocone che riesce a strappare più di una risata. Brignano e De Sica debordano meno del solito, stesso dicasi per la Mazzamauro. Pantani, Rossi, Ciavarro e Comello incolori. Alla fine è un'ora e mezza di pellicola disimpegnata e passabile. Musiche di Tommaso Paradiso dei The Giornalisti.

Markus 22/12/17 09:58 - 3251 commenti

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Dal non memorabile precedente remake di un film francese è scaturito un forse ancora più modesto "n. 2", che se non altro ha uno straccio di sceneggiatura italica. La povertà di mezzi è evidente in quanto si contano poche location - tutte appena fuori Roma - e l'80% delle immagini sono all'interno di un castello, tanto che talvolta si ha quasi una sensazione claustrofobica. De Sica sempre eccellente, ma stavolta gli ruba la scena la Ocone. Il restante cast (a partire da un mal sfruttato Brignano) naviga a vista.

Didda23 3/05/18 10:09 - 2282 commenti

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Deludente (e non necessario) sequel di un'opera modesta che sembrava aver già detto tutto quello che voleva dire. Brizzi mescola le carte trasformando la commedia in una sorta di cinepanettone sia per lo stile visivo sia per quello narrativo (i classici equivoci, storie di corna). De Sica trumpizzato è meno efficace del solito e non brilla; spicca la bravura della Ocone nei siparietti con un redivivo Ciavarro. Un film alquanto dimenticabile non particolarmente riuscito né in fase comica né per quanro riguarda la critica sociale.
MEMORABILE: La stanza sadomaso di Ciavarro; Il ritorno alla lira; La bontà di Paolo Rossi.

Nando 4/04/19 15:28 - 3457 commenti

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Definirlo ridicolo appare riduttivo. Dopo una prima parte volgare ma quasi ridanciana, nella seconda si assiste a situazioni terribili: i russi con la tela e Ciavarro e i suoi sodali. Cinema di bassa lega che in questo caso contraddistingue Brizzi, sceneggiatori e maestranze. Da salvare Rossi, Pantani e la Ocone, brutta ma simpatica.... per il resto a cominciare da DeSica velo pietoso.

Ultimo 11/10/19 17:48 - 1346 commenti

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Non male questo sequel, dove un cast sempre in forma permette al film di scorrere via liscio senza problemi. La trama è ai limiti del credibile (la famiglia Tucci riesce a guidare il paesello a una secessione dall'Italia!) ma i momenti divertenti non sono pochi e perciò i fan delle commedie italiane apprezzeranno. In forma De Sica, un po' meno Brignano.

Galbo 14/01/20 18:49 - 11343 commenti

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Sequel confezionato verosimilmente in fretta e furia e raffazzonato assai. Lo si deduce dalla povertà della messa in scena che fa il paio con quella della sceneggiatura, probabilmente un canovaccio che consente libertà totale agli attori. Risultato di una bruttezza imbarazzante, specie nella seconda parte, con l'aggravante di una desolante volgarità. Tempo perso.

Redeyes 8/04/20 10:11 - 2130 commenti

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Prima di Cetto Re c'è questo Tucci principe, ma l'intrattenimento è ugualmente scarso, seppure qui le mire siano meno sarcastiche. Brizzi torna nei luoghi del misfatto con pressoché il medesimo cast ma con molta inventiva in meno e soprattutto con un Brignano male e poco sfruttato. Gli attori ce la mettono tutta, ma risultano o poco convincenti (come Masazza e Ciavarro) o mal sfruttati (come Rossi). Alla fine qualche intermezzo divertente c'è pure ma siamo lontani dal divertimento come lo si vorrebbe. Perdibile.

Ira72 8/07/20 21:51 - 917 commenti

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Siamo alle solite... Sceneggiatura poverella, dialoghi mediocri, banalità come se piovesse. Ricorda tanto i cinepanettoni spremuti degli ultimi anni. Eppure. De Sica riesce sempre a strappare risate, perpetrando in battute e personaggi che gli riescono benissimo e non annoiano, Brignano ci mette del suo (risicato, per copione) e la Mazzamauro è un'icona che solo a guardarla mette allegria. Anche Ocone travolge e diverte come burina arricchita. Fa tristezza, invece, un Rossi che sembra biascicare, piuttosto che recitare. Ad ogni modo. Nulla di eclatante ma nel complesso potabile.
MEMORABILE: "Babbo Natale non esiste" "E neanche la befana!" (De Sica e Brignano con il povero bambino disperato).
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