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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Thriller diviso tra il dramma e la commedia, il film di Eleonora Ivone ambienta nel negozio d'un panettiere (Pannofino) buona parte della sua storia, cominciata poco prima con le angosce di un imprenditore (Tognazzi) in grave crisi finanziaria alle prese con un avvocato (Bocci) cui non può nemmeno pagare le parcelle. Disperato, rapina da solo gli uomini di un furgone portavalori scappandosene col malloppo e rifugiandosi, pistola alla mano, all'interno del suddetto negozio la cui vetrina dà sulla piazza del Centro Commerciale Metropolis di Rende (Cosenza), destinata a diventare il centro di gravità attorno al quale ruoteranno tutti i personaggi. Nel momento in cui l'imprenditore entra si trova di fronte il panettiere...Leggi tutto (Pannofino), una scafatissima prostituta (Incontrada), un extracomunitario lì per comprare una pizza (Bashir) e un'anziana signora (Cotta). Ad esclusione del panettiere nessuno di loro sembra troppo terrorizzato dalle minacce a mano armata dell'uomo. In particolar modo la prostituta lo sfida apertamente con fare cinico e strafottente, mentre sul posto giungono intanto un commissario di polizia (Haber), una negoziatrice (Ivone) e un gruppo di agenti insieme agli immancabili cecchini, immediatamente spediti sui tetti a mirare. In film così, inevitabilmente condannati da una staticità per molti versi penalizzante, è fondamentale poter disporre di una sceneggiatura o almeno di una regia in grado di far montare la necessaria tensione. Purtroppo né l'una né l'altra centrano il bersaglio: la sceneggiatura (scritta dalla stessa regista con Angelo Longoni) non trova mai un dialogo davvero brillante, un guizzo che possa farla uscire dai binari della banalità, un coraggio che la traghetti fuori dalle paludi di una retorica talvolta irritante, una battuta che possa risultare se non divertente almeno ficcante, mentre la regia difetta soprattutto nella gestione del ritmo e nella direzione del cast: in particolar modo la Incontrada (il personaggio più caratterizzante), che pure l'espressività e la vivacità giusta in altre occasioni ha dimostrato di possederle, risulta spesso poco naturale recitando sopra le righe quasi come stesse leggendolo, il copione. Se non appare troppo antipatica è solo in virtù dell'innata grazia che le permette di tenersi comunque a galla imponendosi come l'unica vera figura in grado di incuriosire. Tognazzi, che con gli anni ha ormai acquisito invidiabile padronanza del mestiere, riesce a dare un minimo di spessore psicologico al suo imprenditore evidentemente incapace di sparare, gli altri fanno da contorno almeno fino a quella sorta di fugace "colpo di scena" che coinvolge l'extracomunitario e che in realtà si esaurisce nello spazio di pochi minuti. All'esterno Haber si trova per le mani il personaggio più insignificante in assoluto e non ha modo di riparare ricorrendo alla certificata bravura, costretto a qualche urlaccio, un paio di volgarità e un frustrante senso di malmostosa sudditanza rispetto alla negoziatrice interpretata da Eleonora Ivone; quest'ultima (regista/sceneggiatrice del film e nemmeno male come attrice), ripara invece nello sterotipo e lì resta, guadagnandosi spazio coi minuti e limitandosi a far procedere l'azione. La sensazione è quella di un budget ridotto all'osso che traspira da fotografia, location e scenografie e che avvolge il film in un grigiore entro cui si legge in filigrana la natura paratelevisiva del prodotto. Quasi assenti le musiche. Il versante drammatico prevale sulla commedia (cui il solo Pannofino sembra dare linfa) e la tensione alla quale si puntava viene sostituita da una ripetitività che stanca presto, con variazioni minime come la malattia dell'anziana signora interpretata dalla brava (e purtroppo mal sfruttata) Elena Cotta. Deludente: nonostante le molte scusanti, qualche buon momento e un clima di rassegnazione generale figlio del preciso momento storico, l'inevitabile confronto con i classici del genere (magari apertamente citati, come QUEL POMERIGGIO DI UN GIORNO DA CANI) si fa impegnativo e penalizzante. Nel ruolo della figlia dell'imprenditore... la vera figlia dell'attore, Andrea Viola Tognazzi.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 7/05/21 DAL BENEMERITO REEVES POI DAVINOTTATO IL GIORNO 1/08/21
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Reeves 7/05/21 22:03 - 669 commenti

I gusti di Reeves

Da un testo teatrale di Angelo Longoni un film che immagina quattro persone (una prostituta, una pensionata, un panettiere e un extracomunitario) tenuti in ostaggio da un industriale in crisi improvvisatosi rapinatore. Nella forzata convivenza emergeranno i loro caratteri. L'impostazione teatrale è evidente, ma l'ottima recitazione riesce a dare al film quella spinta e quella suspense che lo fanno seguire fino alla fine, colpi di scena compresi. Peccato per Haber, il cui personaggio è davvero solo una macchietta.

Rambo90 26/07/21 23:29 - 6821 commenti

I gusti di Rambo90

Un film tutto al servizio dell'ottimo cast messo in piedi, che riesce a dare spessore a una sceneggiatura semplice e a personaggi non sempre approfonditi (Haber è del tutto esornativo). L'origine teatrale del testo è evidente, sia per l'unica location che per i dialoghi, che permettono ad ognuno di avere il proprio momento per mettersi in luce; momenti che gli attori sanno cogliere bene rendendo un film in fondo banale godibile e coinvolgente. Buono.

Markus 31/07/21 00:52 - 3432 commenti

I gusti di Markus

Da una pièce di Angelo Longoni, qui in veste di produttore, l'esordio alla regia per l'attrice Eleonora Ivone, che si ritaglia un personaggio nel film. L'impostazione teatrale è spesso scappatoia per ottimizzare le spese: bastano un’unica location e un generoso impiego di dialoghi. Spesso funziona, qui purtroppo no. Un'opera che mette in evidenza povertà sotto tutti i punti di vista, a partire dalla scarsezza dei dialoghi e dalle situazioni scontate; si palesa persino una notevole carenza interpretativa (Tognazzi sottotono, Pannofino fuori ruolo, la Incontrada qui la peggiore).

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