L'uomo dei cinque palloni - Film (1968)

L'uomo dei cinque palloni
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Anno: 1968
Genere: commedia (bianco e nero)
Note: Aka "L'uomo dei 5 palloni". Il film è del 1965, ma uscì per la prima volta in Usa nel 1968 con il titolo di "Break up". In Italia venne dapprima proiettato nel '73 alla mostra del cinema di Venezia e successivamente distribuito nel '79. Aka "Break up"

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 1/11/11 DAL BENEMERITO KANON
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Kanon 1/11/11 21:28 - 604 commenti

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La ballata dell'industriale col complesso del palloncino, cantata dal capro sulfureo demonio Ferreri. L'irrazionale deflagra inafferrabile nell'ordinario razionale infettandolo nell'imo più recondito, espandendosi come un virus ed annientando gli anticorpi cardine del sistema immunitario cerebrale. È il granello che blocca il meccanismo, l'assillo dell'imporsi, cantico ossessivo/compulsivo che non tralascia laceranti sciabolate alla società consumistica. Fantastico l'incessante sabba sonoro proto/industrial/beat.

Deepred89 3/11/11 23:10 - 3718 commenti

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Geniale, originalissima, ossessiva pellicola che anticipa molte delle tematiche del Ferreri successivo. La componente nouvelle vague che caratterizza i minuti iniziali lascia progressivamente il posto alla follia ossessivo-compulsiva del protagonista (un Mastroianni che da solo ridefinisce completamente la pellicola), che trasforma il tutto in un delirio psichedelico appagante per gli occhi e per la mente. Nudi, erotismo e follia, rapportati all'anno di produzione (1965), chiariscono lo storico accanimento della censura su tale film. Ottimo.

Fauno 4/01/12 15:46 - 2216 commenti

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A tratti diverte, ma non mi ha coinvolto più di tanto in quanto Ferreri, come in molti dei suoi altri film, tratta difetti, ossessioni, manie, fissazioni del genere umano che finiranno poi col condurre il medesimo inequivocabilmente all'autodistruzione o quando va bene all'abnegazione estrema... Il fatto di potersi permettere costantemente cast di lusso non sempre ripaga e questo è un esempio lampante...
MEMORABILE: La scena in discoteca e soprattutto l'ultima con Tognazzi sono comunque memorabili...

Lucius 14/11/15 16:45 - 3015 commenti

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Ai limite dell'inguardabile per non dire quasi orrendo: la Spaak algida e insopportabile, Mastroianni sprecato in un ruolo goffo, una colonna sonora orrenda e a tratti imbarazzante. Come Ponti abbia prodotto un film del genere resta un mistero. Avrà puntato sul cast. Regia fallimentare. Fino a qual punto si può gonfiare un pallone di gomma senza che scoppi? Avete capito bene, la trama sta tutta qui.

Cotola 22/07/17 01:29 - 9087 commenti

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Ferreriano fino al midollo, tratta tanti temi cari al regista (il consumismo, l'alienazione, la follia, il cibo, il sesso: tutti strettamente connessi tra loro) e lo fa nello stile tipico del cineasta meneghino. Forse non ha la maturità dei capolavori successivi, ma come prova generale è più che riuscito e la qualità è sicuramente superiore alla media dei film dell'epoca. Bravo Mastroianni ma anche tutti gli altri. Delizioso cammeo di Tognazzi nel finale.

Zampanò 19/10/20 15:45 - 382 commenti

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Metà anni 60: nella frenesia quasi nessuno realizza che "boom" oltre a essere sinonimo di botta di benessere è anche il suono dello scoppio. Nessuno tranne lo stregone Ferreri, che associa il boom che fa un palloncino al burnout in cui quel benessere consuma i capitalisti come Mario, il protagonista. Allegoria micidiale, indispensabile per seguire un film altrimenti sconcertante in cui Mastroianni delira con studiata maestria. Continui i riferimenti feticisti (le calze della Spaak, i palloncini-ventre). La sequenza a colori, pura sinestesia, è tra le più lisergiche del nostro cinema.
MEMORABILE: Mastroianni vestito di tutto punto nella sauna, deriso dai tecnici a cui chiede consiglio.

Pigro 14/11/20 10:23 - 9712 commenti

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Fino a che punto si può gonfiare un palloncino? È la base del capitalismo (efficienza e sfruttamento del lavoro fino al limite estremo) ma anche del virilismo (quanto mi diventa grosso?), e in definitiva pure ossessione esistenziale borghese: la voluttà del vuoto, rappresentato proprio dal “nulla” contenuto dall’involucro, che sembra richiamare per contrasto la pienezza proposta da Lamorisse. Ferreri gioca con la forma (tra colore e b/n, azione e fermi immagine) per un arguto apologo grottesco (girato nel '65), purtroppo un po’ monotono e a tratti noioso.

Daniela 16/03/24 10:12 - 12699 commenti

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Imbattutosi in un palloncino, un industriale dolciario diventa ossessionato dal dilemma: fino a che punto si può gonfiare prima che scoppi? Interpretata con il senno di poi, questa metafora sul boom economico e sulla società consumistica come un palloncino destinato a scoppiare può sembrare anche troppo trasparente ma Ferreri l'ha concepita nel 1965, quando banale non lo era affatto e ha dovuto faticare per imporla come lungometraggio dato che il produttore Carlo Ponti, giudicandola "improduttiva", pensava di neutralizzarla come episodio di un film collettivo. Onore al merito.

Paulaster 17/04/24 18:01 - 4459 commenti

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Industriale di dolciumi vuole associare dei palloncini alla vendita. Soggetto allegorico per una bomba che prima o poi esploderà, ed è il consumismo della società. Mastroianni riempie la scena in un ruolo dai pochi spunti e mostra inventiva boccaccesca e ossessione kafkiana. Il cinema di Ferreri si segnala anche per il colorato mondo giovanile, per lievi provocazioni sessuali e per ragionamenti addirittura di natura filosofica. Discreti i titoli di testa quasi da fotoromanzo e piccolo cameo di Tognazzi in chiusura.
MEMORABILE: Nella sauna; Appeso ai palloni in discoteca; La margherita sulla pancia della Spaak.

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  • Discussione Kanon • 1/11/11 21:31
    Fotocopista - 834 interventi
    Uno dei film più martoriato dai tagli che io conosca. Nonostante la durata di 82', su Youtube si trovano alcuni spezzoni con piccole sequenze non presenti nella versione da me visionata ed addirittura una sequenza doppiata diversamente.
  • Discussione Deepred89 • 3/11/11 23:32
    Comunicazione esterna - 1601 interventi
    Non ho controllato bene, ma secondo me il doppiaggio tra la versione da 25 minuti e quella da 82 cambia completamente, anche se spesso in maniera impercettibile (ho fatto caso alla scena finale con Tognazzi, dove cambia una parola nell'invettiva dell'attore).
  • Homevideo Quidtum • 3/03/17 18:51
    Custode notturno - 2201 interventi
    Due giorni fa il film è stato proiettato a Parigi, precisamente il restauro in 4K approntato dalla Cineteca di Bologna, presentato precedentemente all'ultima Mostra di Venezia per celebrare i vent'anni dalla scomparsa di Marcello Mastroianni. Tale restauro incorpora 15' a colori per arrivare a una durata complessiva d 97'. Del film si è perso il negativo, ma è stato ritrovato in tempi recenti un interpositivo, dopo che Ponti aveva venduto i diritti del film.
  • Discussione Inca roads • 3/03/24 13:07
    Disoccupato - 1 interventi
    L'ho visto di recente su youtube. Lo avevo visto altre volte sul tubo in passato ma nella versione tagliata di 60 minuti circa, invece con mia sorpresa trovo sempre sul tubo la versione originale di 85 minuti.

    Le scene che non c'erano (alcune non le ricordavo per niente) sono:

     * La parte con l'amico pittore con le 4 ragazze seminude, una con il seno di fuori. Poi lui parla a questa ragazza poi sul divano

    * La sauna con l'amico ingegnere e un anziano forse anche lui industriale che dice a Mastroianni di togliere il cappello due volte.

    * Nel locale tutte le scene con le ragazze (tutte molto belle) che baciano e leccano sulla faccia il nostro. Poi dialoghi e sguardi vogliosi. La ragazza con il seno all'aria sotto i palloncini. Sempre nel locale la conversazione con una bionda modella dell'epoca sembra un volto famoso del periodo. Bonanni che fa il cameriere e ha alcune battute. Mastroianni che mette la crema sulla pancia della Spaak e gliela lecca via.

    Menzione per Gepy che è il sosia per l'aspetto anche ma anche per la "pazzia", di John Belushi con almeno 10 anni di anticipo.
    Ultima modifica: 3/03/24 13:39 da Zender