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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Storia di un amore impossibile, nella Venezia del Cinquecento, ricavata da “Angelo, tiranno di Padova”, un dramma di Victor Hugo. Fin dalle prime battute individuiamo la coppia destinata a soffrire le pene dell'inferno: lui è Rodolfo degli Ezzelini (Varelli), proscritto e in incognito a Venezia, lei Caterina Bragadin (De Giorgi), a breve promessa sposa del podestà di Padova, il “tiranno” Angelo Malipieri (Lombardi). Quest'ultima finirà ad abitare a Padova col marito mentre Rodolfo sarà portato in prigione e aiutato poi a evadere da un criminale di buon cuore (Spalla), che lo condurrà con sé in un casolare di campagna dove rifugiarsi insieme a una compagnia di commedianti....Leggi tutto Tra di essi si fa luce la bella Tilde (Calamai), danzatrice, che s'innamora di lui e lo presenta in pubblico come il proprio fratello. I due, per i successivi tre anni, vivono grazie ai successi sempre crescenti di lei, che durante un'esibizione nella grande villa del Podestà di Padova permette a quest'ultimo di diventare suo amante. Perché Caterina è sempre triste (pensa ancora a Rodolfo) e l'uomo ha bisogno di sentire vicino a sé quella vivacità che Tisbe può garantirgli. Ha un unico terrore, Malipieri: finire sulla lista del Consiglio dei Dieci, una misteriosa setta veneziana che raccoglie le denunce dei passanti e fa scomparire chi ritiene colpevole prima ancora di concedergli un processo. Sarà uno di loro a introdursi nella vicenda sparigliando le carte in tavola proprio quando l'incontro tra Rodolfo, Tisbe e Caterina si farà inevitabile, tra le sale e le stanze della lussuosa villa padovana. L'intreccio è ben studiato, la messa in scena curata con qualche bell'esterno nella città lagunare (anche durante il Carnevale in piazza, tanto per cambiare), nelle campagne e a Padova. Inevitabili struggimenti e passioni con un romanticismo ormai inevitabilmente datato per una delle ultime produzioni della Scalera Film, girata durante il periodo della RSI e distribuita solo a guerra conclusa. Lombardi è il tiranno perfido dal ghigno sadico, la De Giorgi e la Tilde lottano per il cuore del proscritto veneziano (innamorato però da sempre solo della prima), Spalla è il solito brigante corpulento che aiuta i disgraziati. Una trafila di stereotipi montati ad arte per una vicenda che offre comunque un suo piccolo colpo di scena (la catenina col crocifisso...) allineandosi ai prodotti dell'epoca senza sfigurare. Buono il bianco e nero di Giuseppe Caracciolo, un po' ingessata la regia di Max Neufeld (o Massimilano Neufeld, come da titoli di testa), austriaco che all'epoca molto lavorò in Italia. Melodramma in costume profondamente legato al suo tempo che non offre (né forse poteva offrire) molto di più di quanto ci si può immaginare, con un goffo duello a spade incrociate, un'esibizione di danza con la Calamai al centro dell'ariosa coreografia e il dosaggio tradizionale degli elementi cari a quel cinema (con l'aggiunta sorprendente di un seno della De Giorgi in bella vista mentre riposa a letto). Meno verboso e statico del consueto, se non altro...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 24/11/21 DAL DAVINOTTI

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