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L'IMPRESSIONE DI MMJ

Singolare avventura sui tetti di Taranto (con vista Ilva) per Sergio Rubini, che imposta un film molto ambizioso e ricco di significati accentuando il lato poetico e trovando in Rocco Papaleo una spalla eccellente. Reduce da una rapina finita male dalla quale è fuggito con il malloppo inseguito dai suoi compari, Tonino detto “Barboncino” (Rubini) si arrampica sui tetti della città pugliese senza saper bene come ripararsi. Braccato a breve distanza, trova rifugio in una sorta di soffitta dove uno strano tizio sciroccato, Renato (Papaleo), lo nasconde. Il borsone coi soldi Tonino l'ha lasciato poco distante, sepolto da una valanga di sassi scaricati da un camion, e dovrà tornare per riprenderlo. Nel frattempo...Leggi tutto si stabilisce nel magazzino sul tetto dove Renato gli racconta di essere un sioux chiamato Cervo Nero, che sogna di tornare in Canada da dove gli yankee l'hanno cacciato. Dice di essere ispirato dal “Grande Spirito” e di avere previsto il suo arrivo, per cui lo cura (Tonino ha una gamba in pezzi) e si incarica di recuperare il borsone. Poco capisce, il poveretto, ed è pressato da chi pretende di trasferirlo in una clinica dove potersi curare. Ma lui vive bene lì, sui tetti, e ora che ha trovato un amico... Impostato sul rapporto tra i due protagonisti, il film si avvale di una regia di gran gusto e di una colonna sonora altrettanto azzeccata (firmata da Ludovico Einaudi) che gli conferiscono un appeal superiore alla media. Non c'è dubbio che le qualità non manchino, quindi, ma ciò non toglie che il tutto si risolva troppo staticamente, allungandosi oltremodo fino a superare l'ora e cinquanta senza un vero motivo; sceneggiatura e dialoghi non sono infatti in grado di sopperire a una ripetitività che lentamente fiacca il film lasciando che si areni in attesa di qualche colpo di scena che possa vivacizzarlo. Perché va bene stabilire un contatto, trovare i punti d'incontro tra il gretto materialismo di Tonino e lo spiritualismo folle di Renato lasciando che si accendano scintille nei momenti d'incomprensione, ma se il gioco si prolunga senza variazioni c'è bisogno di costruirvi qualcosa di più, intorno. Invece gli sviluppi non vanno molto oltre l'idea dell'uomo rifugiato costretto a guardarsi intorno senza potersi muovere perché bloccato dall'infortunio alla gamba. Ci s'infila il personaggio della bella estetista (Guaccero) con la quale Tonino vorrebbe fuggire, quello di una prostituta (Lotito) che viene a consumare nello stesso “locale” sul tetto, ma non è sufficiente. E Papaleo, pur eccellente, ha poco modo di far brillare il suo Cervo Nero per colpa di un copione che non riesce a valorizzarne l'estro come potrebbe. Ciò non toglie che il finale, inaspettatamente “action”, chiuda molto bene (anche dal punto di vista emozionale) confermando il talento registico di Rubini. Era facile comunque prevedere, per una storia tanto intimista e lontana dalle potenzialità comiche di Papaleo (siamo molto più dalle parti del dramma che della commedia), la non certo calda accoglienza da parte del pubblico in sala: valido per molti aspetti (inedita la prospettiva di Taranto dall'alto), si rivela tuttavia troppo piatto per coinvolgere davvero. Fitto di sottotitoli perché quasi sempre parlato in pugliese stretto, è anche un po' furbetto nel tentativo di spacciare per cinema d'autore qualche banalità in eccesso.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 13/05/19 DAL BENEMERITO RAMBO90 POI DAVINOTTATO IL GIORNO 23/06/22
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Rambo90 13/05/19 19:40 - 7112 commenti

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Un criminale di mezza tacca ruba un borsone pieno di soldi e gioielli a una gang in Puglia e, ferito, viene soccorso da un uomo un po' strano che gioca a fare il pellerossa. Una storia insolita, che Rubini dirige e scrive con cura, mischiando i generi come ha già fatto in passato, senza tralasciare di andare in profondità con i suoi personaggi, arrivando a emozionare e commuovere. Papaleo è superlativo, bambinone mai cresciuto, giusto contraltare alla disillusione e alla voglia di riscatto dello stesso Rubini. Cinema italiano da salvare.

Nancy 15/05/19 21:03 - 774 commenti

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Rubini dirige e interpreta un film di grande sensibilità in cui mette al centro i due protagonisti, due spiantati, uno ladro reduce da una rapina e disilluso dalla vita e l'altro un emarginato sociale con una strana fissa con gli indiani d'America dei quali condivide gli ideali di vita. Una grande capacità di scrittura rende vivace una location quasi sempre unica, ma che ripresa nel modo giusto fa innamorare della città in cui si ambienta, un'insolita Taranto che vista dai tetti della città vecchia rende poetica anche l'Ilva. Bravo Rubini.

Galbo 6/09/19 08:53 - 11876 commenti

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Un ladro spiantato e un emarginato che si crede un capo indiano si incontrano sui tetti di una città pugliese. Sergio Rubini realizza un buon film, atipico nel panorama cinematografico italiano. Funziona la sceneggiatura che si focalizza su due perdenti in cerca di riscatto e di reciproca solidarietà (le altre figure sono marginali ma riflettono la cattiveria che spesso circonda gli ultimi), e la regia che valorizza un ambiente apparentemente angusto che funge da cornice ideale per la storia. A “commento” della vicenda una buona colonna sonora.

Decimamusa 9/10/19 19:21 - 99 commenti

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Sorta di western metropolitano ambientato sui tetti della periferia di Taranto, con alcune panoramiche di suggestiva visualità. Soggetto originale, sceneggiatura all’altezza (al netto di qualche rallentamento), grande interpretazione dei due protagonisti. In un ambiente moralmente degradato, si disegna la storia di un’amicizia fra esclusi: lo sfigato Tonino e lo squinternato Renato (non privo di lampi di lucidità), che sublima la sua dolente marginalità nell’affidarsi al mito e al mondo spirituale dei pellerorossa. Belle le musiche di Einaudi.

Capannelle 1/05/20 10:45 - 4053 commenti

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Rubini dirige con sensibilità una commedia ambientata nella Taranto d'oggi, anzi sui tetti della città con vista Ilva. Funziona la coppia Rubini-Papaleo che evolve dal primo contatto ("Sei un mi-no-ra-to" dice il ladro a Cervo Nero) a una solida amicizia attraverso una serie di situazioni surreali ma non per questo banali. Tutta la polpa narrativa è legata al tetto dove si incontrano e a quanto possono vedere col cannocchiale. Figure e location di contorno sono funzionali ma anche accessorie. Ottimo il commento sonoro di Einaudi.

Pessoa 17/01/21 03:35 - 2183 commenti

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Rubini torna a frequentare la malavita pugliese dopo Mio cognato, questa volta incaricandosi anche della regia, e ritrova le stimolanti atmosfere familiari che hanno caratterizzato i suoi lavori migliori. Più che un ritorno del cinema di genere, si tratta della storia di due "esclusi" che si abbarbicano uno all'altro per motivi diversi. Lo script, fresco e avvincente, si fregia delle suggestive quanto inusuali location "pensili" del quartiere Tamburi di Taranto. Il risultato è molto buono, Rubini e Papaleo sono straordinari: un cinema italiano di qualità che fa ben sperare.
MEMORABILE: I dialoghi fra Rubini e Papaleo; Il "regalo" finale alla Lotito; Le location sui terrazzi della città vecchia; La ost di Einaudi.

Reeves 22/02/21 14:22 - 1044 commenti

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Due perdenti, un sogno, una borsa con il bottino e i tetti come location principale. Sergio Rubini vuole fortemente (al punto di dirigerlo e di interpretarlo) un film veramente sorprendente, lontano dalle storie che abitualmente sono raccontate dalla commedia italiana contemporanea. Un western metropolitano coadiuvato dalle grandi interpretazioni di Rubini e Papaleo e dalle musiche stupende di Einaudi.

Giùan 13/11/21 09:54 - 3700 commenti

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Due indiani (metropolitani) sul tetto che scotta (e fuma e avvelena). Per Rubini il ritorno alla Terra (opera per molti versi definitiva) è sempre complicato, così qui gli elementi turgidamente melò di quel capolavoro barocco sono allentati dalla temperie grottesco/fantastica del personaggio di Papaleo, che tengono il film su di un equilibrio fragile e scivoloso, spiovente si direbbe eppur molto ben tenuto sul piano dello stile e della resa registica. Vale fisiologicamente più per singoli brani ed episodi che per insieme ma testimonia di nuovo la temerarietà di Sergio autore.

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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Capannelle • 4/06/20 17:42
    Scrivano - 2849 interventi
    Troppo realismo?

    Secondo l'accusa, la casa di produzione del film si servì di persone del clan Sambìto per trovare lavoratori, comparse, location, parcheggi etc per girare il film.

    La notizia dal Fatto quotidiano
    Ultima modifica: 4/06/20 17:48 da Capannelle