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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Ci risiamo colla solita pioggerella di meteoriti (effetto gettonatissimo visto in pacchi di apocalittici simili); la differenza è che qui ci arrivano in testa senza preavviso alcuno: un pianeta interstellare è passato vicino alla Terra facendola uscire dalla sua orbita causa potentissimo magnetismo, trascinandoci nella propria scia. "Diciamo che l'universo ci ha servito una polpetta ripiena di merda e noi stiamo cercando di inghiottirla", spiega senza mezzi termini ai suoi uomini l'immancabile leader duro della resistenza. Il bello è che nessuno s'era accorto del pericolo (e ce ne vuole, considerate le dimensioni del pianeta e la quantità di osservatori...) e ora ci ritroviamo tutti con la Terra per metà al buio (affari di chi ci sta, noi... Leggi tuttonon li vediamo mai) e per metà al Sole, bombardati a intervalli imprecisati dalle suddette meteore a scia infuocata e fumigante. La scienziata Nancy Lannon (Stafford), che pochi minuti prima aveva scoperto un gigantesco giacimento di gas naturale, dopo aver ascoltato come stanno le cose parte subito alla ricerca del marito scrittore Steven (Lando) e della loro unica figlia, Rachel (Tontz), i quali si trovano in posti diversi e provano negli stessi minuti l'impulso di riunirsi il prima possibile. Di fatto il film si spezza così in tre segmenti autonomi: nel primo Steven e un suo amico dall'aria un po' scema (Miller) si mettono in marcia dopo aver saputo che Rachel dovrebbe essere a un concerto rock nella zona; nel secondo Nancy fa più o meno lo stesso guidando in auto con un collega (Degruttola) che pretende di seguirla mentre nel terzo Rachel e due suoi coetanei si ritrovano nel bel mezzo del nulla tra le sterpaglie senza sapere dove sbattere la testa. EARTHFALL racconta le peripezie della famigliola divisa suggerendoci già nell'incipit, con i due coniugi in fuga dalle meteore presto interrotti da un didascalico “due settimane prima”, che la reunion di famiglia avverrà immancabilmente. Una didascalia piuttosto inquietante, oltretutto, perché quando si riprende dopo il titolo già intuiamo che la discutibile gestione dei tempi da parte del regista crea un caos totale: prima pare che tutti si sveglino d'improvviso scoprendo del bombardamento di meteore, poi uno scienziato spiega che sono già due settimane che la Terra è uscita dalla sua orbita e insomma, tra ellissi, tagli e ricuciture non ci si capisce nulla. Senza contare le soluzioni risibili: Nancy discute per mezz'ora col collega di come uscire dalla base in cui sono di fatto prigionieri dei militari ma la scena dopo se ne vanno dalla porta principale e in sette secondi sono già seduti su un'auto in fuga. Rachel e i suoi due amici incontrano intanto sulla loro strada un uomo e un ragazzo armati ai quali si uniranno con l'obiettivo di trovare la favoleggiata “Safe Haven”, un'oasi di sopravvivenza di cui in molti hanno sentito parlare senza conoscerne l'esatta ubicazione. Anche Steven ci si dirige a spanne, non dopo essersi fermato in una fattoria dove conosce un vecchierello la cui moglie è ancora fumante in terra arrostita da un fulmine. E si procede così, con soste sulla strada dovute alle piogge di meteore (unico effetto speciale del film insieme a qualche densa nuvola di fumo nero che avanza all'orizzonte) da cui ripararsi provvisoriamente. Focus sulla mentalità superiore della famiglia Lannon: genitori e figlia sono sempre indomiti, coraggiosi e leader dei rispettivi microgruppi, sanno come comportarsi in ogni occasione e viene naturale pensare che dovessero anche sopravvivere tre sole persone sulla Terra sarebbero senz'altro loro; che si riuniranno infatti, non poteva esserci dubbio! Soggetto più misero del consueto, sceneggiatura con radi tocchi ironici che almeno nel segmento del padre la vivacizzano un po' (Joe Lando è sufficientemente in parte, per quanto l'aria da scrittore non l'avrà mai in vita sua). Tremende le fasi con la figlia e i compagni di viaggio, uno dei quali viene centrato in piena faccia da una meteora (controcampo sull'urlo disperato, mica si può chiedere di più), nella media quelle con mamma e il collega. Una vaga dignità nei dialoghi non eroici (quelli son da mani nei capelli), ma siamo dalle parti del catastrofico meno fantasioso e più povero che si possa immaginare, con un finale tirato via da far paura (andiamo, risolvere tutto così è irrispettoso nei confronti di chi un minimo di curiosità se l'era fatta...).
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 31/03/20 DAL DAVINOTTI

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