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L'AMORE PER L'ITALIA NELL'EPICA DI "PORCO ROSSO"
martedý 19 gennaio 2010
ImageQuesta è la storia di un film d’animazione ambientato tra l'Istria e Milano, che mostra l'Italia degli anni ’20 con splendide vedute aeree e che omaggia, come nessun altro film ha fatto, l’abilità degli italiani nel campo aeronautico in quel periodo.*

Un racconto basato su ricostruzioni storiche e di fantasia e che si muove in bilico tra avventure mozzafiato, slapstick comedy e romanticismo. Autore del film è Hayao Miyazaki, uno tra i più affermati nella realizzazione di cartoon che possiamo definire allo stesso tempo regista, sceneggiatore e disegnatore di ogni sua opera.

Il film, dopo una buona accoglienza in Giappone, viene esportato sui maggiori mercati ricevendo ottimi consensi, grazie anche a doppiatori di eccezione (Jean Reno in Francia, Michael Keaton negli Usa). Anche gli utenti del web ne confermano la qualità: su allocine.fr ottiene una media voti di 3,4/4 (115 votanti), su imdb.com 7,8/10 (10629 votanti), su Rotten Tomatoes un 100% di gradimento nel Tomatometro, sul portale spagnolo filmaffinity.com 7,5 su 10 (5134 voti).
Beh, strano ma nemmeno troppo, quest’opera non è mai stata distribuita in Italia neanche in DVD. E’ un problema, comune anche ad altre opere di Miyazaki, che ci si augura venga presto risolto visto che la grandezza dell’autore nipponico è oggi nota anche ai sassi.

ImageLA STORIA DI PORCO ROSSO
L’idea iniziale del film risale al 1984, quando è ancora un semplice fumetto. In seguito Miyazaki si appassiona alla storia e decide di realizzare un mediometraggio destinato ad essere trasmesso sugli aerei della Japan Airlines (che sponsorizza la realizzazione), ma poi il progetto si amplia fino a trasformarsi in un film di 93 minuti, terminato nel 1992.

Porco Rosso è il soprannome di un aviatore italiano (Marco Pagot, nome di fantasia con cui Miyazaki omaggia i f.lli Pagot, gli autori di Calimero) caduto durante la prima guerra mondiale e risorto sotto le vesti di un maiale. Il protagonista si ritira nella costa dalmata e dà la caccia ai pirati dell'aria con il suo biplano rosso fiammante. Nel film compaiono anche due figure femminili: la bella Gina, cantante di un cabaret del Lago Maggiore di cui Porco è innamorato, e Fio Piccolo, la giovane aiutante nell’azienda di famiglia che assembla parti meccaniche di aeromobili e che aiuta il nostro eroe nelle riparazioni al suo idrovolante.
Nel redigere la storia Miyazaki utilizza diversi riferimenti a luoghi, fatti e aeromobili che andremo qui a sviscerare.

Image I LUOGHI

LA COSTA CROATA
Rifugio del nostro eroe è un’isoletta del mare Adriatico vicina alla costa croata, perché quella zona è infestata dai pirati dell’aria che Porco rosso insegue svolgendo un servizio di “protezione” a pagamento. Questo si desume, oltre che dal racconto, dalla cartina (vedi qui a fianco) che Porco tiene in mano dove compaiono parecchi nomi presi da quella zona, peraltro disposti a casaccio: Kornat, Krka, Mali Losinj, Veli Losinj, Sali, Zadar, Hramina, Tijesno.
Il fenomeno dei pirati nell’Adriatico ha un suo fondamento storico, anche se ovviamente su acqua e non nell’aria. Dal 1500 al 1800, infatti, bande organizzate di pirati con base principale a Senj (a sud di Fiume) usarono i mille isolotti dalmati per tendere imboscate alle navi di passaggio con l’accondiscendenza degli Asburgo e anche del Papa, interessati a contrastare i traffici commerciali delle forze a loro avverse (Venezia e Costantinopoli).

Image ISOLOTTO DI SAN GIOVANNI SUL LAGO MAGGIORE
Il locale in cui canta la bella Gina è un fantasioso Hotel Adriano posto su un isolotto che è possibile identificare come l’isolotto di San Giovanni nel Lago Maggiore. Da lì, la mattina seguente, Porco Rosso prenderà una lancia e arriverà sulla terraferma. Si può vedere che Alcione è il nome di un piccolo traghetto realmente esistente che fa servizio proprio tra l’isoletta e l’attuale Verbania, anch’essa riconoscibile nel film.

Image MILANO, I NAVIGLI E… TORINO
Un’importante tappa del film è Milano, dove Porco Rosso porta il suo aereo a riparare presso le officine Piccolo SpA, nome del tutto inventato. L’industria aeronautica più famosa di Milano fu la Caproni (la cui vecchia sede è oggi un locale alla moda, “le officine del volo”) - che Miyazaki dimostra di ammirare dai velivoli che disegna; si può supporre che per tale motivo il regista giapponese partisse da lì e immaginasse i Navigli milanesi come un sistema dove gli idrovolanti potevano planare e decollare a piacimento: peccato che, data la loro limitata larghezza, questo non fosse proprio possibile. Nel 1930 a Milano fu creato l’Idroscalo, ma fu utilizzato pochissimo per i voli e comunque gli aerei non vi arrivavano tramite canali.  
Nei disegni di Miyazaki si vedono dei bellissimi corsi d’acqua e ponti che però traggono ispirazione più dal Po a Torino che dai navigli di Milano. Confrontando una veduta su Ponte Vittorio Emanuele e i fotogrammi del film si vedono molte similitudini come immagini e stile architettonico.
Inoltre, tra i titoli di coda del film, compare un disegno della Mole Antonelliana e questo potrebbe confermare la “fusione” degli elementi delle due città. Una licenza poetica ampiamente giustificata se pensiamo alla bellezza e al maggior respiro offerto da un vero e proprio fiume quale il Po.


ImageGLI AEREI

La fantasia di Miyazaki ha spesso cercato il volo e non solo in senso metaforico: nelle scene iniziali di Laputa c’è una rincorsa aerea a bordo di buffi flaptors, nel Castello errante di Howl si susseguono bombardamenti aerei imponenti, in Totoro vediamo volare il gattone fantastico che trasporta i protagonisti…
Lo stesso nome Ghibli (la casa di produzione da lui fondata nel 1985) prende il nome da un aereo italiano, il Caproni Ca.309 Ghibli, così chiamato perché utilizzato per operazioni di ricognizione nel deserto del Sahara (Ghibli era il nome del vento dominante, lo scirocco).
Cito un altro aneddoto: Enrico Casarosa, che lavora per la Pixar, ha voluto omaggiare lo studio Ghibli disegnando un modellino di Caproni guidato da Miyazaki e popolato dal suo team al lavoro.
Tra l’altro, in Porco Rosso, il nome Ghibli appare in due momenti: come nome di una pensione inquadrata di sfuggita a Milano e sulla fiancata del motore potenziato che andrà a equipaggiare il velivolo del nostro eroe.

Image L'AEREO DI PORCO ROSSO
Passando a studiare l’aereo del protagonista ci accorgiamo che è uno dei casi in cui l’immaginazione supera la realtà. Miyazaki infatti lo ha erroneamente indicato come un Savoia S21 ma è in realtà simile al Macchi M33.
Questo non ha impedito che il mercato dei modellini, sulla scia del successo avuto dal film, abbia visto comparire dei prodotti Savoia s21 con tanto di (finte) foto d’epoca e descrizioni dell’aereo come realmente esistito (“Idroplano da caccia sperimentale prodotto in unico esemplare e acquistato da un pilota di nome Porco Rosso”) e benedizione di Miyazaki (“Kit progettato sotto la supervisione del regista”).

Image GLI AEREI NEMICI
L’acerrimo nemico, l’americano Donald Chuck, guida un modello realmente esistito, un Curtiss R3C vincitore di una coppa Schneider (storica gara fra idrovolanti) nel 1925. Proseguendo nei paralleli, la banda di pirati guida un grosso velivolo ispirato al Cant Z501 mentre tra le forze aeree italiane in parata compare la riproduzione del bombardiere Savoia M55.
L’aviatore ex commilitone di Porco Rosso di nome Ferrarin è realmente esistito e ha guidato un Macchi M39, lo stesso idrovolante che gli si vede pilotare a metà film nei cieli sopra Milano.

Dalle notizie circolate in rete , è in corso di lavorazione – per ora in versione manga ma speriamo possa evolvere - un seguito dove Porco Rosso entrerà in contatto con il progettista degli Zero giapponesi e guiderà altri modelli storici italiani: il Caproni Ca64 e il Caproni Ca60.

Concludo lo speciale con l’auspicio che Porco Rosso ottenga una distribuzione consona anche in Italia. In quest’ottica si può dire che il recente passaggio dei diritti da Buena Vista a Lucky Red ha posto le premesse per un recupero di questo e altri film del regista giapponese. (news reperibile su http://www.komixjam.it/studio-ghibli-lucky-red-films-di-miyazaki-in-italiano/)


* Secondo le parole di Miyazaki “: la forma segue la tecnologia in quanto a disegno, e in ciò gli italiani sono stati maestri di eleganza aerea”. Questa concezione trova riscontro nel fatto che negli anni ‘20 e ‘30 l’industria aeronautica italiana ha guadagnato importanti premi e rotte commerciali in giro per il mondo. Ad esempio, non molti sanno che il primo aereo a reazione nel mondo fu costruito dalla Caproni e fu omologato nel 1941.

APPROFONDIMENTO INSERITO DAL BENEMERITO CAPANNELLE
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