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BENTORNATO PRESIDENTE

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 2
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 30/3/19 DAL DAVINOTTI
Otto anni dopo la sua fugace apparizione come improbabile Presidente della Repubblica, il buon Giuseppe Garibaldi (Bisio) si è rintanato nel suo paese di montagna dove vive con la moglie Janis (Felberbaum, che ha sostituito la Smutniak del primo film) e la figlia Guevara (Volponi) pescando trote. E' la nuova situazione politica (ricalcata palesemente su quella attuale) a richiedere il suo ritorno, considerato anche l'altissimo gradimento di Giuseppe ricevuto al tempo dagli italiani. La prima a riprendere casa a Roma è però la moglie, stanca di vivere in quella "bolla di vetro" in cui il marito l'ha confinata: le propongono di fare da consigliera nientemeno che al Presidente in carica (Petrocelli) e lei accetta, con un "ti lascio" detto in faccia al povero Garibaldi. Questi, per attutire il colpo, accetta pure lui, ma gli alberi nei boschi (è una terapia per calmarsi). Alla fine tuttavia cede e parte con la figlia per la Capitale con l'obiettivo di riconquistare la donna che ama. Chi poteva immaginare che appena giunto lì sarebbe stato spinto prima dai media e poi dai due vicepremier (chiari cloni di Salvini e Di Maio) a ricoprire la carica di primo ministro e a fare il Giuseppe Conte di turno? Quasi un instant-movie, prende spunto dall'originale momento storico conseguente alle elezioni del 4 marzo 2018 (un po' come aveva più marginalmente fatto il telepanettone di Netflix) per imbastire l'ennesima rilettura dell'idiot savant. Se Garibaldi acconsente a guidare il governo è solo per poter entrare indisturbato al Quirinale dove lavora la moglie secondo uno schema di rara ingenuità più accostabile al fiabesco che alla satira. E un po' l'intero film sembra spesso indeciso sulla strada da seguire: blanda denuncia caricaturale o farsa? La superficialità con cui sono affrontati i temi politici sembra far propendere per la seconda ipotesi, con Calabresi/Salvini (ovviamente i nomi utilizzati non sono quelli dei loro omologhi esistenti) a far da rozza cassa di risonanza per gli slogan di destra del suo partito “Precedenza Italia” e Poggi/Di Maio come leader giovane e immacolato del “Movimento candido”. Ma naturalmente a contare sono le scelte politiche di Garibaldi, inizialmente eterodiretto senza che la cosa lo turbi (anzi), poi lentamente convinto dalla moglie a rispolverare le sue idee da folle rivoluzionario di otto anni prima, quando - simbolo di un populismo ante-litteram - aveva sedotto le masse con azioni oneste ed efficaci. La semplicità al potere, contrapposta ai mille intrighi di palazzo, con una spruzzata di sentimento e sparute gag. Il canovaccio è logoro, la regia più debole di quella di Riccardo Milani e non basta inserire tonitruanti musiche unite a un montaggio "creativo" per alterare la percezione di un ritmo in realtà fiacco. Prima di entrare nel vivo tocca già sorbirsi la lunga e scialba parentesi in montagna; arrivati a Roma quel che fa il neopremier è ben poco e il film fatica molto a procedere interessando. Poco chiari gli intrallazzi della supposta talpa a palazzo Chigi, superflui gli innesti extra-storia dell'opposizione, come da scontato copione combattuta su tutto al proprio interno e narcistica negli atteggiamenti del suo leader (Ripoldi) facilmente riconducibile a Renzi. Un quadro semplicizzato e "for dummies" che invece poi si fa caotico senza un perché, arrivando a sciogliersi in un'ultima parte di scarsissimo interesse. Bisio (che al cinema sembra spesso un pesce fuor d'acqua) pare puntare a un pubblico di giovani magari per educarli al bene e all'onestà (il finale ultrabuonista pedagogico è davvero troppo), gli altri fanno da scipito contorno. Qualche inutile ricercatezza formale, una valanga di buoni sentimenti, un debole richiamo luddista (nel bed & breakfast dove abita Giuseppe la tv è in 4:3 e il telefono staccato) da contrapporre alle scontate strategie via social dei due vicepremier.
il DAVINOTTI

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Markus 30/3/19 10:31 - 2764 commenti

L'ormai ex Presidente della Repubblica, a otto anni dal suo incarico, per questioni principalmente amorose rincorre la sua amata a Roma. Una volta lì, per fortuite coincidenze, diverrà Presidente del Consiglio. Sequel decisamente malriuscito dell'opera di Riccardo Milani (già di per sé assai fiacca) che, nel tentativo di fare della satira sul clima politico contemporaneo, coglie l'occasione per metterci dentro - come in un cocktail insapore - tutta una serie di messaggi sulla buona politica e un po' di morale spicciola. Tedioso e non fa ridere.
I gusti di Markus (Commedia - Erotico - Giallo)

Hiphop 1/4/19 10:05 - 20 commenti

Debolissimo. Per amore della moglie Bisio torna a Roma accettando incarico politico di altissimo livello (Presidente del Consiglio, nientemeno!). Film povero di idee, privo di gag divertenti, macchiettistico e decisamente lento, non si capisce dove voglia andare a parare. Non è una favola buonista, non è una commedia, non è una satira. due o tre canzoni integralmente proposte riescono a far guadagnare qualche minuto in più in attesa di un finale sdolcinato e improponibile. Parzialmente azzeccati i cloni di Salvini e Di Maio. Sconsigliato.
I gusti di Hiphop (Animali assassini - Documentario - Drammatico)