The killing jar - Situazione critica - Film (2010)

The killing jar - Situazione critica
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Commenti L'IMPRESSIONE DI MMJImpressione Davinotti

Anticipato da una breve scena di sangue che ritroveremo più avanti nel corso del film, THE KILLING JAR è un gioco pulp interamente ambientato all'interno di una tavola calda dove alcuni personaggi dal ruolo ben preciso si perdono in discorsi futili prima che arrivi sul posto colui che si prenderà di fatto il ruolo di protagonista, ovvero quel Michael Madsen dai trascorsi tarantiniani scelto per salire sopra le righe col savoir-faire di chi il genere lo conosce e sa come affrontarlo. Dietro il bancone c'è il volto indurito di Danny Trejo, a servire ai tavoli Amber Benson, Kevin Gage come cliente abituale,...Leggi tutto Lew Temple a fare il vicesceriffo non esattamente cuor di leone, Harold Perrineau l'avventore lì di passaggio, la coppia giovane composta da Lindsay Axelsson e Patrick Durham pronta con la telecamera a riprendere quel che succede. Quando Doe (Madsen) entra nel locale, queste son le persone che avevamo fin lì conosciuto e che cominciano a osservarlo con sospetto per i suoi modi decisamente poco socievoli e le risposte sgarbate. Dal momento che poco prima il telegiornale aveva parlato di un misterioso killer che in furgone si aggirava nei dintorni fresco dell'omicidio di un'intera famiglia è naturale che si cominci a sudare freddo. Scontratasi con l'uomo fin da subito, Noreen (Benson) confabula col vicesceriffo invitandolo ad approfondire la questione e capire se davvero quello strano tipo corpulento in giubbotto di pelle nera può essere la persona che la polizia sta cercando. Ma naturalmente a stuzzicare un uomo così c'è da stare attenti e il passo è breve perché ci si ricongiunga al prologo sanguinario e il concentrato pulp cominci a frullare i suoi personaggi in una centrifuga splatter in cui l'attenzione è come sempre rivolta ai dialoghi beffardi e alle improvvise esplosioni di violenza. Tutti sotto la minaccia di un uomo che li domina e che si trova inaspettatamente a fronteggiare reazioni non scontate. Fino a quando ai nostri sotto mira non si aggiunge uno strano tizio (Busey), che entra e scambia Doe per un tale Smith a cui deve consegnare una valigia piena di dollari; ma se Doe non è Smith, chi è lì dentro a nascondere una doppia identità? Chi è Smith? Lo scopriremo mentre il regista (e sceneggiatore unico) Mark Young governa la sua giostra senza dimenticare di utilizzare qualche ripresa ricercata che ci spieghi quanto il film ambisca a uscire dalla norma anche attraverso una dignità (soprattutto visiva, si pensi all'insegna del locale ripresa infinite volte e quasi sempre riflessa in una pozzanghera) non comune. Si incappa però spesso in forzature ben lontane da ogni credibilità che configurano il film come il solito sterile gioco al massacro valorizzato, di tanto in tanto, da scambi azzeccati e da un Madsen che regge bene un ruolo assai beffardo. Apprezzabile anche Harold Perrineau in una parte sfaccettata per un'opera che comunque, nel complesso, si lascia vedere e sa far montare correttamente la tensione (pur con alcune pause di troppo) nonché stimolare il ghigno. Poi certo, la trama è quel che è e si capisce chiaramente quanto funga da mero pretesto per ricamare sul resto. Non si va oltre il pulp fine a se stesso insomma, ma gli ingredienti sono quelli giusti e KILLING JAR può essere archiviato senza gran rimpianti.



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TITOLO INSERITO IL GIORNO 5/10/20 DAL DAVINOTTI
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Il ferrini 7/10/20 23:34 - 2328 commenti

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Kammerspiel ad alta tensione in cui parole e sangue scorrono in abbondanza. Madsen perfetto per il ruolo, non distante da quello di Mr. Blonde, ma ottima anche la metamorfosi di Perrineau. Il gioco a eliminazione avviene tutto in un bar, gestito da Trejo, ma regia e montaggio sono talmente snelli e dinamici da far volare il tempo. Certo non è uno schema inedito e il finale è piuttosto prevedibile, tuttavia il film intrattiene e la confezione è più che dignitosa.

Ruber 6/12/20 21:07 - 702 commenti

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Film ad alto contenuto di adrenalina e suspense, con un Madsen (ormai noto per i suoi tanti  lavori con Tarantino) in splendida forma e con un ruolo da killer cucitogli addosso in modo formidabile. L'incipit rivela alcuni dettagli della storia, ma la sceneggiatura è scritta davvero bene e abbonda di scene con sangue a go go in cui le armi la fanno da padrone. Il tutto si svolge in uno sperduto bar in una serata fredda (come da copione per questi thriller ad alta tensione). Finale prevedibile ma ci sta, visto che il film ti incolla allo schermo. Brava la cameriera “Benson”.
MEMORABILE: La frase finale della Benson: "Io ho tanti problemi e ho paura di cambiare ma so fare una cosa: contare...".

Puppigallo 16/02/21 13:05 - 5241 commenti

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Tarantineggiare è sempre un rischio; e questa pellicola ne è un chiaro esempio. Genuinità e soprattutto credibilità, nonostante il genere la renda alquanto difficile, sono indispensabili, anche nelle situazioni più assurde; ed è qui che il regista di talento ha guizzo e estro in grado di renderlo tale. Purtroppo non è questo il caso; e nonostante si segua la vicenda senza particolari sforzi, o sbuffi, l'impianto finisce per apparire artificioso e troppo costruito a tavolino, ripercuotendosi inevitabilmente anche sugli attori. E il finale non sarà esente da tale sensazione.
MEMORABILE: Trejo che si lamenta della violenza; La faccia non c'è più; "Non ti spaventa la morte?". "No, mi spaventa che tu voglia parlare ancora".

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