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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Ha l'unico pesante limite di puntare a un demenziale in salsa giovanilistica privo di vera ricercatezza e che quindi si ferma alla risata caciarona tipica della maggior parte dei film nati successivamente sotto l'egida del National Lampoon's; ma nel suo campo CLASS REUNION diventa forse il più paradigmatico, quello che maggiormente indicherà la strada da seguire in futuro a chi voglia accostarsi alla formula della commedia rumorosa, genuinamente volgare, moderatamente sporcacciona e inevitabilmente un po' sciocca. Se ANIMAL HOUSE raccontava i tempi della scuola, qui li si ricorda proiettandosi dieci anni in avanti per una festa celebrativa in grande stile...Leggi tutto organizzata nella Lizzie Borden High School (!), sistemata su un precipizio come un lugubre castello transilvano. L'obiettivo è prendersi gioco degli horror allora imperanti (a cominciare da L'ASSASSINO TI SIEDE ACCANTO, da cui proviene il look del killer col sacco del pane in testa) innestando quindi nel canovaccio da commedia un po' di falso thrilling facendolo discendere dal tipico, perfido scherzo tirato al poveretto di turno nel prologo di dieci anni prima: umiliazione globale con risata collettiva dell'intera classe e trauma in gestazione, che esplode al momento della reunion. Mentre tutti ridono e si divertono, la vittima dello scherzo, fuggito dal solito manicomio criminale alla HALLOWEEN, irrompe (invisibile) sulla scena e comincia la sua personale mattanza: la prima vittima è il compagno diventato hare krishna, calato con una corda a testa in giù dal soffitto mentre si stan proiettando vecchie diapositive dei tempi andati. Panico generale, ma nessuno perde davvero lo spirito goliardico e c'è sempre tempo per proseguire con i tormentoni ricavati da una caratterizzazione palesemente caricaturale dei personaggi: notevole Delores (Buzby), sorta di Regan in versione compagnona che sputa fiamme, cambia voce ed espelle liquidi verdastri, forse la più originale del gruppo. Più comuni (ma molto ben interpretati) i due amici perennemente sballati causa droghe e fumi, necessaria la presenza della bellona sogno erotico di tutti (Smith), del grassone sguaiato e volgarissimo (Furst), del presentatore della serata spocchioso e impeccabile (Graham), del tizio anonimo di cui nessuno ricorda mai il nome (McCarren). Simpatica la cieca scatenata, rozzissima e azzeccata la cuoca dai tratti mascolini, bizzarra la coppia lui-lei che pensano solo a fare sesso in ogni occasione... Le idee insomma non mancano, per quanto facili, e alcune sono rese al meglio grazie alla buona verve del vivace cast e a una sceneggiatura meno buttata lì di quanto possa sembrare. Qualità evidente soprattutto nel lungo rendez-vous finale col killer, ma che si nota comunque in più parti, anche se le battute fiacche (quasi sempre quelle legate al sesso) non mancano. Un film corale allegro e volutamente caotico, che per alcune intuizioni verrebbe voglia di conservare ma che si capisce invece quanto sia opportuno si concluda prima della tradizionale ora e mezza. Colpisce tuttavia per la frequenza delle gag, per la voglia di rompere gli schemi della commedia da college ancor più che con ANIMAL HOUSE (al confronto assai raffinato e pacato) allacciandosi piuttosto alla goliardia puerile di PORKY'S (che però manteneva vaghi intenti di analisi sociologica, pur pretestuosa, qui del tutto assenti). Sfiziosa la partecipazione di Chuck Berry, che alla festa suona "My Dingaling" e "Festival", mentre le tre star femminili coverizzano insieme (coreografandola) "Stop! In The Name of Love" delle Supremes.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 21/07/21 DAL BENEMERITO HERRKINSKI POI DAVINOTTATO IL GIORNO 23/07/21
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Herrkinski 21/07/21 15:59 - 5875 commenti

I gusti di Herrkinski

Terzo film sotto l'egida del National Lampoon che si rivela decisamente riuscito; è uno spoof dell'allora fiorente movimento slasher, con una classe chiamata a una rimpatriata nella vecchia scuola dove un killer li aspetta per vendicarsi di un crudele scherzo. La parte horror è ovviamente buttata subito sul ridere e si fa un buon lavoro nel confezionare una gag dietro l'altra, anche grazie a un cast in forma; certo, lo script (di John Hughes) è abbastanza minimale tolta la parte comica, ma le battute vanno quasi tutte in porto e il finale è piuttosto anomalo, per quanto sottotono.

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