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Commenti L'IMPRESSIONE DI MMJImpressione Davinotti

Nel guardare a se stesso, al proprio passato (il film è tratto da una storia vera, si legge), Ferzan Ozpetek racconta di un amore breve ma intenso, mai dimenticato; dell'importanza di momenti che possono durare un istante nella vita ma rimanere impressi come pietre miliari nella memoria, poi recuperati, rivisti, ripensati...

Il primo centro di gravità è il Nuovo Olimpo, un cinema di Roma frequentato pincipalmente da omosessuali. Siamo nel 1978. Enea Monti (Gavino), aspirante regista, è tra i frequentatori abituali e conosce lì Pietro Ghirardi (Di Luigi). Proiettano NELLA CITTA' L'INFERNO...Leggi tutto, in quei giorni, destinato a diventare inevitabilmente il film che unirà anche in futuro le loro anime. Un semplice scambio di parole alla toilette, la promessa di rivedersi, una notte di fuoco nella casa della madre di Alice (Giovinazzo), l'amica confidente di Enea nonché sua amante; perché Enea è bisessuale e alla sua coetanea non nasconde nulla in quello che è un rapporto aperto ma secondario. E' l'incontro con Pietro a cambiare ogni prospettiva, in Enea. Poche parole e ancora la promessa di rivedersi, al Nuovo Olimpo. Ma quel giorno avviene uno scontro con la polizia, all'esterno, e dopo essersi dati un nuovo appuntamento in una trattoria Pietro si ferisce, scompare. L'incontro salta e le linee si fanno parallele, sembrano non doversi incrociare più.

Passano gli anni. Enea diventa un regista di successo anche per aver saputo introdurre al cinema, con coraggio e freschezza, il tema dell'omosessualità, e ottiene subito grande successo all'esordio con un film prima censurato poi liberato, discusso, amato. Il coming-out, una relazione importante con Antonio (Rigo), un ex pallanuotista che col cinema non c'entra nulla e che forse attrae Enea proprio per quello, stanco di una vita al centro dell'attenzione. Un giorno, sul treno, è certo di vedere Pietro seduto in un vagone sul binario accanto e si riaccendono i ricordi, la passione... Per entrambi il ricordo di quel giorno insieme non si cancella, e se anche nessuno dei due fa troppo per cercare l'altro, il desiderio che ciò accada mai si spegne.

Se nella prima parte il film affonda il colpo senza arretrare di fronte a scene di sesso e nudi insistiti, fino all'eccesso, nella seconda la passione si stempera e col trascorrere degli anni l'approccio si fa più delicato, intimo, introspettivo, riuscendo a dare il necessario spessore alle figure dei due protagonisti nelle loro vite distanti. Il Nuovo Olimpo esce di scena trasformandosi in un cinema a luci rosse, Titti (Ranieri), la cassiera che si truccava come Mina e conosceva tutti gli spettatori raccogliendone gli umori, ritorna per un attimo consegnando una lettera lasciatale da Pietro, Alice c'è ancora ma nella vita di Enea c'è soprattutto Antonio, al quale Alvise Rigo non riesce a infondere la stessa spontaneità che invece buona parte del cast lascia trasparire regalando bello spessore alla storia; che tuttavia ancora qua e là non sembra sempre sincera, più attenta a curare gli aspetti tecnici, da una notevole fotografia agli scenari diurni e notturni di una Roma per sua natura suggestiva.

Ciononostante i momenti toccanti non mancano, lo sguardo intenso di Di Luigi comunica bene lo spaesamento di chi si sente travolto da emozioni che non sa come gestire. Le carriere lavorative restano sempre in ombra, meno i rapporti con la moglie (Scarano) per Pietro e il compagno per Enea, fondamentali contributi per la ricostruzione di un quadro sentimentale completo, che Ozpetek cura bene portando in porto un film non originale, a tratti un po' zoppicante ma piacevole, che s'innesta coerentemente nel percorso del suo regista.

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 4/11/23 DAL BENEMERITO GALBO POI DAVINOTTATO IL GIORNO 17/06/24
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Pigro 8/11/23 10:26 - 9808 commenti

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Si amano, si perdono per caso, poi gli anni passano, le vite vanno avanti e chissà se s’incontreranno ancora. Dramma sentimentale, più attento agli incastri narrativi che alle vere emozioni, in cui i dialoghi spesso scivolano nel romanzo d’appendice o nel b-movie, mentre la confezione è di buon livello (la fotografia, l’ambiente con una suggestiva Roma, sia pure per turisti e un’indiscutibile qualità filmica). Il film è anche un omaggio al cinema: la sala, la produzione e quei titoli da cinefilia però più esibita che assorbita. Melenso.

Galbo 4/11/23 06:45 - 12463 commenti

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Enea e Pietro si incontrano e si innamorano alla fine degli anni ‘70, ma un evento drammatico li separa per molti anni. Ferzan Özpetek attinge alla propria biografia per raccontare una storia d’amore che è anche un omaggio al cinema come arte e come luogo fisico ormai al tramonto, con figure simboliche che ne incarnano lo spirito. Il film è segnato da una buona ambientazione ma difetta nella superficiale caratterizzazione dei personaggi e per una storia in più punti inverosimile. Tra gli attori lasciano il segno Damiano Gavino e Luisa Ranieri.

Ira72 29/11/23 18:41 - 1326 commenti

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Guardare un film di Ozpetek, sostanzialmente, equivale a perdersi in atmosfere suggestive, ambientazioni uniche, rioni popolari animati da curiosi personaggi, accompagnati da colonne sonore sempre centrate. Poi c'è la sceneggiatura. In questo caso un po' claudicante e non particolarmente originale. Persino stucchevole, talvolta, con certi dialoghi quasi forzati. Apprezzabile, comunque (come sempre), la scelta del cast. Il regista ha il merito di proporre personaggi noti in panni completamente nuovi che spesso gli donano. Il film è mediocre. Ozpetek no.

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