Volti del cinema italiano nel cast VOLTI ITALIANI NEL CAST Volti del cinema italiano nel cast

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 9/01/07 DAL BENEMERITO FLAZICH
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Flazich 9/01/07 00:47 - 659 commenti

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Il film getta un'occhiata fugace sulla vita precaria di due giovani che vivono d'espedienti nella periferia di Parigi. Fortunatamente non solo, anzi. Questo è solo lo spunto per delineare il processo psicologico-evolutivo di Bruno che, anche non volendo, deve necessariamente fare i conti con se stesso. Nessuna colonna sonora, nessuna patinatura della pellicola: tutto fa presagire a un finale distruttivo invece, proprio quando ormai sembra tutto perduto, si intravede un raggio di luce.

Capannelle 28/11/07 19:34 - 4043 commenti

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Ambientato nei sobborghi di Liegi, il film è uno spaccato di fredda vita suburbana, dove prevalgono cinismo e disperazione. Bruno vive di espedienti e si ritrova senza rendersene conto all'interno di un ruolo troppo grande per lui e, pur non avendo intenti cattivi, rischia di trascinare con sè le poche persone a cui tiene. I fratelli Dardenne, registi belgi, disegnano una storia di ingenua assurdità, senza fronzoli o impalcature morali. Un po' di stanca nella parte centrale ma una visione la merita.
MEMORABILE: Lo scambio nel garage.

Galbo 8/10/09 05:53 - 11852 commenti

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Palma d'oro al festival di Cannes come miglior film, questa pellicola è un pugno nello stomaco: una storia di ordinaria disperazione che i registi belgi realizzano come al solito in maniera diretta e senza alcun filtro spettacolare. L'occhio è puntato sui margini della società, i punti più bassi della scala sociale, dove il dolore non conosce espiazione. Ottima la prova del cast.

Stefania 7/03/10 04:11 - 1600 commenti

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Bruno, ventenne "marginale", spinge un carrozzino come farebbe col carrello di un supermercato. Dentro, c'è quello che per lui è una merce: Jimmy, suo figlio, che lui sta andando a vendere. Poi, Bruno è pentito come potrebbe esserlo un bambino che ha scambiato un giocattolo. Recuperato Jimmy, Bruno dovrà recuperare la sua identità di padre, e la sua integrità di uomo, seguendo percorsi accidentati, col contrappasso più semplice e più vero. Rigore e pudore nel narrare una storia di povertà materiale che prima offusca, poi esalta la ricchezza umana dei nuovi "misérables".
MEMORABILE: Deborah Francois, spontanea e precisa. Bruno. "Non voglio lavorare. E' roba da coglioni".

Pigro 23/06/10 08:12 - 8753 commenti

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Ladruncolo e padre di un neonato che cerca di vendere: è il protagonista di una storia di emarginazione ma non solo. Sono l'incoscienza e l'irresponsabilità a guidare le azioni di un giovane ben più infantile del bimbo appena nato o del ragazzino con cui ruba, incapace di dare un senso alla propria vita che non sia la deriva in cui ciò che conta è la sopravvivenza senza morale. Dunque, un bel film sulla responsabilità (non solo genitoriale) e sulla crescita, che improvvisamente matura in una catarsi finale. Minimalista ma capace di emozioni.

Giùan 27/09/11 13:17 - 3666 commenti

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I fratelli Dardenne continuano a lanciar con coerenza il loro sguardo cinematografico su un'umanità che troppi vorrebbero non raccontarci e che quasi tutti fingiamo di non vedere. Ancora una volta a partir dal titolo, lapidario quanto problematico, i ragazzi belgi propongono non un film di denuncia ma un invito a farsi domande: l'enfant è l'irresponsabile Bruno che crede di prendere e non di rubare, il piccolo vittima di genitori senz arte né parte o lo spettatore "coglione" (Bruno dixit) che guarda e passa oltre? Il rischio è certa maniera di sè stessi..
MEMORABILE: Bruno a Sonia quando conferma di aver venduto il bambino: "Perchè te la prendi, ne faremo un altro".

Mickes2 22/10/11 18:12 - 1668 commenti

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Grandiosi i Dardenne nel ritrarre un rapporto tortuoso fatto di sentimenti contrastanti e nello stesso tempo capaci di addentrarsi con sguardo lucido e graffiante nel dramma di chi vive ai margini, ponendo grandi riflessioni e domande sull'incoscienza e l'irresponsabilità. Un tragitto interiore ed esteriore. Con il loro stile pedinano e documentano uno spaccato di vita, storie che trasudano realtà, lontane da ricatti morali di qualsivoglia tipo cercando di trasmettere tutta la sofferenza e le piccole gioie di chi sa che i privilegi non esistono.
MEMORABILE: L'immenso finale; "Dai, tanto poi ne facciamo un altro..."; "L'ho venduto...".

Mcfly87 3/02/12 22:56 - 75 commenti

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Un padre immaturo trasporta nevroticamente il pargolo in carrozzina, riluttante alla società, tende la mano elemosinando qualche spicciolo mentre fuma con aria da bullo. Cerca di vendere il figlio e quasi ci riesce, la madre crolla sbigottita, lui si ravvede, forse se ne pente ma è tardi, allora si improvvisa ladro per tirare a campare. Scorci di vite disperate, incoscienza tutt'altro che surreale e perfettamente inscenata, la periferia di Parigi prende vita e con lei questi moderni miserabili. Semplice, scarno ma maledettamente espressivo.

Lou 15/04/15 00:02 - 1079 commenti

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Film tremendo e magnifico allo stesso tempo, come tutti quelli dei fratelli Dardenne. Viene descritta con realismo spietato, ma anche con una vicinanza quasi affettuosa, la terribile storia di una coppia di giovani sprovveduti ed emarginati, vittime della propria mancanza di riferimenti morali. E' cinema potente, diretto, senza fronzoli, che coinvolge e commuove, che denuncia ma lascia anche aperto uno spiraglio di speranza.

Cotola 28/06/15 10:53 - 8306 commenti

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Film (dal titolo che si presta a molte interpretazioni: chi è il bambino? Il protagonista, suo figlio o il ladro suo complice? O tutti e tre?) che ha il pregio di raggiungere picchi di intensità emotiva notevoli, nonostante il ritmo sia al solito dilatato come da tradizione dardenniana. I Dardenne al solito mostrano senza giudicare i personaggi e le loro azioni e danno vita ad un grandissimo film pieno di memorie bressoniane. Il finale (ricorda da vicinissimo quello di Pickpocket) è molto bello anche se è comprensibile qualche critica per la repentina evoluzione caratteriale del personaggio.

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Paulaster 20/07/17 10:08 - 3599 commenti

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Ladruncolo senza morale arriva a vendere il figlio per il denaro facile. Sceneggiatura da disadattati dove si raggiungono gli abissi più biechi e i comportamenti del protagonista hanno un'escalation che lascia allibiti. I Dardenne si limitano a testimoniare i fatti senza giudicare, puntando sull'emotività dei singoli; il ravvedimento ci può stare ma non convince appieno per la repentinità. Buono, nei brevi momenti, anche il resto del cast.
MEMORABILE: Il giubbino venduto a 1 euro.
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