Diario di una donna perduta

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Titolo originale: Tagebuch einer Verlorenen
Anno: 1929
Genere: drammatico (bianco e nero)
Numero commenti presenti: 6

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 15/01/13 DAL BENEMERITO GIùAN
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Giùan 15/01/13 23:25 - 2930 commenti

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Figlia di ricco farmacista, sedotta da impiegato del padre, precipita lungo una china apparentemente irreversibile; il destino la risarcirà parzialmente. La mostruosa tragedia wedekindiana trova ancora in Pabst e “Lulù” Brooks due interpreti di vibrante intensità. La modernità dell’opera sta in un ritmo che coniuga, stemperandoli con misurata classe, eccessi espressionisti (gli aguzzini del riformatorio), eros soffuso mai pervasivo e percorso di redenzione “cristiana” (le tappe della via crucis di Thymian, il perdono concesso a Meta). Tra Sternberg e Genina.
MEMORABILE: Il volto bovino del seduttore di Louise (Fritz Rasp); L’assalto delle ragazze del riformatorio ai due aguzzini; Il cliente atleta del bordello.

Jena 3/10/13 20:00 - 1171 commenti

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Vero capolavoro di Pabst per certi versi superiore al suo precedente con la Brooks, Lulù. Il regista tedesco ha un senso del ritmo da cui dovrebbero imparare i registi odierni e tiene inchiodati con un flm muto, che dura parecchio. Inoltre ha una capacità di scendere in temi inconfessabili, per l'epoca, come la pornografia e la pedofilia. Indimenticabili alcune scene madri (tutta la parte nel riformatorio, il dono alla bambina) e una Louise Brooks clamorosa nella sua bravura e bellezza. Molto bene anche gli atri attori. Regia perfetta. ****!

Cotola 25/07/14 14:16 - 7458 commenti

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Ancora una figura femminile per Pabst che qui si supera e firma il suo capolavoro. Merito in primo luogo di una regia che è semplicemente splendida nel modo in cui mette in scena la storia e nella sua attenzione ad ogni minuzia e piccolo particolare. La sceneggiatura tratteggia, evitando manicheismi, un quadro estremamente pessimista: quello di una società ipocrita, laida e spietata in cui nessuno (persino la protagonista) è esente da colpe o da aspetti negativi. Gli attori sono perfetti anche da un punto di vista fisiognomico: la Brooks ma anche il resto del cast (su tutti i due aguzzini).

Lattepiù 18/02/15 12:55 - 208 commenti

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Supremo melodramma asciutto e rigoroso incentrato su caduta e riscatto di una ragazza “sedotta e rovinata”. Tagliente e implacabile nello svellere la superficie di una società ipocrita e spietata a tutti i livelli, in cui i personaggi peggiori sono quelli dalla facciata più rispettabile. Louise Brooks, bellezza assoluta e tra le più conturbanti della storia del cinema è di una bravura assoluta, con un personaggio di eroina ultrapositiva, quasi in antitesi alla sensualità dark di Lulù.

Rufus68 1/02/16 22:28 - 3050 commenti

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Un vero capolavoro. Pabst mostra esplicitamente come il denaro possa comprare l'anima umana: quella dei padri, dei tutori, degli amanti. Una mazzetta di banconote salta fuori improvvisa in molte scene e corrompe trasversalmente ogni categoria sociale. L'unica immune sembra la protagonista, Thymian, l'unica che riesca davvero a rifiutare le seduzioni dello sterco del demonio. Memorabili le sequenze nel bordello, il deliquio amoroso di Louise Brooks, la coppia sadica Engelmann-Gert.

Daniela 7/08/19 23:57 - 9221 commenti

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La storia potrebbe essere quella di un qualsiasi feulleton ad alto tasso di sfiga: fanciulla innocente abusata da un mascalzone viene rinchiusa in un orrendo istituto per ragazze traviate, le viene sottratta la figlia appena nata, finisce in un bordello... E'lo stile che fa la differenza: Pabst firma non solo il suo capolavoro ma anche uno dei vertici del cinema del periodo, un atto d'accusa potente contro l'ipocrisia borghese. Sequenze magnifiche e cast perfettamente in parte, con Louise Brooks, già conturbante Lulu per Pabst, che entra definitivamente nella memoria collettiva.
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