Deadbeat at dawn

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L'IMPRESSIONE DI MMJ

Sembra uscire direttamente dai Settanta, questo rozzo dramma di strada dalla fotografia sporca e dalle musiche psichedeliche accompagnate qua e là da stacchi caleidoscopici che richiamano proprio l'estetica utilizzata nei videoclip del tempo. Jim Van Bebber è un tipo strano, che oltre a scrivere e dirigere si prende per sé la parte del protagonista, Goose, un "guerriero" tutto pelle e borchie, duro e sfacciato, che trova la sua contrapposizione nell'antagonista Danny (Harper), privo dello stesso alone romantico e chiaramente delineato come il più sleale, feroce e volgare degli avversari. Sono a capo di due bande rivali che vediamo...Leggi tutto scontrarsi quasi subito in un primo accenno a quella deriva splatter che si amplierà nella seconda parte fino a sublimarsi nel lungo finale, gran bel pezzo di action selvaggio: raramente al cinema s'era visto uno scontro conclusivo tanto disperato, concitato, selvaggiamente montato, che arrivasse a farci "sentire" l'adrenalina che scorre nei corpi dei due sfidanti. Ma la "poesia" perversa di Van Bebber non si ferma qui, perché disseminate lungo il film troviamo scene d'effetto (si pensi a quella cupissima al cimitero, o alla sparatoria folle all'area di servizio) che lasciano intravedere uno spirito anarchico in grado di mettere in luce uno stile personale, tipicamente legato a un cinema povero ma autentico, lontano dall'imbellimento di quello mainstream. Ciò che manca, a un'opera con più di un punto a favore, è il saper mantenere lo stesso interesse per tutta la (pur esigua) durata. Finché in campo regna l'azione concitata, fatta di corpo a corpo, di calci e pugni scagliati con una violenza che diventa in definitiva la prima chiave di lettura, DEADBEAT AT DAWN convince, e anzi sa distinguersi per l'impronta anomala, ma quando si passa invece al ritratto psicologico, al rapporto del protagonista con l'unica donna di fatto presente in scena con un ruolo rilevante (Murphy) si avverte subito lo stacco, il ricadere in una maniera molto più banale che evidenzia la scarsa pregnanza dei caratteri. L'unico a emergere davvero è Goose, per il suo dividersi tra il ruolo di capo dei Corvi e l'amore per Christy, decisa a non permettere che la natura da teppista di lui prenda il sopravvento. Riuscirà a fargli cambiare idea, addirittura a fargli abbandonare la banda, ma è solo l'inizio. Il braccio destro di Goose, disgustato da chi si defila per seguire una donna, deciderà di stringere un'alleanza con l'ex nemico "Danny boy", mentre Christy subirà un destino curiosamente anticipato di qualche minuto da una risposta della sua tavola ouija. Gli echi del primo GIUSTIZIERE con Bronson si fanno sentire, ma Goose non è certo altrettanto posato, e ogni sua mossa sarà segnata da un odio e una follia non comuni. Meno azzeccata la figura del padre eroinomane, che si prende tutta una lunga scena senza lasciare granché il segno. Le diverse armi utilizzate vanno dalle pistole ai coltelli fino ai nunchaku, una varietà che fa già capire come Van Bebber punti a insistere sulla violenza grafica con esiti talvolta quasi fumettistici (certe ferite zampillanti sconfinano nella parodia), riuscendo però attraverso di essa a differenziarsi dalla massa: chi finisce decapitato sotto un'auto, chi col collo aperto a mani nude... E la comparsa della sorella di Christy nel finale non ingentilisce nulla. Buon accompagnamento di piatti e percussioni nella musica, con chitarre distorte che accrescono lo straniamento. Un po' di cura in più e una regia meno dozzinale (nonostante qualche preziosismo nelle inquadrature) avrebbero potuto trasformarlo in un ottimo film.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 12/12/13 DAL BENEMERITO HERRKINSKI POI DAVINOTTATO IL GIORNO 21/09/22
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Herrkinski 12/12/13 03:31 - 6932 commenti

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Lungometraggio d'esordio per Van Bebber, che oltre a dirigere interpreta e si occupa anche di fare i propri stunt. Grezzo, essenziale e con un senso del gore sopra la media, girato in grande economia ma efficace; sorta di versione exploitation di I guerrieri della notte, anche se come atmosfera e scenografie siamo più dalle parti di Lustig o Ferrara (viene in mente Driller killer). Certo, il low budget si vede nell'amatorialità di certe sequenze, ma il film ha quel fascino consumato di certi esordi registici. Non per tutti, ma a me è piaciuto.
MEMORABILE: L'incubo al cimitero; Lo scontro finale.

Schramm 27/02/21 12:19 - 3022 commenti

I gusti di Schramm

Van Bebber ha un immaginario marcescente, subordinato a una spropositata smania provocatoria a sua volta succube dell'amatorialità. Non che le idee manchino o siano deboli (il caleidoscopio-bumper che scansiona la più grigia delle esistenze, la crisi allucinatoria al cimitero, il sacro martire del profan[at]o, la dicotomia bassifondi-cieli), ma sono orfane di un sistema nervoso reattivo. Sangue, degrado e pessimo gusto spacconeggiano, ma l'assenza di un umore genuinamente vitreo (come quello di un Giovinazzo) e di colpi di frusta, d'ala o di coda riduce al condizionale la dirompenza.

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