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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Tre storie, tre città, tre drammi, tre uomini e tre donne. Paul Haggis prova a riagganciare il successo del suo CRASH tornando agli episodi intrecciati, ma dimentica di intersecarli a dovere e si ritrova in mano tre lagnosissime storie di drammi che sembrano perpetuare se stessi al'infinito senza variazioni degne. Da una parte uno scrittore di successo (Neeson) che se la spassa a Parigi con l'amante (Wilde) sentendo di quando in quando l'ex moglie lontana (Basinger), dall'altra un americano (Brody) che in un bar di Roma s'innamora d'una zingara (Atias) che pensa molto alla sua figlioletta, infine un'ex attrice televisiva (Kunis) che cerca di riavvicinare il figlio finito in affidamento...Leggi tutto al padre (Franco) dopo la separazione. Brevi segmenti che si sarebbero potuti sintetizzare risparmiandoci una reiterata confusione che mira a confondere le acque in attesa della sorpresa conclusiva (arriva, d'accordo, ma non fa certo pensare a chissà quale colpo di genio). A dire il vero fin dall'inizio la sensazione è quella di una regia incapace di valorizzare il gran numero di divi in scena, e per un film che sull'interiorità dei personaggi molto basa è difetto non da poco: Liam Neeson non fa che aggrottare le sopracciglia sconsolato trascinandosi dalla macchina da scrivere agli incontri con la seducente Olivia Wilde (qui scrittrice in attesa del responso del maestro sulla sua opera, di lui innamorato e da un suo brutto scherzo costretta a girare nuda per l'albergo); Adrien Brody delude forse più di tutti: non riesce a incidere minimamente lasciando che a tentare di farlo (con scarsi risultati) sia la più volitiva Moran Atias, sempre tra il broncio e lo sguardo da statemi lontani ce l'ho col mondo. Nel loro segmento, vista l'ambientazione romana, saltan fuori intanto Scamarcio in versione barista buro, Bob Messini in strada, Bufi Landi avventore, Vinicio Marchioni gangster in una sfilata di volti noti utili giusto per il gioco dei riconoscimenti. James Franco è a sorpresa forse l'unico che riesce a trovare il registro giusto per il suo padre assennato, anche se è invece Mila Kunis a dominare la scena con la depressione, le lacrime e i colloqui con l'avvocatessa (Bello). Paul Haggis è come noto sceneggiatore prima che regista ma non brilla nemmeno nella sua veste tradizionale, dopo aver abbondantemente dimostrato quanto non sia sempre nelle sue corde il film d'autore, specie quando così velleitario e ambizioso. Perché l'ostinata mascheratura di ciò che verrà svelato nel finale porta nell'attesa a raccontare il nulla o poco più, lasciando che a lungo chi guarda si faccia mille domande senza risposta e segua storie prive del minimo appeal. La Hollywood d'autore più deteriore, patinata e inconcludente, naturalmente confezionata con tutti i crismi ma vuota. L'idea di disseminare indizi lungo il percorso funzionava, ma dovevano essere almeno vagamente identificabili come tali; spiegata e organizzata meglio l'idea non era infatti sbagliata, anzi... Purtroppo persino il finale, che si vorrebbe fondamentale, passa via incolore senza sfruttare le potenzialità dello spunto; e non saranno in pochi a domandarsi cosa possa poi significare...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 13/04/15 DAL BENEMERITO DANIELA POI DAVINOTTATO IL GIORNO 29/12/17
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Homesick 26/04/15 17:33 - 5737 commenti

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Tre città, tre coppie e un terzo incomodo alle prese con amori difficili, casuali o negati. Higgis persegue un'autorialità costruita a tavolino per un cinema freddo e meccanico, che si nutre di drammi mainstream e storie banali o del tutto insulse come l'episodio ambientato a Roma, ricettacolo dei più irritanti stereotipi sull'italianità. Neeson e la Kunis incassano la parcella senza troppa fatica, la Wilde se la guadagna con uno splendido nudo artistico e la Basinger con lo sguardo dolente; odiosa la Atias, sottotono Brody e Franco, secondaria la Bello.
MEMORABILE: Il jingle all'ingresso del "Bar Americano"; la Wilde nuda per i corridoi dell'albergo.

Daniela 13/04/15 09:21 - 9210 commenti

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Tre grandi città, tre coppie, tre episodi che scorrono paralleli fino a fondersi in uno solo. Haggis ritorna al film corale che tanto successo ebbe con Crash, ma questa volta naufraga in un mare di banalità e presunzione autoriale. Se i patemi di Neeson, scrittore in crisi alle prese con la giovane amante, sanno di stantio, e il match genitoriale Kunis/Franco risulta confusamente ricattatorio, il peggio viene toccato con l'imbarazzante episodio di ambientazione romana. Attori di pregio con il pilota automatico oppure neppure con quello. Oltre 2 ore da orchite con pochissimo da salvare.
MEMORABILE: "E'una la scarpa-bomba!": fossi in Scamarcio menerei l'agente che mi ha procurato un ruolo simile

Rambo90 16/12/15 16:32 - 6317 commenti

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Film drammatico molto intenso, in alcuni punti ostico da guardare per immobilità delle situazioni, ma sostenuto dalla veloce alternanza tra gli episodi e dall'ottima prova del ricco cast. Haggis fa un leggero passo indietro rispetto alle sue precedenti prove da regista ma riesce comunque a girare una pellicola dignitosa, sia nella confezione che nella non banale sceneggiatura. Particolarmente intrigante il modo in cui i tre episodi finiscono per collimare, riuscite le tre ambientazioni diverse. Buono.

Pinhead80 29/08/16 12:16 - 3889 commenti

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I tempi di Crash appaiono lontani anni luce per Paul Haggis, che ricerca ancora l'effetto delle storie multiple e del dramma per toccare le corde più sensibili dello spettatore. Peccato che qui il risultato sia catastrofico su tutti i fronti. Le storie non riescono mai veramente a interessare perché zeppe di tutto quello che non si vorrebbe mai vedere in un film (cliché, luoghi comuni, battute fiacche e telefonate). Ci si riesce perfino a confondere, da quanto inconcludente e vago sia il senso di quest'opera. Francamente da evitare.

Thedude94 22/11/16 16:37 - 537 commenti

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Sarà che non riesco a comprendere questo tipo di tecnica narrativa sofisticata, ma il film non mi ha colpito per niente. Ho trovato tutto spento: in primis la prova di Neeson (sempre con la stessa espressione); a seguire i continui capovolgimenti e i presunti intrecci delle storie; e infine la facile rappresentazione di un'Italia razzista e poco ospitale (senza contare il modo pessimo in cui è stato presentato il "gangster" di turno). Da salvare ci sono una buona regia e una seducente e accattivante Olivia Wilde.

Galbo 4/03/17 07:42 - 11343 commenti

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Sceneggiatore e regista pregevole in altre occasioni, Paul Haggis delude con un film corale nel quale si intrecciano tre storie. L'autore pecca nella descrizione di personaggi banali e stereotipati, protagonisti di vicende poco interessanti e soprattutto collegate tra loro in modo parecchio forzoso. Gli attori si attengono al minimo sindacale e a deludere maggiormente è Liam Neeson autore di una prova parecchio sottotono. Evitabile.

Camibella 21/04/20 23:26 - 97 commenti

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Ingarbugliato, prolisso e, dunque, incomprensibile fino a quando, nel finale, si viene a capo di questa matassa che corre trasversale tra tre grandi metropoli. L'amore è quello universale, drammatico, che nasconde non pochi oscuri inconfessabili segreti e che lascia sulla strada vittime innocenti e un disperato senso di vuoto. Solo che Haggis lo mette in scena con mano esagerata, sprecando un ottimo cast e dissolvendo, come in alcuni personaggi del finale, le premesse dell'inizio.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Daniela • 26/05/15 10:51
    Consigliere massimo - 5068 interventi
    Homesick, leggo con piacere che anche a te ha fatto ira e ribrezzo l'episodio d'ambientazione romana, avevo timore di esser stata colta da un attacco di revanchismo nazionalista.
    Sono rimasta a bocca aperta vedendo quel "bar americano" in cui lo zotico neanderthaliano Scamarcio serve solo "birete" calde calde....
    Oltre 40 anni fa, andavo a trovare la mi'nonna a Montiano di Forlì, un minuscolo paesino con un unico bar, di quelli con le striscioline di plastica colorate a far da barriera alle mosche ed una bacheca di paste da rivaleggiare con quelle descritte da Stefano Benni nel suo "Bar Sport". Eppure, al confronto con quello mostrato da Haggis, anche quell'ignoto ritrovo paesano acquista un'aura prestigiosa...
    Ultima modifica: 16/01/17 16:26 da Daniela
  • Discussione Homesick • 27/05/15 14:03
    Capo scrivano - 1381 interventi
    Eh sì, Daniela... Benché l'Italia sia la culla della cultura, dell'arte e della creatività, purtroppo sono ancora in tanti ad associarla ad un popolo di zoticoni trogloditi; e vedere questi stereotipi ribaditi pure da un film straniero fa uscire ancor più dai gangheri!
    Ultima modifica: 27/05/15 14:09 da Homesick