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Rubare alla polizia sarebbe stupido, d'accordo, ma rubare alla mafia rasenta il suicidio! Sulla carta può essere un'idea, visto che nei locali di New York dove le famiglie si riuniscono le armi sono bandite e nessuno si sognerebbe di denunciare il furto, ma all'atto pratico chi avrebbe il coraggio di mettersi contro persone così? Lo fanno i nuovi Bonnie e Clyde degli Anni Novanta, Tommy (Pitt) e Rosie (Arianda), realmente esistiti e protagonisti di una storia un po' folle, figlia della furbata strampalata di due scapestrati senz'arte né parte. Più lui di lei a dire il vero, perché dopo una tentata rapina da un fioriaio finita coll'arresto e il carcere, quando Tommy esce trova Rosie impiegata...Leggi tutto in un'agenzia di recupero crediti: ha deciso di mettere la testa a posto. Il principale (Dunne) è una macchietta: assume quasi esclusivamente ex galeotti e li forma recuperandoli dalla strada. Con Rosie pare esserci riuscito, ma Tommy molla quasi subito e ricomincia a immaginare nuove imprese criminose elaborando la bizzarra trovata delle rapine ai locali mafiosi. Siamo in piena epoca Gotti, ma chi ci va di mezzo è la famiglia di Big Al (Garcia). Con un Uzi in mano Tommy entra e si fa dare soldi, orologi, scarpe... Fuga maldestra ma riuscita, e siccome si sa che l'appetito vien mangiando... L'FBI, che stava ascoltando le conversazioni dei mafiosi dal solito furgone attrezzato, segue in diretta una rapina e non crede alle proprie orecchie. Insomma, una vera rivoluzione, nel campo della criminalità, sul quale si getta subito la stampa. Tommy e Rosie si lanciano i soldi addosso, ridono, fanno sesso, sono al settimo cielo, drogati dal denaro; la regia di Raymond De Felitta cerca di restituirne l'eccitazone così come Stone aveva fatto al tempo con Harrelson e la Lewis. Ma la caratura e lo spessore del film sono ben diversi: ambizioni minori, inevitabilmente, e se la Arianda azzecca il registro giusto Pitt fatica a rendersi altrettanto brillante. Ad ogni modo lo scorrimento è piuttosto fluido, qualche battuta azzeccata non manca (soprattutto tra i mafiosi) e la storia trova le necessarie variazioni per evitare di ripetersi piattamente. Grazie al giornalista e al poliziotto in particolar modo, figure esterne pronte a sfruttare a proprio vantaggio la follia dei nuovi Bonnie e Clyde (come già in molti cominciano a ribattezzarli). Meno riuscito invece - e fino all'ultimo estraneo ai giochi - il personaggio del boss tratteggiato da Garcia, il solito italiano stereotipato di poche parole amante della cucina che insegna al nipotino come preparare gli arancini di riso, va a pesca e distribuisce la saggezza del mafioso d'esperienza. La fotografia è smunta, le musiche mai incisive e la grinta che talora si respira pare inoculata a forza. Il film conserva comunque la dignità dei lavori che senza grandi mezzi vogliono emergere dal mucchio e lo fanno, magari inciampando in sdolcinamenti evitabili, ralenti discutibili (brutta la chiusura), caratterizzazioni grottesche (Dunne, davvero troppo eccessivo) ma anche scene concettualmente ben girate e insolite (tutte quelle delle rapine) nonché un brio inusuale.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 5/10/18 DAL BENEMERITO MENTOLOM POI DAVINOTTATO IL GIORNO 8/03/22
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Mentolom 5/10/18 21:05 - 59 commenti

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Buona ricostruzione (sia pure con qualche momento romanzato) di una vicenda veramente accaduta (all'epoca del processo Gotti due criminali da strapazzo mettono in ginocchio la mafia newyorkese). Confezione curata (a parte un pessimo uso di inutile CGI nel finale), uso efficace del materiale d'epoca, belle musiche di Stephen Endelman. Molto convincenti i cubani Andy Garcia e Yul Vazquez nei panni di mafiosi italo-americani, divertente Griffin Dunne nei panni di un capo di un'agenzia recupero crediti un po' fuori di testa.
MEMORABILE: Il confronto tra Pitt e la madre Cathy Moriarty; Il dialogo finale tra Garcia e il nipote.

Daniela 18/04/22 10:47 - 11417 commenti

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"Rubare alla mafia è un suicidio" avvertiva il titolo italiano di un film USA degli anni '70. Invece, traendo ispirazione dal processo contro il padrino Gotti,  ad un delinquentello viene proprio in mente di compiere rapine all'interno di circoli privati frequetati da mafiosi... Ispirato ad un vera vicenda di cronaca, un film non privo di difetti a partire dall'eccesso di stereotipi come nel personaggio del boss nonno saggio ma pimpante nel ritmo e anche coinvolgente dato che si finisce per provare tenerezza per l'incosciente coppia criminale interpretata da Pitt e Arianda. Godibile.
MEMORABILE: La rapina alla fioraia proterva; La ricetta per gli arancini.

Kinodrop 30/04/22 20:29 - 2222 commenti

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Un po' per improntitudine, un po' per vendetta, un ragazzo piuttosto spregiudicato si mette in testa di rapinare i club finto-innocenti dei mafiosi newyorkesi, coinvolgendo la sua ragazza in veste di driver. Idea un po' balzana ma realmente messa in atto, rielaborata qui in chiave "leggera" con dei padrini bonari, un po' troppo saggi e ingenui, facili prede della coppia. Ben disegnata la personalità "fumantina" del ragazzo e le ambizioni terra terra di lei e la loro storia regge discretamente tra colpi di testa e sdolcinatezze che vorrebbero celare la drammaticità del finale.
MEMORABILE: Il capo del call center; Il nonno boss; Il giornalista "pentito"; La madre di Tommy; La lista della "famiglia".

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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Curiosità Daniela • 18/04/22 11:02
    Gran Burattinaio - 5800 interventi
    Il film ricostruisce in forma romanzata fatti di cronaca avvenuti a New Yok City nel 1992 quando Thomas Uva, dopo aver scontato un paio di anni di carcere per furto, con la complicità della moglie Rosemarie mise a segno alcune rapine all'interno di club privati gestiti dalle famiglie magie mafiose Gambino e Bonanno.  
    Fonte qui (inglese).
    Alle stesse vicende è ispirato anche il film del 2015 The Wannabe diretto da Nick Sandow.