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TITOLO INSERITO IL GIORNO 17/05/07 DAL BENEMERITO B. LEGNANI
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B. Legnani 18/05/07 00:46 - 4950 commenti

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Politicizzato, ma ottimo fino al 90', quando la conversione del protagonista, liberale che in un attimo si fa leninista, rovina la trama fino allora tessuta. Serviva il coraggio di lasciare che il professore, confinato per non aver giurato fedeltà al Regime, finisse impaniato dall'offerta di tornare alla studio senza giurare sul serio e, mentre partiva, far vedere gli obbrobri lasciati alle spalle. Stratosferico Adolfo Celi, personaggio che richiama il padre del regista (le dettature dei rapporti sono dei capolavori), ottimo Adalberto Maria Merli, compostissima la Vukotic. Spegnere al 90'...
MEMORABILE: Oltre alle dettature di Celi, ancora lui che, insieme con Merli, recita "L'Amica di Nonna Speranza", di Guido Gozzano, sulla spiaggia di Ventotene.

Kanon 10/06/11 19:21 - 602 commenti

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Brutto affare quando si incappa in film di questo tipo. C'è da rimanere estasiati per tutta la sua visione, grazie ad un cast perfetto che non sbaglia una battuta o un'espressione ed affronta con splendida recitazione l'epoca del fascismo e del confino. Il rammarico sale quando penso al cinema italiano odierno: da naturale erede che avrebbe dovuto essere di simili grandiosi film, se n'è autodiseredato da decenni e chissà quando si ripiglierà da questo confino che s'è quasi imposto da solo. Un gruppo di attori come ormai non se ne vedono più.

Vitgar 6/07/14 23:18 - 586 commenti

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Grande film sotto ogni aspetto. Quando gli ideali non hanno prezzo e addirittura superano quelli di partenza (il Prof. Orsini si trasforma da giolittiano a comunista). Adolfo Celi è maestoso e anche Merli dà spessore alla sua parte. Uno spaccato di un periodo buio dell'Italia, raccontato e scritto con una penna stilografica di altri tempi. Assolutamente da vedere.

Paulaster 21/07/21 10:01 - 3208 commenti

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Professore viene mandato al confino dai fascisti. Il soggetto delle “bonifiche sociali” è intessuto di un gran numero di discorsi, i più dei quali approfondiscono ideologie (giolittiane prima, marxiste poi) che sviano dai metodi censori del regime. Il protagonista si atteggia come in uno sceneggiato e il suo improvviso cambio di prospettiva politica serve a chiudere ma rende poco. Il migliore è Celi, per le sue pieghe “umanistiche”, anche se i suoi comportamenti sono in linea con le rigide direttive ricevute. L’entrata in scena della Vukotic ammorbidisce anche troppo i toni.
MEMORABILE: Herlitzka che dà il benvenuto; Celi al cancello che ascolta il pianoforte; I visti della censura sulla posta.

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