L'ombra che cammina

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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Esce di prigione dopo dieci anni e qualcuno lo assume subito in gran segreto per fargli sorvegliare il giudice che al tempo l'aveva spedito in carcere e che oggi si dice sia in pericolo di vita. Gatta ci cova: difatti il giudice viene ammazzato e il povero John Ellman (Karloff), che aveva accettato l'incarico per raggranellare qualche soldo, viene immediatamente accusato del crimine, riportato in processo e condannato questa volta alla sedia elettrica, ideale capro espiatorio! A muovere i fili della congiura c'è un perfidissimo avvocato (Nolan) che aveva interesse a vedere il giudice morto e che – per esser certo di un Ellman del tutto fuori dai giochi – ne prende le difese al processo e lo affossa definitivamente. Ma qualcuno, la notte...Leggi tutto del delitto, ha visto che non fu Ellman a uccidere e quando scatta l'ora della sedia si decide finalmente a parlare. Troppo tardi, perché il poveretto è stato fulminato di fresco. O forse no, perché arriva un dottore (Gwenn) evidentemente imparentato con Frankenstein che agendo con l'elettricità riporta Ellman in vita, proprio come il mostro di cui Karloff fu il volto più famoso. Fin qui Curtiz aveva saputo ben gestire la tensione: notevole il gioco a perder minuti dell'avvocato per non arrivare a sospendere in tempo l'esecuzione, grande Karloff come perfetta maschera dell'innocenza. L'intreccio è ben spiegato e sembra di poter assistere a un thriller noir di tutto rispetto. Poi invece, da quando avviene la frankensteinizzazione, la suspence si sgonfia, Karloff comincia a camminare incerto con l'aria lobotomizzata cui in troppi l'hanno costretto al cinema e la storia si trasforma in una blanda persecuzione del gruppo di congiurati, con lui che s'introduce nottetempo nelle loro case e li spaventa a morte, uccidendoli senza muovere un dito (ridicolo quello che finisce sotto un rumorosissimo treno dopo essersi fermato giusto sui binari traversando la strada). Sembra quasi che nella seconda parte Curtiz perda interesse per la storia e si limiti a gestire (male) i meccanismi tipici degli horror di quegli anni, insistendo con i primi piani sul minaccioso sguardo di Karloff che fissa con odio chi l'ha condannato o seguendolo mentre si trascina di notte per le strade con un poco spiegabile ciuffo bianco tra i capelli. La durata contenutissima (poco sopra l'ora) permette se non altro di non annoiarsi troppo, anche se quando Ellman si mette al piano e comincia a suonare troppo a lungo...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 9/02/16 DAL DAVINOTTI

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