Il rito

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Titolo originale: Riten
Anno: 1969
Genere: drammatico (bianco e nero)
Note: Girato per la televisione.
Numero commenti presenti: 7

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I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 5/07/07 DAL BENEMERITO RENATO
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Renato 5/07/07 14:06 - 1648 commenti

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"Esercizio per cinepresa e 4 attori", come lo definì Bergman, scritto velocemente e girato in soli interni, possiede una certa forza sinistra, pur non essendo sostanzialmente un film riuscito. Le parti migliori a mio modo di vedere sono gli interrogatori dei tre, che il giudice spinge molto sul personale. In un certo senso è un film disturbante, claustrofobico (funzionale in questo senso la fotografia di S.Nykvist) e che dopo la visione lascia una sensazione di disagio.

Homesick 19/12/07 18:45 - 5737 commenti

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Kammerspiel dialettico, suddiviso in nove brevi segmenti in cui Bergman condensa, coprendoli di una vernice psicanalitica e velandoli di simboli, molti dei suoi temi classici come la riflessione sull’arte, la censura, Dio, la legge, la vita, il sesso, la morte. Particolarmente riuscita l’ultima sequenza, in cui il regista mette in scena una rappresentazione teatrale molto visionaria e dionisiaca.

Cotola 9/05/11 23:25 - 7833 commenti

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Teatro filmato (per la tv) non privo di fascino e di ambiguità ma un pò troppo verboso nel modo di sviluppare la trama. 9 quadri-scene: alcuni sono più intensi e drammatici, altri più esornativi. Abbastanza crudele, soprattutto nella riuscita e "visionaria" impennata finale. Bravi gli attori, con una segnalazione per una Thulin molto sensuale. Sempre bella ed efficace la fotografia di Sven Nykvist.
MEMORABILE: L'ultimo quadro-scena in cui viene rimesso in scena lo spettacolo.

Minitina80 10/04/17 18:15 - 2512 commenti

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L’ordine e il rigore giudiziario si oppongono all’incondizionata espressività dell’arte in uno scontro psicologico giocato sul singolo millimetro. La forza dissacrante scaturita dalla libertà creativa di un artista mortifica il giudice abbattendosi su di lui come fosse la più crudele delle nemesi, punendolo del tentativo ossessivo di sminuire la natura estrinseca del rito. Sotto i suoi piedi non resta che il vuoto lasciato dalle colonne portanti della società, sgretolatesi al primo soffio di vento. Una rappresentazione intensa, ma non facile.

Daniela 4/12/20 10:30 - 10206 commenti

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Una donna, il marito, l'amante: sono tre attori di fama che prima di portare sulla scena uno spettacolo sospettato di oscenità devono sottostare all'inchiesta preliminare di un giudice... Impianto teatrale con quattro soli personaggi più la figura che si intravede appena dello stesso regista in veste di confessore per questo apologo che passa il rassegna i soliti temi del suo cinema con lucidità ma anche con una verbosità ridondante che finisce per smorzarne la potenza nonostante la bravura degli interpreti. Film non privo di fascino ma troppo teorico per risultare convincente.  
MEMORABILE: I costumi di scena e le maschere indossate per la rappresentazione privata. 

Pigro 9/12/20 09:50 - 8354 commenti

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L’interrogatorio di tre attori da parte di un giudice è la trama su cui si innestano molti livelli di senso. L’istruttoria kafkiana mette a nudo le meschinità del potere nei confronti della libertà artistica, ma anche quelle degli stessi artisti nelle loro relazioni umane, riverberandosi poi in temi esistenziali, morali e filosofici. Nove stazioni da via crucis come altrettante scene di un teatro da camera che strapazza lo spettatore nelle sue coordinate. E se il giudice fosse l’Uomo di fronte alla Trinità, al contempo vittima disperata e carnefice di Dio?

Bubobubo 2/05/21 19:49 - 1434 commenti

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Il giudice Abrahamsson (Hell) convoca tre attori teatrali di una compagnia itinerante interrogandoli sulla natura oscena di una loro performance denominata "Rito"... Evidentissima la natura teatrale dello script diretto per la televisione da un Bergman minore (parco attoriale ridotto al minimo, rigida distinzione narrativa in nove quadri, azione dinamica spesso sacrificata in favore di un incessante, statico e a tratti pesante esicasmo verbale), che in parte ne disinnesca il potenziale critico. Ancor più materica e scultorea del solito la fotografia in bianco e nero di Nykvist.
MEMORABILE: Il giudice abusa di Thea-Claudia (Thulin).

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