Aniara - Rotta su Marte

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Titolo originale: Aniara
Anno: 2018
Genere: fantascienza (colore)
Note: Soggetto dall'omonimo poema dello scrittore svedese Harry Martinson, pubblicato nel 1956.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 7/07/19 DAL BENEMERITO DANIELA
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Daniela 7/07/19 16:48 - 11655 commenti

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Durante il viaggio verso Marte, una piattaforma spaziale carica di coloni esce dalla rotta perdendosi nello spazio. Al suo interno, organizzato come un enorme centro commerciale, i rapporti iniziano inevitabilmente a deteriorarsi... Fantascienza concettuale che punta in alto, in quanto è facile intuire nel microcosmo di naufraghi spaziali una metafora dell'auto-distruttività umana, ma si arena in una messinscena troppo povera e ripetitiva, per cui il film, pur non privo di interesse, finisce per annoiare. Suggestivo però l'epilogo pessimista.

Bubobubo 29/07/19 00:55 - 1722 commenti

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Beati siano gli incidenti di percorso che impediscono all'uomo di contaminare e distruggere un altro ambiente: alla deriva su di una navicella-microcosmo fuori rotta, il passeggero guarda fuori dall'oblò sognando i paesaggi d'infanzia e vede riflesso solamente un vuoto che inghiotte. Ecco che una settimana in orbita diventa infinita, mentre un salto di milioni di anni si risolve in un battito di ciglia: la violenta tirannia della speranza di stato, questa volta, non paga. Operazione assai interessante, sia esteticamente che filosoficamente.
MEMORABILE: La grottesca cerimonia della medaglia al merito per la protagonista in occasione dei dieci anni d'inizio del viaggio cosmico.

Aco 6/06/21 13:26 - 172 commenti

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Una distopia ambientalista, che prende, avvince e impaurisce. La storia è suddivisa in capitoli, ciascuno dei quali rappresenta una tappa del viaggio, un progresso temporale che fotografa l’evolvere di una situazione sempre più lontana dai canoni di una vita “civile” e il delinearsi di un futuro inquietante. Un’opera che non lascia gli spettatori indifferenti non solo per il messaggio in sé, ma per la capacità del regista di creare un’ambientazione disturbante come l’ambiente, curato ma freddo, ansiogeno, dell’astronave.
MEMORABILE: Il padiglione Mima (per non svelare altro).

Hackett 26/04/22 16:00 - 1833 commenti

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Bell'esempio di fantascienza europea (o meglio svedese) che, partendo da una classica storia di migrazione umana su Marte, riesce a sviscerare con intelligenza il difficile rapporto dei rapporti umani in una situazione di abbandono, quando la speranza di una nuova vita si trasforma in una abbandono senza fine. Ottime le interpretazioni e il comparto tecnico, che capitalizza il budget al massimo e mantiene sempre alta la credibilità del tutto. Fantascienza gelida e senza speranza.

Pigro 26/06/22 14:20 - 8871 commenti

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Una gigantesca zattera alla deriva nello spazio, in cui un’umanità smarrita e affranta cerca di ricreare forme di socialità, tra vagheggiamenti psichedelici della Terra lontana, superstizioni e opportunismi. Un’inquietante e dolente folgorazione visionaria e distopica che interroga più il nostro presente e le sue dinamiche relazionali che non il futuro. L’originario poema in versi è trasfigurato in romanzo visivo che indugia nei primissimi piani dove dubbi e disperazioni si riflettono; con una storia lesbica in rilievo, ottimamente narrata.

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