Yannick - La rivincita dello spettatore - Film (2023)

Yannick - La rivincita dello spettatore

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Commenti L'IMPRESSIONE DI MMJImpressione Davinotti

Senza per una volta voler ricorrere all’inconfondibile vena folle che caratterizza i suoi lavori, Dupieux riflette a suo modo sul rapporto tra pubblico e attori a teatro mettendo in scena un film ad ambiente unico che – inevitabilmente – mostra chiara la sua impronta teatrale. Durante la rappresentazione di una divertita commedia intitolata “Il cornuto”, i tre attori sul palco (Marmai, Gardin e Chassagne) stanno recitando con buon trasporto la storia di un marito che trova la moglie a casa con l’amante chiuso nel bagno alle prese con una malattia nei confronti della quale la donna pretende si debba mostrare – da parte del marito – profonda comprensione.
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Una circostanza spassosa, che già così testimonia del talento umoristico di Dupieux; questi non poteva però certo limitarsi al teatro filmato e difatti stravolge tutto con l’entrata in scena di Yannick (Quenard), fin lì nascosto tra il pubblico. Il giovane, che lavora come guardia in un parcheggio, fa notare quanto la commedia che sta vedendo non sia per nulla divertente come pretenderebbe di essere. Ha pagato per ridere e distrarsi, dice, ha fatto un viaggio lungo per essere lì, ha chiesto un giorno di ferie per assistervi e se quello è il risultato allora non poteva rimanere seduto tacendo. Sul palco sono stupefatti, soprattutto perché Yannick pare non abbia alcuna intenzione di fermarsi con la sua inattesa reprimenda e dal pubblico nessuno alza una voce per zittirlo.

La situazione si fa in breve surreale e Yannick la perfetta quintessenza dei personaggi più caratteristici di Dupieux, quelli che amano insistere con inenarrabile pesantezza su questioni che una persona comune liquiderebbe in quattro parole. E così il regista si scatena, si diverte a scherzare sulla funzione degli attori in scena e a inventare sequenze bizzarre senza sosta chiarendo immediatamente quale sia la direzione intrapresa e come senza troppi slanci di fantasia – in questo caso – evolverà la situazione. Perché in fondo – al di là della simpatia con cui è comunque condotta la vicenda, la brillantezza di alcune trovate, questa volta la linearità della storia si rivela piuttosto castrante, fonte di una ripetitività che solitamente Dupieux evita spostando l’attenzione su personaggi differenti. Qui invece in scena sono sempre i soliti quattro (pubblico a parte) e non si possono attendere colpi di scena (o di genio) particolarmente innovativi.

Le scelte di casting sono però felici e tutti ben interpretano le bizzarrie di uno script comunque superiore alla media, dal punto di vista umoristico. Perché immutata resta la capacità di Dupieux di rifuggire dai luoghi comuni, dalle soluzioni facili e, anche quando non si trova alle prese con soggetti rivoluzionari o imprevedibili, il regista dimostra di saper mantenere uno stile riconoscibile e qualitativamente apprezzabile. Anche il finale si ferma quando deve: senza una sola inquadratura in più e con il cronometro che si blocca a nemmeno un’ora e dieci, perché la staticità dell’ambiente unico esaurisce presto le sue frecce e giustamente il gioco non poteva che chiudersi presto, per non tediare…

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 3/12/23 DAL BENEMERITO COTOLA POI DAVINOTTATO IL GIORNO 24/12/23
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Cotola 3/12/23 11:13 - 9173 commenti

I gusti di Cotola

Durante uno spettacolo, a suo dire noioso, Yannick interrompe gli attori e inizia una singolare protesta. Rispetto ad altri suoi film, qui Dupieux si mantiene nell'alveo della normalità e ciò potrà dispiacere chi cerca un'altra delle sue tante follie. L'opera però ha comunque un suo perché e il suo punto di forza è sicuramente una buona scrittura che sa anche, a tratti, divertire. E lo spunto di partenza è interessante e intelligente, sebbene abbia il fiato corto. Per fortuna Dupieux sceglie saggiamente di farla breve: appena 70 minuti. Molto bravo il protagonista, Quenard.

Schramm 10/06/24 23:37 - 3578 commenti

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Imperterrito nell'imbracciare un minuscolo paradosso come se fosse la leva che solleva il mondo o una stecca da biliardo cosmica, Dupieux si contenta di un cinema più minuscolo che paradossale che guarda grandangolarmente alle sragioni dello spettatore insoddisfatto, a sua volta potenziale critico e autore che reinventa senza alcuna patente e centravanti di sfondamento della quarta parete. Simpatico ma decompresso dai propri limiti creativi e narrativi (66' e via finire non si sa bene come), vivaddio onesto nel non diventare (il rischio c'è e lo si sospetta) fall-out metanarrativo.
MEMORABILE: Raffronto tra regista che tiene in ostaggio la platea e dirottatore che tiene in ostaggio il cast.

Daniela 15/06/24 21:59 - 12786 commenti

I gusti di Daniela

In un piccolo teatro, uno spettatore insoddisfatto dello spettacolo interrompe gli attori che tranno recitando una pochade e, pistola alla mano, impone loro di interpretare un testo che intende scrivere sul momento... Quentin Dupieux non rinuncia al suo amore per il paradosso ma questa volta sceglie di veicolarlo attraverso un personaggio verosimile come quello interpretato dal bravo Quenard, un giovane uomo frustrato che per una volta tanto invece di accettare supinamente il suo ruolo di spettatore passivo decide di diventare autore-protagonista.

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  • Discussione Cotola • 21/01/24 11:33
    Consigliere avanzato - 3861 interventi
    Credo sia al cinema