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TITOLO INSERITO IL GIORNO 27/05/12 DAL BENEMERITO FORD
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Ford 27/05/12 15:57 - 582 commenti

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La storia grottesca di una ragazza difficile ospitata in un convento ortodosso. Mungiu dirige come sa, long takes, camera a spalla, montaggio al minimo e fotografia come viene, un film potente con una durissima critica alla religione, vista qui proprio come pura e ottusa superstizione, riuscendo a strappare addirittura qualche amara risata. L'ultima parte è un'allegoria bella e buona della Passione di Cristo, un esorcismo stupido quanto estenuante per lo spettatore, merito soprattutto del realismo rigoroso con cui è messo in scena.

Mickes2 12/11/12 15:53 - 1668 commenti

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L’amicizia saffica tra due ragazze al centro di una storia di fanatismo religioso, omertà, mentalità ottusa e cinica, visione cieca e a senso unico delle cose. Credo e laicità, dittatura e libertà (di pensiero, coscienza) nel quotidiano al di fuori dal tempo all’interno di un microcosmo errante e fedele, incapace e premuroso, che non riesce a vedere al di là delle colline, idealmente rinchiuso dentro elenchi e peccati. E dinanzi l’orizzonte della società, la normalità in un mondo comunque perso nell’apatia, nella diffidenza; incapace di ascoltare.

Cotola 23/11/12 00:32 - 7954 commenti

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Notevolissimo perchè Mungiu riesce a coinvolgere, emozionare e colpire grazie ad uno stile sobrio e morigerato che rifugge qualsiasi forma di facile sensazionalismo e di qualunquismo becero da crociato. L'intolleranza e l'orrore si fanno strada in maniera lenta e progressiva ma inarrestabile e spietata. L'analisi è estremamente lucida e per questo motivo di grande impatto intellettuale ed emotivo. Gran bella sceneggiatura e bravissime le attrici premiate a Cannes. Due ore e mezzo che scorrono "via velocissime e senza tregua e pause". Da vedere.
MEMORABILE: L'incredibile e grottesca elencazione dei peccati. L'interrogatorio finale.

Nancy 13/11/12 23:01 - 774 commenti

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Mungiu usa una storia decisamente grottesca e fuori dal tempo per fare una violenta critica alla religione (nel 2012, se ne sente davvero così la necessità?), nonostante sia esso privato di qualsiasi orpello santifico (scene di funzioni omesse in favore dei riti della quotidianità) e anche stilistico: macrosequenze con mdp a spalla se i suoi personaggi si muovono, fissa se seduti, definendo il suo stile a metà tra il Neorealismo (tra l'altro in lingua originale il film è tutto in dialetto) e il Dogma. Brave le attrici, giustamente premiate a Cannes.

Rebis 15/11/12 21:09 - 2136 commenti

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Nella logica autarchica e masochista che innerva un microcosmo femminile si consumano passione e destino. Se in 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni era la politica governativa a devastare la vita del cittadino, qui è la fede - inespugnabile, ignorante, repressiva - a mortificarlo. Nonostante le ascendenze horror e melò ("tratto da una storia vera" incombe in incipit; l'esorcismo atteso e praticato) il film è dolorosamente austero e privo di sensazionalismi. Mentre la rabbia esplode scabrosa e l'amore si fa palingenesi del Maligno, Mungiu inanella il tempo come un ordigno ineludibile e fatale.

Paulaster 18/04/13 09:23 - 3212 commenti

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Mungiu riesce col suo stile asciutto ed essenziale a scavare nell’ortodossia religiosa e puntare il dito contro il paravento che ne giustifica i comportamenti. Dialoghi forti che giostrano nelle stanze scarne come formiche operose che martellano la mente e cancellano l’individualità. Efficaci in tal senso le inquadrature alle suore riunite. L’amore terreno può superare la devozione? Non ci sono compromessi, alla fine restano solo onte da ripulire.

Myvincent 7/05/13 07:27 - 2880 commenti

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Un disperato e folle amore fra una giovane donna e una suora, conosciutesi in un orfanotrofio, si trasforma in una ossessione mortale che né la religione né la scienza riusciranno a placare. Le rigide regole di uno sperduto convento ortodosso non terranno conto della variabilità umana, incapaci di leggere veramente dentro. Il tema è interessante, lo stile asciutto, i paesaggi molto suggestivi.

Giùan 4/07/15 22:16 - 3361 commenti

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Come già era accaduto nel suo film precedente, Mungiu conferma un originale talento nel rendere l'universalità delle sue storie quanto più s'addentra nelle pieghe delle tare d'ignoranza e desolazione della Romania contemporanea. Si è così sopraffatti da quello che inizialmente ci farebbe comodo immaginare come un ghetto di superstizione ortodossa, nel quale invece scopriamo s'annida qualcosa di profondamente disturbante e doloroso, che ci appartiene. Cinematograficamente magistrale il mix tra rarefazione registica e affabulazione narrativa. Gran film.
MEMORABILE: I riti "esorcistici" per liberare Alina dal male che la affligge.

Galbo 16/09/15 07:15 - 11646 commenti

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Un potente dramma dall'ambientazione minimalista. Il monastero rumeno in cui si svolge la vicenda è un microcosmo di (apparente) pace e serenità in cui la tensione cresce piano, e le contraddizioni deflagrano quasi al rallentatore. E' notevole la capacità del regista di raccontare un dramma morale quasi scandendolo al ritmo delle occupazioni quotidiane. Due donne al centro della scena, interpretate da due bravissime attrice, e una solitudine fisica e morale che diventa quasi insostenibile. Notevole.

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