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L'IMPRESSIONE DI MMJ

Provando incessantemente a combinare la parola “shark” con ogni altra che gli somigli, è uscito il gioco di parole (intraducibile, per noi) con “ark” ovvero Arca, intesa naturalmente come l'Arca di Noè. In che modo si potesse associare il tema con gli squali assassini era ostacolo secondario, visto come lo si è superato agevolmente in cento casi persino più assurdi. Il problema è che stavolta evidentemente, anche a spremersi le meningi, non ne usciva niente di accettabile. S'è deciso così per l'infilare lo squalo in un racconto contenuto in una sorta di sacra scrittura apocrifa, in cui un uomo si aggira per un bosco e, in un laghetto di montagna, incontra la...Leggi tutto letale bestia che gli salta addosso e gli sbrana un braccio (che l'uomo dovrà poi amputarsi a colpi d'accetta). In sovrappiù, mentre si ciancia a vuoto, di tanto in tanto si caccia in mezzo sempre la stessa animazione di un grosso squalo che fa un salto fuori dall'acqua, in un caso specchiando la ripresa per non far capire (vana speranza) che si tratta sempre della stessa benedettissima sequenza! Come altro timido aggancio, s'immagina che uno squalo faccia parte di una stramba, antica leggenda che narra del quarto figlio di Noè, un mezzo matto che s'era messo a parlare con un pescecane e aveva provato a farlo montare sull'arca abusivamente facendo imbestialire papà e i tre fratelli più noti, che lo avevano ripudiato mentre questi doveva pure fare i conti con un figlio avuto da una prostituta incontrata sulla via. Un calderone di sciocchezze che finiscono in mano a un prete esorcista, tale padre Benna (Kirkendall), consegnategli da un amico documentarista assieme a un'autentica asse in legno dell'Arca. Nientemeno! Benna non ci crede, ma appena la tocca recepisce strani fluidi che gli liberano l'immaginazione e si convince che sia davvero un'asse stregata, al punto che nel finale dovrà esorcizzare pure quella puntandogli la croce contro e recitando le cosuete formule in un delirio inimmaginabile mentre l'asse comincerà a bruciare! Dove sta insomma l'Arca? Sull'Ararat naturalmente (curioso che finora nessuno l'abbia trovata, visto che sta lì in bella mostra), ma in un luogo particolare raggiungibile attraverso le indicazioni fornite dalle sacre scritture scovate da poco. Ce n'è abbastanza per recarsi in Iran (sul versante turco del monte ci sono i militari, meglio evitare): Benna, l'amico, una mercenaria raccattata per l'occasione e l'operatore che garantisce le solite riprese da camera a mano con la scritta “rec” e il riquadro del mirino si incamminano. Un'avventura nel bosco innevato di nessun interesse: girata male, interpretata peggio e interrotta saltuariamente dal racconto in flashback dell'uomo che gira intorno al laghetto col suo prezioso asse in attesa di essere azzannato dallo squalo. Affollato da un'interminabile serie di inutili racconti biblici farlocchi, di dialoghi verbosissimi, di pause continue, di riprese finto-amatoriali che a volte quasi non si riconoscono da quelle che non dovrebbero esserlo, di shark attack in cui si vedono giusto i denti dello squalo in primo piano e un po' di inchiostro rosso e di poco esaltanti confronti tra un uomo e un asse di legno, il film raggiunge infine l'unico momento davvero salvifico: i titoli di coda. Peccato per qualche buona intuizione in colonna sonora e un paio di paesaggi montani sulla neve mentre chissà, poteva avere più spazio la storia dei discendenti del figlio scemo di Noè, mascherati custodi del segreto della maledizione dell'Arca... Al solito esilarante la locandina, con lo squalo che si prepara a sbranare l'Arca mentre intorno a lui galleggiano pecore, giraffe e ippopotami...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 17/01/22 DAL DAVINOTTI

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