LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Come spesso usa oggi, il film è un continuo avanti e indietro nel tempo che ruota intorno all'evento cardine, in questo caso la partita di calcio cui fa riferimento il titolo. A giocarsi la vittoria nella finale del campionato è la squadra dello Sporting Roma, che “in tutta la sua storia non ha vinto mai un cazzo”, come ci ricorda la didascalia iniziale. Allenata da un burbero brav'uomo (Pannofino) che come vuole il ruolo si sfoga negli spogliatoi ma ama profondamente i ragazzini che manda in campo, lo Sporting Roma ha un presidente (Di Stasio) piuttosto lunatico che oltre ai consueti problemi economici deve far fronte pure a quelli del figlio cocainomane (Mariani). Se si respira una forte tensione durante il...Leggi tutto match – che è già in corso nell'incipit ma che verrà poi di frequente interrotto da flashback atti a spiegare i motivi, di suddetta tensione (chiara sui volti dei protagonisti, in campo o sugli spalti) – è sostanzialmente perché lo stesso è legato a una scommessa clandestina che unisce trasversalemente tutti i personaggi principali. Ci sono in ballo 50.000 euro e conseguentemente il rifacimento (in sintetico) del campo, progetto che segna anche metaforicamente il passaggio da un calcio più autentico - quello in cui si suda, ci si sporca, si cade - a uno più artefatto, fasullo, snaturato ma che rappresenta il futuro. E così, mentre la partita si gioca con tempi lunghi e una discreta resa scenografica (le azioni sono ricostruite con una certa credibilità), il film lascia spazio agli incontri tra coloro che sono parti in causa nella scommessa, dal padre (Sabatucci) del bomber e la sua famiglia all'allenatore, il presidente o la cricca di malavitosi locali, guidati da un Giorgio Colangeli irridente e feroce. Sono le perfomance degli attori il pezzo forte di un film che Francesco Carnesecchi scrive e dirige con qualche esitazione (al di là di scambi a volte notevoli); in particolare Di Stasio, necessariamente sopra le righe, sa donare al suo presidente una malinconia drammatica che alterna a improvvise esplosioni d'ira (eccellente il duetto con Mariani riguardo al nuovo rivestimento del campo) riempiendo la scena ammirevolmente. Pure Pannofino è calzante mentre non convincono molto i ruoli femminili, soprattutto quando al ricevimento per la cresima scattano le liti selvagge tra le cognate e pure tra le ragazzine aprendo un colossale parapiglia. A volte si ha la sensazione di un film inconcludente, ambizioso ma frenato da un ritratto di maniera della periferia romana già troppe volte visto su schermo, così come eccessivamente puntati alla sterile sorpresa appaiono alcuni intermezzi destinati a comprendersi appieno solo nel finale. Insomma, un prodotto molto up-to-date spesso ruffiano e velleitario (le cantate in chiesa), con stacchi improvvisi che non sempre dicono granché ma reso vivo dalle valide intepretazioni del cast e da singoli momenti di grande tensione risolti in faccia a faccia di notevole intensità.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 20/09/20 DAL DAVINOTTI
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Galbo 21/09/20 21:15 - 11424 commenti

I gusti di Galbo

Lo sport dei polverosi campetti periferici, purtroppo già “inquinati” dall’illegalità e dal fenomeno delle scommesse al centro di un film italiano con luci e ombre. Buone l’ambientazione e la caratterizzazione dei personaggi, che nella loro varietà appaiono decisamente realistici, così come le sequenze sportive. Buona e credibile la prova degli attori, Pannofino (ma non solo) in primis. Poco originale la storia, che si affida a soluzioni narrative prevedibili e troppo affidate ai cliché del genere.

Redeyes 23/09/20 07:34 - 2148 commenti

I gusti di Redeyes

La location polverosa che "colora" i poracci di quartiere fra signorotti decaduti e morenti, figli di papà, falliti sognatori e sognatori che falliranno, piace eccome. Con la mente torniamo alle nostre partite (peraltro ben rese le scene di gioco) e parallelamente proviamo un po' di empatia per questi perdenti coatti, ma senza riuscire a sentire del tutto la storia nostra. Tanta, troppa carne al fuoco. Il cast convince, la regia un po' meno, e giunti al triplice fischio percepiamo un senso di incompiuto; e spiace, perché avrebbe potuto essere un bel gioiellino.
MEMORABILE: L'interpretazione di Di Stasio; La spiegazione dell'amatriciana agli stranieri.
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