I am mother

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Titolo originale: I Am Mother
Anno: 2019
Genere: fantascienza (colore)
Note: Prodotto e distribuito da Netflix.
Numero commenti presenti: 7

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I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 8/06/19 DAL BENEMERITO GALBO
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Galbo 8/06/19 06:00 - 11313 commenti

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In un futuro in cui la terra è un pianeta ostile e inadatto alla vita, un androide alleva l'unica superstite apparentemente rimasta sulla terra. Film di fantascienza post apocalittico, poco originale nelle premesse e nell'ambientazione, si rivela prodotto curato negli effetti speciali e nei contenuti, che indagano sui rapporti tra uomo e macchina. La sceneggiatura riesce ad umanizzare inaspettatamente l'androide protagonista, mettendolo bene in relazione con gli altri due personaggi "umani", in un rapporto a tre che è la chiave del film.

Anthonyvm 9/06/19 00:27 - 1693 commenti

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Interessante produzione Netflix, sci-fi distopica che richiama in qualche modo gli incubi ipertecnologici di Black mirror e simili. Un robot si prende cura dell'ultima (forse) donna sulla Terra, proteggendola (imprigionandola?) in un bunker al riparo dai pericoli dell'esterno. L'immagine biblica del giardino dell'Eden, il dilemma del libero arbitrio, il timore che la logica fredda delle macchine sovrasti la morale umana... Tutti temi noti. Tuttavia il film nel suo insieme convince, avvince e inquieta. Buoni i colpi di scena e intenso il finale.
MEMORABILE: La canzone di Dumbo usata da Madre per cullare la bimba; L'agghiacciante scoperta fra le ceneri del forno; La rivelazione sulla fine dell'umanità.

Kinodrop 11/06/19 20:40 - 1425 commenti

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In un bunker iperprotetto, un androide è investito del ruolo di "madre" per ripopolare la terra di un'umanità migliore selezionando embrioni congelati. Una trama post apocalittica che vorrebbe ripercorrere i tanti quesiti morali che l'argomento implica, ma lo fa attraverso un percorso tortuoso, confuso e senza soluzione, concentrato in due soli personaggi (con qualche intrusione esterna). Notevole la cura scenografica (ma niente di nuovo) e qualche trovata a effetto che non riesce a convincere fino in fondo. Finale sentimental-tecnologico deludente.
MEMORABILE: La "madre" si ricarica di notte; Gli espositori con gli embrioni catalogati; La coscienza "diffusa" della "madre".

Il ferrini 13/06/19 10:42 - 1647 commenti

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Qui da noi distribuito da Netflix, questo "I am mother" avrebbe senz'altro meritato la sala. Ottimi gli effetti, così come la messa in scena e la ragazzina protagonista, davvero convincente. L'ossessionante dubbio sul cosa stia realmente succedendo fuori rammenta 10 Cloverfield Lane ma qui il finale è più centrato. Notevole il susseguirsi di colpi di scena negli ultimi minuti, attraverso i quali viene svelata la natura del progetto e soprattutto quella di Hilary Swank. Claustrofobico ed estraniante, mantiene alta la tensione fino alla fine.

Daniela 21/06/19 13:37 - 9096 commenti

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Un'androide dalla voce materna alleva amorevolmente una bambina in cui embrione è stato selezionato fra le migliaia custoditi in un bunker isolato dal mondo esterno. Un giorno, si odono delle invocazioni d'aiuto provenire dall'esterno... Fantascienza low budget di tutto rispetto per quanto riguarda le ambientazioni e gli effetti speciali; a suscitare qualche perplessità è invece la sceneggiatura, poco limpida in alcuni passaggi, volutamente ambigua in altri, che rende poco credibili certe reazioni dei personaggi umani in campo. Film volenteroso, non del tutto riuscito.

Taxius 16/09/19 12:14 - 1643 commenti

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In un mondo semidistrutto una ragazza vive in un bunker sotterraneo insieme a un robot che lei chiama madre, in quanto come una vera madre l'ha cresciuta; tutto fila liscio fino a quando un agente esterno non si insinua nella coppia creando tensioni. Film minimale e dai ritmi molto lenti, con pochi effetti speciali e diverse buone idee. Il film gioca tutto sull'ambiguità della macchina e del terzo incomodo portando lo spettatore (e la protagonista) a non sapere di chi fidarsi. Film che va sempre in crescendo fino all'ottimo finale. Promosso.

Minitina80 17/02/20 22:20 - 2268 commenti

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Lo si potrebbe quasi definire un kammerspiel per l’attenzione che pone ai dialoghi e alle sfumature emotive delle tre protagoniste e per le scenografie basata su pochi ambienti. Pertanto per essere compreso appieno necessita di una buona concentrazione e una mente predisposta a carpire le singole sfumature, alcune delle quali aprono a riflessioni di ampio respiro. Così non fosse, si rischierebbe seriamente la disconnessione con le immagini e la voglia di interrompere la visione sarebbe più di una semplice sensazione.
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