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ATTACK OF THE KILLER DONUTS

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Attack of the killer donuts
Titolo originale:Attack of the Killer Donuts
Dati:Anno: 2016Genere: commedia (colore)
Regia:Scott Wheeler
Cast:Justin Ray, Kayla Compton, Ben Heyman, Kassandra Voyagis, Michael Swan, Burt Rutherford, Lauren Compton, Aaron Groben, Alison England, Sean Smith, Chris De Christopher, Fredrick Burns, C. Thomas Howell, Vince Royale, Michael Rene Walton
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 9/12/19 DAL DAVINOTTI
Chiaramente ispirato fin dal titolo alla celebre invasione dei pomodori assassini, il film di Scott Wheeler (effettista di un certo nome con una lunga carriera nel campo) non ne ha purtroppo (né poteva averla) la stessa forza. Se l'attacco dei pomodori fu una sorta di goliardica rivoluzione che si divertiva a tuffare nella totale demenzialità ogni idea di orrore, dopo svariati sequel e imitazioni la fiammella s'è spenta. Se inoltre lì si era saputo giocare con la portata mondiale di una killer invasion del tutto folle, qui ci si limita a inscriverla all'interno della solita storiella minima, con scarsissime ambizioni nelle gag (che invece, favorite dall'assurdità dell'idea, lì si sprecavano) e uno stereotipatissimo gruppo di ragazzi a fronteggiare il pericolo. Il siero animaciambelle nasce nel laboratorio dello zio (Swan) del protagonista Johnny (Ray), che innesta nel corpo d'un ratto defunto un liquido verde fosforescente (dice nulla?) ottenendo di resuscitarlo incattivendolo. Lo stesso liquido, portato nella pasticceria dove lavorano il nipote e la sua bella collega Michelle (Compton), finisce accidentalmente (e senza che nessuno se ne accorga) nella vasca per l'impasto delle ciambelle zuccherate (i donuts, per l'appunto) diffondendo il contagio. In poche parole ai donuts spunteranno i denti e con quelli attaccheranno le loro vittime saltellando impazziti per ogni dove. Il budget però è prevedibilmente misero e il raggio d'azione dei ciambelloni killer ristretto: colpiranno insomma giusto chi bazzica nei pressi della pasticceria e senza che il mondo si avveda del fenomeno. Si passa così ad analizzare i personaggi: oltre alla coppia protagonista (ma lui è innamorato di una bellona che se la fa con un altro e lo usa giusto come Bancomat) ci sono l'amico un po' tardo (Heyman), l'avvenente madre (Voyagis) di Johnny, la buffa signora Scolari (England, prima vittima ufficiale dei donuts assassini) e due poliziotti un po' fessi chiamati Rogers (il redivivo C. Thomas Howell) e Hammerstein (Burns)! Hanno con loro un criminale in manette (Royale) che fattosi fuori un donut comincia a ruttare, emanare rumorosamente dal sedere fumi verdastri, sputare slaim trasformandosi in un'autentica cloaca umana. Ma della storia è meglio dimenticarsene, visto che quel che conta sono le scene in cui i ciambelloni rimbalzano impazziti mostrando i denti, azzannando, sparando del liquido biancastro e uccidendo chi si para loro davanti. Purtroppo, viste una volta scene simili si ripetono senza più ottenere lo stesso effetto, tranne nell'ultima parte in cui centinaia di donuts infestano ambienti chiusi svolazzando come cavallette da combattere con mazze e racchette: un autentico delirio che effettivamente qualche risata può strapparla. Più di quelle che dovrebbero farci fare gli attori, impegnati invece coi soliti dialoghi di servizio ai quali giusto la bella espressività della Compton riesce a dare talvolta un senso. Justin Ray pare un Jake Gyllenhaal meno dotato, la regia di Wheeler si adagia nella routine e quel che ne esce è una parodia da quattro soldi, lontanissima dal possedere la forza iconoclasta del modello... vegetale e il cui pregio pressoché unico è rappresentato dalla qualità degli effetti digitali, che ci restituiscono ciambelle dentate piuttosto "credibili". L'ultima sequenza a letto (lunga quanto superflua) chiarifica meglio di mille parole l'intenzione di fare metraggio appena possibile.
il DAVINOTTI