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UN ATTIMO UNA VITA

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Un attimo una vita
Titolo originale:Bobby Deerfield
Dati:Anno: 1977Genere: drammatico (colore)
Regia:Sydney Pollack
Cast:Al Pacino, Marthe Keller, Anny Duperey, Walter McGinn, Van Doude, Gérard Hernandez, Stephan Meldegg, Norm Nielsen, Romolo Valli, Jaime Sánchez, Mickey Knox, Dorothy James, Guido Alberti
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Filmati:
Approfondimenti:1) IL FILO NERO TRA CINEMA ITALIANO E FORMULA 1
M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 2/4/15 DAL DAVINOTTI
Bobby Deerfield (Al Pacino) è un pilota di Formula 1; corre per la Brabham, a guardar bene la sua auto rossa sponsorizzata Martini, e durante un Gran Premio vede il suo compagno di squadra francese finire centrato da un'altra auto e morire nel fuoco (probabile riferimento alla strana tragedia di Cévert, uscito mortalmente di strada a Watkins Glen 1973 senza che mai se ne siano potuti accertare i motivi). Nell'ospedale svizzero di Leukerbad dove è ricoverato il pilota involontariamente responsabile dell'incidente, Bobby incontra Liliana (Marthe Keller), a sua volta degente lì ma senza che se ne sappia il perché. Tra i due nasce una tenera relazione, anche se il carattere disinvolto e spiazzante di lei turba spesso e volentieri lui, più quadrato e dai riflessi mentali un po' lenti (ripete sempre le domande di Liliana prima di rispondere, cosa che risulta abbastanza insopportabile sia per la donna che per lo spettatore). Quando lei torna dallo zio in Toscana (una splendida villa in collina) lui la segue e passeranno insieme ore felici, prima di un finale inaspettatamente drammatico. L'affascinante ambiente della Formula 1 di metà Settanta, filmato in tre o quattro occasioni con riprese suggestive e di grande qualità (ai box, sulla griglia di partenza, in gara con tanto di "cameracar"...), funge purtroppo solo da pretesto per formare il carattere del protagonista, per fornirgli convinzioni precise sulla vita e la morte, perché il film vive principalmente all'esterno, di quel mondo; si svolge tra i verdi paesaggi toscani, a Firenze e negli altri luoghi in cui i due piccioncini - che chiamare così risulta un po' offensivo, viste le ambizioni del racconto - si muovono. Per rifuggire tuttavia la banalità dei dialoghi si precipita nella noia, tra discorsi che non portano quasi mai a nulla e sviluppi della storia che non alterano mai la piattezza del racconto: Pacino appare spesso semicatatonico, con la Keller che lo stuzzica nemmeno troppo amorevolmente ed anzi ne rimprovera la passività. Lui infatti, soggiogato dalla forza d'animo di lei, si lascia trascinare e guidare; vorrebbe indagare meglio sui motivi che hanno portato il suo compagno di squadra a intraversarsi sulla pista causando l'incidente ma non conclude mai, ha un rapporto non del tutto chiaro con la sua fidanzata (alla quale nulla dice della nuova amica) e più in generale non sembra mai davvero padrone di se stesso. Colpevole di uno svolgimento così faticoso è comunque anche la regia compassata di Pollack, più attento ai paesaggi (indubbiamente splendidi) che alla sceneggiatura. Per fortuna c'è qualche vivace caratterista di casa nostra (vedi Romolo Valli nel ruolo dello zio di lei) ed è pur sempre divertente sbirciare tra piloti e auto in pista (almeno per gli appassionati di formula 1); tra di loro compare fugace la sagoma di un giovane Bernie Ecclestone.
il DAVINOTTI