Graf • 10/09/15 01:15
Fotocopista - 902 interventiBen detto,
Didda23!
Certi critici, certi registi, certi attori, certi giornalisti, hanno
una visione penitenziale del cinema; si sentono investiti della missione sociale e dal dovere morale
di imporre specifici film (di solito
"antonioniani" in sedicesimo...) ai malcapitati spettatori
come pena per redimerli dalle loro malefatte. Malefatte che solo i grandi registi, i brillanti critici, i bravi attori, i giornalisti di successo di cui sopra,
conoscono…
Il cinematografo come
sala di tortura, il film come
strumento di sevizie…
Sono decenni che sono fuggito da una
simile logica e mi considero
come Ulisse che si tappa le orecchie davanti
al richiamo armonioso e seducente di certe sirene.
Non ho
nessun obbligo di riverire la critica snobistica o
di ossequiare le tendenze cinematografiche del momento prescritte dei media come
una ricetta medica; davanti ai tanti
prof. Guidobaldo Maria Riccardelli che ammorbano l’ambiente dello spettacolo
non mi pongo come il Fantozzi di turno il quale, ribellandosi, denuncia
la sua condizione servile ma in uno stato di
distacco e di noncuranza. Credo che molti
benemeriti Davinottiani saranno, più o meno, dello stesso parere.
Non abbiamo contratto
obblighi estetici con chicchessia; il film deve essere un momento di
piacevole fruizione non un coercitivo gioco di società.
Se mi va di rivedermi
un film di Totò per la ventesima volta
non devo rendere conto a nessuno dei miei amici, parenti, familiari…
Ultima modifica: 10/09/15 01:48 da
Graf
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